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Full text of "Storia dell'origine e progresso di Santo Vito di Palestrina"

W5tt 

>a."34sl 



OaLllusti.G. 

StoriaL—dli Samto 
VUo PalestrtrzsL 









. 




ST© WL I Jk 

DELL' ORIGINE E PROGRESSO 

D I 

SANTO VITO DI PALESTRINA 

SCRITTA 

DA GIISEPPE DE SALUISTJ 

PRETE SECOLARE 



^^O^iD) 



ROMA 

Tipografia delle Belle Irti 
1833 
Con permesso 






^mmMMmmmmkmMk 



-t 



CAPO PRIMO 

MU'oram H SANTO VITO CON ALCUNE NOT IZ , E KELATIVE 0[NDE 
-K C0,0S CERE LA DIS C E N D ENZA DELL ' ADT0M Ml ^ k Z 

zt, ZTr* e mostrare nel dett ° paese - «- 

^^SiTpJi^ BUGI ° MARTIRE su la chi ^ ■» 

Santa maru DE ARCE: due y EWTA ' MESSE m DUSBI0 mRA . 

BKHTCVOLMENTE, E COMBO IL FATTO DAGL 'iDIOTI 



J 

JLrfo storico rinomafo Cajo Crispo Sallustio, una delle 
pm ulustri, e celebri famine dell'antica Roma, fo 
nahvo di Amiterno detto in o^i San VUtorin* si- 
toato in distenaa di circa dicci migiia ('a Palcsfrina 
verso Tivol, alle faldc della piccola monlagna di San 
toegono, dove con breve cammino di poche ore si 
viene a Santo Vito distante anch'esso circa dieci mi- 
8*. da Palestrina sudetta con strada rotabile : rima- 
nendo Palestrina nella punta meridional di qucsta 
catena di monti Ernici tanto famosi nella storia pel 
passa^io in essi di Aiu.ib.le col suo grande esercito 
torm.dabile : ma molto piu per le tante guerre stre- 
pijose degb antichi Romani coi Sanniti detti in o n \ 
Abb ruzzesi . mh dktrmiom pertanfo m Amife M 

««a decadenza dell'Iinpero Romano circa il fi„ e del 
duodecimo secolo dell'Era vo%are, la famiglia de'Sal- 



as 558 






4 

Itisfj uaita ad altrc distinte famiglie del deinolito Ami- 
terno nella di loro fuga, trapassando la detta piccola 
montagna di San Gregorio , si salvarono in Santo 
Vito con breve cammino di poclie ore, come si clisse: 
trovandosi il distrutto Amiterno quasi in linea retta 
con Santo Vito, il quale cominciava allora ad ingran- 
dirsi : avendo principiato ad esistere verso la meta 
del nono secolo, dopo il devastamento deH'antichissi- 
sima Vitellia, come vedremo. 

Questa illustre citta era in origine sotto altro no- 
rae, secondo Tito Livio, Svetonio, ed altri, di per- 
tinenza de'popoli Equi fabbricata nella estremita dei 
di loro confini, ove si dividevano a tramontana dagli 
Ernici : giacche a mezzogiorno gli Equi si estende- 
vano verso Frosinone, e verso Velletri. Avendola i 
Romani conquistata, e resa di loro Colonia , la die- 
dero alia nobile famiglia Romana de'Vitellj-, i quali 
la chiamarono percio Vitellia. Quiiudi Svetonio al 
capo primo della vita di Yitellio dice , clie Vitcllia 
fu cosi detta a motivo che la famiglia de'Vitellj assai 
benemerita ebbe dai Romani un tal paese, perelic lo 
difcndessc dai frequenti assalli degli Equi , e sc lo 
mantenesse a proprie spese , come procure) di rare, 
Cio non ostante la disgraziata Vitcllia iu ripresa lan- 
no 562 dalla londazione di Roma dagli stessi Hcm is- 
simi popoli Equi, i quali I'assalirono di nolle tempo 
dalla parte di Genazzano, per cui gli abifanti, che lo 
seppero preventivamente, poterono Puggire quasi tutti 
per opposti sentieri verso Pisciano, Cioiliano, e Ti- 
voli : e cosi si rtfugiarono salvi a Roma. Questa vi 
tpedi subiio il Console E. Lucrczio, il quale >inii , 
i distrulti in battaglia gli Equi, >i ripristind la Co- 



5 



Ionia Bomana richiamata da Roma. (Tito Livio Vo- 
lume 1. Lib. V. Cap. XVII). 

Gli Equi popoli ficrissimi, come dicemmo, i quali 
andavano sempre armati mililarmente , e coltivavano 
le loro campagne colle armi guerriere sempre davanti, 
non poterono piu ricuperare la di loro Vitellia : inte- 
ressando grandemente ai Roman! di mantenersi libera, 
e bene premunita la di lei posizione , per avere un 
libero trapasso, tanto per Palestrina, quanto per Ti- 
voli da questa parte dei monti Ernici verso Roma. 
In seguito poi nel primo secolo dell' Era Volgare , 
avendo gl' Imperatori di Roma trascelta per luogo 
della di loro villeggiatura la nascosta collina montuo- 
sa, in cui vedesi fabbricato in oggi Genazzano limi- 
trofo di Santo Vito nel territorio Prenestino; si edi- 
ficarono in essa collina con splendidezza sovrana il 
di loro grandioso palazzo imperiale con una gran- 
dissima, e deliziosissima villa, die andava a confinare 
coi territorj di Paliano verso Pratovetta, di Olevano 
verso Morano, e della stessa di loro Vitellia , me- 
diate il grandioso Predio di Fagnano : per 'cui la 
conservazione di Vitellia fn sempre pit, interesse di 
Roma, e gli Equi non poterono piu molestarla. Creb- 
bero allora sempre piu, per la pace, e tranquillita di 
ammo, gli abitanti, le comodita, e gli abbellimenti di 
Vitellia. La nobile famiglia Roscia Romana vi si fece 
una piacevole villa con ingresso su la pubblica strada, 
cbe conduceva alia descritta villa imperiale, nella qual 
villa Roscia sul cancello, ossia porta d' ingresso di- 
nmpetto alia Nuova Capranica fu trovata questa iscri- 
zione lapularia riportata dal Muratori : 



». M 

Jiosciae Januariae Conjugi Didcissimae, et Caris- 
simae, et Sanctissimae, Optimae Feminae Bene' 
merenli, Fee. L. Domitius. Lttpercus. Vetera- 
mis. Aug. 11. 

Pubblicata, dice il Senni de'Leoni, dal Padre ( asi- 
miro da Roma dei Minori osservanti ritrovata tra i 
confini di Genazzano, c Santo Vito in faccia a Ca- 
pranica (Istoria de'Conventi della Provincia Roma- 
na V. Civitella). 

La detta villa in forma di semplice Predio frut- 
tifero seminativo \ignato, cd olivato si ritiene in oggi 
parte dal sig. Francesco Testa, una delle prime, e 
distinte famiglie di Santo Vito, come vedremo, e parte 
dai Siguori Baccelli, altra famiglia consimile, come si 
dira a suo luogo. 

Ancbe l'altra nobile famiglia Fannia di Roma , 
per fare cosa grata agl'Imperatori , abelli le due sue 
tcnutc di Fagnano a caldo, e Fagnano a freddo fra 
la detta Villa Roscia, e Ja Villa Imperiale, ridocen- 
dole a vagbissime Ville, e lasciandole a contatto della 
gran Villa Imperiale, sen/a separazione alcuna, come 
se fossero una continuazione di essa Villa Imperiale. 
Gosi pure feee il proprielario Romano della ISiscia, 
altra Tenuta contigua alia Villa Imperiale verso Fa- 
gnano a freddo ineontro alle due Fortezze di Roeea 
di Cave, e della nuova Capranica. Qnando parleremo 
poi di Ltftcio Vero, vedremo ancora, cbe questo Im- 
peradore collocfe fra la Biscia e Fagnano a freddo 
mm Golonia d'lstrioni, di Pantomimi, e di altri simili 



7 

Comici Huffoiii, promoter! dintami laidezzc, i quali 
^ tutti nel suo ritorno dall'Asia a Roma condusse egli 
dalla Siria : e per h di loro statura colossalc furono 
chiamafi Sironi, e Stroma fu detta ancora la di loro 
Colonia : cd in oggi questa parte si denomina i Se- 
roni, che resta unita alia Biscia, ed e proprieta del 
Sig. 3farchese Del Drago. 

Per tutte queste possidenze delle nobili famiglie 
Romane, si rese sempre piu praticata, e piu comoda 
h strada, per andare a Roma dalla parte di Tivoli. 
Poiche la strada Romana per Tivoli, giunta in esso, 
si divideva, come si divide anche al presente, in due 
rami, uno proseguiva direttamente per Subiaco, e P 
altro voltando a destra verso Empoli detta dipoi Am- 
piglione, prendeva ivi il nome di strada Empolitana, 
la quale costeggiando la montagna di Ciciliano, se- 
guitava rotabile sino al gran Predio Pisoniano detto 
m oggi Pisriano della nobile famiglia de'Pisoni Ro- 
mana, di cui Calpurnio Pisone fu Console di Roma 
l'anno XV di Marco Aurelio Antonio Pio corrispon- 
dente a verso il 150 delPEra Volgare. Da Pisciano 
in poi la strada non era piu rotabile. Ma fu resa ro- 
tabile sino a Vitellia, quando PImperadore Lucio Vero 
collega del detto Marco Aurelio Antonino Pio , in- 
cominciato che ebbe, come vedremo, Pingrandimento 
dell'Augusto Palazzo Imperiale nella gran Villa da 
noi descritta, voile facilitare per se, e per altri Pan- 
dare e venire da Roma alia detta Villa dalla parte 
di Tivoli, come lo era dalla parte di Palestrina. 

Poiche nel secondo secolo delPEra Volgare suc- 
cederono al Trono Imperiale di Roma Marco Aurelio 
Antonino, e Lucio Vero %Ii adottivi di Antonino Pio, 



8 
i quali regnarono insieme con perfetta pace tra loro, 
per le rare virtu di Marco Aurelio : essendo Lucio 
Vero pieno di vizj brutali , che lo rendevano ob- 
brobioso , e odibile a tutti. Quindi e , clie per fre- 
nare le di lui dissolutezze, avendolo Marco Aurelio 
persuaso a marciare contro i Parti, e gli Armeni ri- 
belli; mentre i di lui Generali Avidio Cassio, Stazio 
Prisco, e Marzio Vero debellavano gTinimici, egli at- 
tendeva in Antiochia ad ogni genere di lussuria. E 
tornato a Roma col nome di Partico, e di Armenico, 
e coll'onore del Trionfo, porto seco due pestilenze: 
una fisica, che fece grande strage in Italia, e l'altra 
morale, per gTistrioni, ballerini, cantori, ed ogni al- 
tra specie di uomini promotori di dissolutezze Asia- 
tiche, che condusse con se : e di tutta questa eomi- 
tiva formo una Colonia presso la gran Villa Impe- 
riale in Genazzano, come si disse , sotto il nome di 
Sironia, per averla sempre con se, come dice Capi- 
tolino in Lucium Verum, 

Le nefandita , che lindicata riunione di Comedi- 
anti, e di altri pessimi Istrioni faceva commettere ai 
libidinosi nel Roseto , nel Fraschcto , nel Boseo, e 
nei Bagni di Venere, e cosa orrenda e pericolosa il 
parlarne. Riferiro soltanto il seguenle aecenno, eke 
ne abbiamo nel citato Capitolino in Lucium Verum. 
Villam qmque, dice egli, exlruxit in I in (laud in 
famosissimam, in qua per multo$ dies el ipse imgenti 
luxuria debachatui est cum Ubertis tut*, el mmich pa- 
ribus, quorum prae$enti* nulla inerat reverentia ec. 

Gonviene peraltro rammentarsi ci% die riferimmo 
di Bopra , che I judicata Villa col suo Palazzo Im- 
jperiale eraao gii stati edificati da altri Imperadori 



9 
nel primo secolo della Chiesa: e Lucio Vcro, tornafo 
dalla guerra dellAsia, procuro soltanto d ingrandire 
il Palazzo per le sue dissolutezze : c non avendolo 
potulo terminare , per csser morto due anni dopo ; 
fit terminate dai suo CoIIega Marco Aurelio Anto- 
nino Pio , che si fece cosi chiamare dopo la morte 
di Anfonino Pio, pel suo affetto verso di esso, e per 
le di Liu virtu. Questo maestoso Palazzo cominciava 
nel Cancello d' ingresso al Convento di San Pio 1°, 
dove aveva la sua grandiosa facciata verso mezzogiorno, 
e si estendeva lungo la strada verso Santo Vito 240 
canue roinane sino alia diruta grotta detta di Bonanni 
con larghezza proporzionata alia sua lunghezza : ed 
era riccamente ornato con colonne di granito orien- 
tate, e coi pavimenti di marmi finissimi lavorati a mo- 
saico di sommo valore. Lucio Vero procuro soltanto 
dingrandire un tal maestoso edifizio, per comodo delle 
sue abominevoli laidezze. Ma non pote ultimarlo, ne 
goderne lungo tempo: perche mori , come si disse, 
due anni dopo il suo ritorno dall'Asia a Roma. 

Oltre gl'indicati pregi della gran Tilla Imperials 
fa d'uopo aggiungere, che era questa munitissima di 
sua natura, tutta cinta, e difesa dai Monti Ernici, e 
da inaccessibili Colline. Aveva poi due soli ingressi 
uno dalla parte di Tivoli, e laltro verso Palestrina' 
II primo era guardato dai due Forti di Ciciliano, e 
dal Castellone: non che dalla popolata Vitellia, e dalla 
prossima Verugioe, che torreggiavano tutta la Villa. 
Era poi premunito I' altro ingresso verso Palestrina 
da un hen forte Castello piantato dove sta in oggi il 
Palazzo Baronale, che guardava anche il rimanente 
della Collina verso l'Imperiale Palazzo: ed ora allora 



10 

la Collina tutta unita , senza il taglio e la separa- 
zione, che vi si vede in oggi fatta dal Cardinale Gi- 
rolamo Colonna nel 1635, onde rendersi privativo il 
resto di essa Collina detto d allora, in poi il Giardino 
del Principe unito al Palazzo Baronale per mezzo del 
grandioso Ponte, che vi si ammira. 

Durante poi l'lmperiale Villeggiatura, erano sem- 
pre in guardia le due Fortezze di Rocca di Cave, e 
della nuova Capranica, e tutte le presenti pianure di 
Genazzano abitate in quel tempo dai popoli Equi, che 
si estendevano verso Frosinone, e verso Velletri, ab- 
bondavano di militari armati: e militari veterani giu- 
bilati erano anche i coloni di gxan parte di esse pia- 
nure spettanti allora agli Imperatori di Roma, ai quali 
davano Tannua corrisposta dei prodotti: ed erano sem- 
pre pronti a riprendere coraggiosamente le armi in di- 
fesa dei medesimi Imperatori. 

Una Villa di tanta stima, che per piu secoli aveva 
chiamato a se il concorso dei priini Signori di Roma, 
e di tutto T Impero Romano , al quali occorreva di 
parlare agl' Imperatori nella di loro villeggiatura , 
comincio a cambiare la sua floridezza , e ad essere 
meno frequentata, quando piacque alia giuslizia di l)io 
di punire le tante oppressioni, e dcvastamcnli che i 
bellicosi Romarii avevano falfo in tutto il mondo al- 
lora conosciuto, e vendicarc sopralullo il sangiie di 
tantl martin , che avevano harharamciitc slraziali in 
Roma, c in ditto 1'Orbe CaUnlico. Ouindi 1'aiino 410 

del Cristianeshno soffri Roma l 9 #rribile sacco dato da 
Alarieo Re de* Gota: e j;l Idohtri osarono g rid a re, 

the (|iicsla, ed aide calamila dcll'Impcm erano una 

vendetta dei Nomi abbaBdonati. Ma si ammutolireno 



11 

glldolalri, quando i Cristiani mostrarono 1c sacrc car- 
te, ove erano gia prcdelte tali sciagure in pena di 
tanto sangue sparso dai servi di Gesii Cristo, e di 
tantc depredazioni ad cssi falte: c scrissero su di cio 
Orosio, e S. Agostino ne' suoi lihri della Citta di Dio. 
Non molto dopo nello stesso V Secolo Odoacre Re 
degli Eruli estinse il Romano Imperio Occidentale, 
c termini) la sua guerra in Ravenna , contentandosi 
della spontanea obbedienza offertagli dai Roniani, senza 
accrescere altra molestia alle persone, e proprieta di 
esse. Venuto peraltro poco dopo Teodorico Re de'Goti 
discaccib e«li Odoacre Tanno 493, e s'impadroni del 
comando di Roma, senza molestare le proprieta di 
alcuno. Ma invasa la nostra Italia nel 568 dai Lon- 
gobardi, questi non avendo potuto mai giungere ad 
impadronirsi di Roma, ne del suo Distretto; fecero 
tanti rubamenti, crudelta, ed assassinii, che i nostri 
furono costretti a comprarsi la pace, e conservarsela 
con grandi somme di denaro: ed avendo in fine divise 
le Provincie da essi occupate in 18 Ducati tributarii. 
i quali erano quasi sempre in aspra guerra tra loro; 
si accrebbero cosi le pubbliche calamita, e lo scon- 
volgimento da pertutto sino all'anno 774, in cui Carlo 
Magno, cacciati i Longobardi, ed abolita la stranezza, 
e barbarie delle di loro leggi , istitui il cosi detto 
Regno Italico a favore de' suoi figli. 

Ma non per questo cessarono nelle nostre con- 
trade del Territorio Prenestino (cbe comprendeva al- 
lora anche Ponza, ed Afile coi Paesi intermedii Ro- 
jate, Civitella, e Rocca Santo Stefano verso Subiaco) 
le pubbliche calamita, le quali anzi si accrebbero cru- 
delmente. Poiche, durante la lunga permanenza dei 



12 

Longobardi nelle campagne Prenestine, i veterani mi- 
litari giubilati, die le coltivavano, come dicemmo, a 
conto degllmperatori, erano continuamente derubati, 
strapazzati , ed ancbe uccisi da essi Longobardi: ed 
eglino, per liberarsene, sotto colore di volere lasciare 
ad essi le di loro campestri abitazioni , per mezzo 
del di loro capo chiamato Fabrizio della gran casa 
Colonna di Roma, la quale ne divenne quindi pro- 
prietaria, ottennero, dissi, di potersi fabbricare altre 
piccole case nella Collina d ingresso alia gran Yilla 
Imperiale. Spianarono quindi nel mezzo di essa Col- 
lina un largo stradone, clie conduceva in linea retta 
alia Yilla, e nei due lati dello stradone eressero due 
fili di case contigue. Quindi lasciarono il sito per altre 
due strade laterali, ed edificarono nei lati di esse due 
strade altre case laterali unite una all'altra, come le 
prime: e cos\ con quattro fili di case, e tre strade 
da capo a piedi fu fabbricato tulto il paese, come ora 
si vede, tolte dal diritto filo dello stradone di mezzo 
le poche deviazioni posteriori, a motivo delle nuove 
fabbriche del Comento, e Chiesa de' Padri Agosti- 
niani, della Chiesa Arcipretale di San Paolo ec. e 
il paese fu allora chiamato Ginnazzano , a cagione 
degl immondi giuochi Gimtici , che giovani nudi , e 
donzclle nude vi facevaoo sfrenatamente: e Be no tolse 
la memoria ignominiosa , col chiamarlo Genanano , 
come riflette 1'accurato Senni de' Leoni nel sad pre- 
gevole Volumetto intitolato; Memorie di Gauizzano, 
e dvi viciiii pacsi. 

Liberatisi in tal modo i colon] militari dai con* 
t it in i rubamenti dci Longobardi, e cacciati qaeati in 
line da Carlo Magno, come si disse, sopravvennero 



15 
nel IX Secolo dalle sponde del basso Garigliono i 
ficrksimi Saraceni, i quali pmi aflalto d' ogni senso 
di umanita trueidavano tutti indistiritameate , deru- 
bando ogni cosa: e nel mandarc ai di loro paesi la 
preda, vi mandavano ancora in qualita di schiavi gli 
nomini, c le donne, che non erano perite nelleccidio 
comune. Quindi, e che si videro costretti tutti gli 
abitanti di Genazzano, e di Cave, suo limitrofo, a sal- 
varsi con fuga precipitosa su i Monti Ernici nei di 
loro Castelli di Rocca di Cave , di Monte Manno 
sopra Poli, di Capranica Vecchia nei confini di Gua- 
dagnolo, e di Castel IN'uovo sopra Genazzano, dove 
e ora la nuova Capranica. 

In siffatlo scompiglio di cose lo spirito di aspra 
vendetta dei fierissimi popoli Equi , die si era co- 
mnnicato dai padri ai figli in ogni generazione , si 
accrebbe in guisa contro la disgraziata Yitellia Co- 
Ionia de' Romani, che unitisi agli inumanissimi Sa- 
raceni, e conducendoli sul far della notte per occulti 
sentieri nelle pianure di Prato-Velto dette in oggi 
Pratovetta , e Morano alia contrada di Merignano ; 
assediarono ivi la piccola Verugine, perche niuno si 
movesse: saliti quindi alia Citta di Yitellia di notte, 
e all'impensata , la saccheggiarono , e la spianarono 
interamente con orribile strage tanto degli assalitori, 
che di gran parte degli abitanti: essendo riuscito ad 
una sola porzione di essi il salvarsi con fuga preci- 
pitosa per occulti viottoli dietro lo scoglio, dove ve- 
desi labbricato in oggi Santo Vito. Fu peraltro una 
grandissima fortuna per Vitellia lo spavento, che era 
precorso in essa nel la fuga degli abitanti di Genaz- 
zano , e di Cave ai Monti Ernici , per salvarsi dai 



14 

Saraceni. Giacche Vitellia si mise allora in guardia 
dalla parte di Genazzano, dove, per la strada, che vi 
era, potevano i Saraceni assalirla: ed i facoltosi riu- 
nirono allora tutte le di loro ricchezze, e le cose piu 
preziose , per tenerle pronte , e portarle via con se 
in caso di fuga aH'indicato scoglio, che si erano scelto 
per di loro rifngio occultissimo, e sicuro : e nel di 
loro infortunio vi avevano gia trasportate molte sup- 
pellet ili preziose con una quantita di vecchi, e di fan- 
ciulli, e fanciulle accompagnate dalle di loro madri, 
e da molte Signore scortate da persone annate, clie 
restaroro seco loro in custodia. Onde quando si vi- 
dero assaliti di notte tempo all'impensata dalla parte 
di Merignano, tutti quelli delle prime famiglie inabili 
alle armi, e quasi tutti gli Artisti colle di loro mo- 
gli, ed altri pochi del basso ceto non atti a combat- 
tere fuggirono colle di loro ricchezze, ed altre cose 
preziose dietro Findicato scoglio, ove si salvarono in 
fine del fierissimo combattimento anche quei pochi 
combattenti, che poterono sottrarsi alia strage commie: 
e fu cosi saccheggiata , e spianata tatta la citta: ne 
gli Equi, c i Saraceni ricchi di gloria, e di copiosa 
preda si curarono di altro. Spianarono pero al ri- 
torno anche I'infelicissima Veruginc. 

Questo piccolo paese era situate Delia Comoda pen- 
dcnza deirilcero conligua alia Fornace di Merignano., 
ove, dopo lo spianamento di esso si formd col tempo 
mi folto bosco impenetrabile, nel quale gl'industriosi, 
ed infatieabili Saiwitesi , die lo ridussero ad uber- 

tose vignc con dcli/josi olivi, rimcmicro oil re i foii- 

damenti delle case sepolte nelle proprie rovine, i m- 
deri, ossiano rottami di pavimeuti ben Eatti con pic- 



V 



t* 



coli mattoni lavorati, eel altri rottami di sepolcri con 
ossa umane friabili: e clue anni fa il contadino San- 
vitese Vito Antonio Rossi nello scavare profondamente 
in un angolo intatto non mai scavato da allri, trovo 
un Sepolcretto di marmo finissimo egregiamente la- 
vorato con iscrizione lapidaria della testa, clie vi era 
dentro quasi tutta corrosa, ed incenerita, benche restasse 
tuttavia ermeticamente cliiusa con copercliio incassato: 
qual Sepolcretto si conserva dal contadino, che non 
ha voluto mai venderlo , anche in piii casi di biso- 
gno , per avvedimento lodevole , onde rinvenire col 
tempo un qualchc splendido eompratore. 

Ecco verificato cio, che dicono i Monaci Subla- 
censi (ai quali apparteneva sul principio Santo Vito) 
che questo paese ? secondo le di Loro memorie, co- 
mincio ad esistere prima del decimo secolo del Cri- 
stianesimo. E necessario pero di far conoscere bene 
che la citta di Vitellia, su le di cui rovine sorse il 
nascente paese di Santo Vito, esisteva realmente in 
questa nostra Collina. Nel gran Dizionario Geogra- 
fico del Baudrand intitolato Lexicon Geographicum 
T. 2. alia sillaba iniziale Fit. Leggesi Vitellia, cujus 
meminit Livius, Colonia fuil Romanorum in finibus 
Aequorum, cujus nullum durat vestigium, sicuti nee 
Veruginis oppidi vieini. Ora estendendosi i popoli 
Equi, come fu di sopra indicato, dalle vicine pianure 
di Genazzano .verso Frosinone, e verso Velletri; i di 
loro confini con gli Ernici erano qui appunto, dove 
stava Vitellia, la quale rincontrata nelle antiche Carte 
geografiche, si trova situata presso molte sorgenti di 
acqua , che danno originc al liume Liri , detto in 
oggi Garigliano. Ed in prova di cio il celebre Padre 



16 

Kircher Gesuita diligentissimo, ed accurate nella sua 
storia intitolata Enstachio~Mariana , e dell' Antico 
Lazio riferisce , esscre sette le principali sorgenti 
di acqua potabile da esso rincontrate nel presente 
Territorio di Santo Vito, le quali danno origine al 
fiume Garigliano: e sono, omettendone altre molte , 
1°. La Ollica copiosissima, detta proprianiente La Fon- 
tana di Garigliano , per essere la piii abbondante , 
e la piii lontana. 2°. La fontana di San Lorenzo por- 
tata ora dentro al paese , per comodo della popola- 
zione. 3°. Altra sorgente a poca distanza dall'indicata 
di San Lorenzo detta Le Vaschette , la quala dal 
Lavatojo Baronale, scorrendo in un terreno della casa 
Gentilezza, inaflia nei calori estivi gli erbaggi copiosi 
di un'orto. 4°. La copiosa sorgente tra i due prati 
baronali in mezzo alVArcatura la quale e egualmente 
fresca, come quella, die segue, ed egualmente leg- 
giera. 5°. La fontana detta del Canale piu abbon- 
dante ancora delle due nltime, ove la parte superiore 
del paese attinge nella State un'acqua iresckissima , 
e leggiera anche piu di quella di Trevi in Roma. 
6°. La ricca sorgente a pochissima distanza dal paese 
in un terreno olivato con viti dei Revcrendi Padri 
Carmclitani in contrada il Casale o sia Colic Piccolo 
impropriamente detto , cominciando il Colic Piccolo 
di la dal fosso, die segue. 7°. Finalmente la viciua 
sorgente piu copiosa, piu leggiera, e piu limpida an- 
cora di tulte le altre, che sorge con veemenza all'insii 
neH'apertara di nno scoglio di sasso durissimo in un 
terreno olivato , c vignalo dello Serillore della pre- 

sente storica oarrazione, contiguo al dello terreno dei 
Padri Carmelitani: le quali due akime sorgenti ab- 



17 
bondantissime vanno a riunirsi insicnie in tin prossimo 
<i»sso, dove coinincia propriamente il Colic Piccolo, 
e dove , per I'abbondanza dell'acqua limpidissima, e 
per la comodita del locale, non poche donne del paese, 
per essere ad esso vicinissimo, vanno nella State a la- 
vaie le loro biancherie, che divengono candidissime, 
ed odorose del vero, e gustoso odore del bucato. 

Oltre le sette indicate sorgenti di acqua potabile 
pcrenne, le quali irrigano, e fecondano copiosamente 
i contigui terreni del paese, vi sono intorno ad esso 
altre moltc sorgenti di acqna potabile perenni anch'esse, 
e di niolta comodita. Tali sono la cos\ detta Fon- 
tana Nmva all' ingresso del paese dalla parte del 
Borgo 31ario: La fontana detta dei Preti, ed altra 
lontana vicina con Vaschette, per lavare, dove vanno 
ad attingere l'acqua potabile, fresca, e leggiera gli 
abitanti della parte bassa del paese detta Compigliano: 
la Fontana Santa, le Fontanelle, e la fontana detta 
di Seorso la piu fresca , la piu leggiera , e la piu 
copiosa di tuttc le ultime cinque: dove percio le svelte 
giovani di Conq)igliano, al tramontare del sole nella 
state vanno in comitive ad attingere l'acqua gelata, 
onde tenervi il vino in fresco per lora di cena. 

Tutte le indicate sorgenti, tolte le dne del Ca- 
sale, scorrono divise in due fossi profondi, e vanno a 
riunirsi nelle Mole Baronali, clie le fanno macinare 
in tutto V anno , per nso non solo di Santo Vito , 
rna di Civitella ancora: servendosi di esse le molte 
famiglie di detto paese, cbe abifano nelle di loro Tende 
ossiano piccole cose rurali presso di esse mole verso 
Santo Vito. Quind'i scorrono copiosamente presso Pa- 
liano unite ad altre acque di Santo Vito, di Gcnaz- 

2 



18 
zano , del Sorrone , del Pigiio ec. e formano sotto 
Sora il detto fiume Liri ossia Garigliano, clie nellan- 
dare, e venire da Napoli, si passa per mezzo di un 
ponte di Barchette legate insieuie , comodissimo , e 
del tutto sicuro. 

Trovandosi Santo Vito nclia sommita di un' alta 
Collina anienissima, vestita interamente di belli olivi, 
e di viti con piante di frutta di ogni specie soavissime, 
ed esquisite; restano quasi tutti sorpresi, come possa 
questo paese abbondare di acque potabili, in guisa 
da servire di copiosa origine al flume Garigliano. 
Per spiegare tal cosa , senza ricorrere alia Storia 
Naturale , e alia Fisica , clie ci somministrerebbero 
la materia , da formare su di cio una lunga disser- 
tazione dilettevolissima, lo scrivente de' Sallustj spiega 
la cosa colla semplicitk della Sacra Scrittura cosi. 
NeU'Ecclesiastico al Capo Primo si legge, clie tutti 
i fiumi si scaricano nel mare , e clie il mare non 
soprabbonda mai: perche le acque del mare, conscr- 
vate in esso dal sale senza putredine, s' introducono 
di nuovo nei meati della terra, d'onde i fiumi comin- 
ciano, e cosi seguitano i medesimi a scorrcre conti- 
nuamente. Omnia flnmina intrant in marc, ct marc 
non redundat: ad locum, unde exeunt flumina, revcr- 
tuntur, ut itcrum fluant. Da cio nasce, che nell' Ame- 
rica, per esempio, ove trovansi le montacme le piu 
alte. e le piii spaziose, che si conoscano, si vedono 
sboccare dal seno di ease pereanemeate copiosi tor- 
renti di acqne potabili feltrate , e purificate Del di 
Iopo lungo passageio dal mare per tutti i meati della 
terra, che scorrono. K da cio si b derivata 1 idea aella 
Puglia, ed altrove <li feltrare, e rendere potabile Pacqua 



19 
del mare telle bigonce col metfervi in fondo una 

'I"'""" 1 ' < {i »«*« , e r acqua cosi feltrata e di „so 
««««f: non trotandosi in «,.,(., q «ella estesfesuna, e 
caJAssuna spiaggia dell'Adriatico percbrsa dallo Seri- 
ate, m parUeefcre nelle vastc pianurc di F 0fT ia 
e 4i Barletta sorgente alcnna di acqua potabile Nei 
sol. po«z, scavati dai Signori in distanza grande dal 
MM s. altmge 1' acqua feltrata dalla terra freschis- 
si'na , c potabile con gusto: ma negli altri pozzi in 
Mnnanza del marc scavati per la popolazione e tnfta 
acqua salmastra, disgustosa, e dannosa. Dal che si 
vede bene, che le acqne del mare per forza in ori- 
$me di atlrazione, e di coesione rientrate, feltrate e 
parifieate nei meati della terra, che penetrano , tor- 
nano a formare le sorgenti di acque potabili , e le 
nuove, e copiose origini dei fiumi. Onde conchiudesi 
cssere indnbitato, come discorso Divine, c come cosa 
u. fatto nella natura delle cose, che omnia flumina 
intrant m mare, et marc non redundat : ad locum, 
nnde exeunt {lamina, reverluntnr, ut iterum fluant . 
bcdcsiastcs Cap. I. 

Dopo le indicate notizie dell'esistenza dell'antica 
>ilcUia m vicinanza di Santo Vito, sembra ora in- 
aubitato a par ere di tntti i bnoni intendenti, cbe la 
precisa situazione della distrulta Vdellia fosse nella 
gvande, ed amena piannra detta Le Praia o sia Casa 
del I ozzo, proprieta in oggi dello scrivente Don Giu- 
seppe de' Sallustj vestita di olivi, e di viti, la quale 
c a poca distanza dal paese , ed ha piu sorgenti di 
huone acque potabili, che dopo un breve eorso con 
altre sorgenti assai numerose, sparse in tutte le rima- 
ncnti p,anurc di quclla vasta contrada, vanno ad unirsi 



20 
colle vere, e piu remote sorgenti del Garigliano enu- 
merate di sopra. 

Centro poi della incenerita Vitellia sembra essere 
stato il piano allora unito di Francesco De-Paolis 
separato ora dalFanzidetto grandiose piano del Sallustj 
dalla stradella vicinale. Poiche si sono trovati in esso 
piccolo piano del De-Paolis varii condotti di piombo, 
ed altri vestigii di una grandiosa fontana ad uso del 
pubblico, clie vi aveva condottata senza dubbio por- 
zione delle sorgenti di acqua potabile esistenti nel ter- 
reno superiore del Sallustj. Dal piano poi del De- 
Paolis si scende al piano inclinato detto Le Casellc, 
che erano forse le piccole case rurali qua, e la sparse 
delFantica Vitellia, la quale veniva a restare in di- 
stanza poco piu di un miglio da Santo Vito. In tutti 
i detti terreni poi si sono trovati ancora varii sepol- 
cretti di terra cotta pieni di ceneri : frequenti ve- 
stigii di anticaglie, e di fabbriche sepolte nelle pro- 
prie rovine : e le corrose monete anticlie , i piccoli 
busti, ed altre teste metalliche mangiate dalla rugine, 
non cbe le piccole medaglie scavatc nelle terre con 
altri condotti plumbei rinvenuti nelle Caselle, ed in 
altri poderi delle Praia specialmente: come pure le 
diverse lapidarie Iscrizioni trovale in pezzi, ed altre 
corrose negli scavi fatti ncgTindieati terreni, confer- 
mano ad evidenza, che esistesse nei medesimi una po- 
polata Colonia de* Romani, la quale altra nonpoteva 
essere, se non che rnulii'liissima Vitellia, e die dalla 
eonsonanza del iiome gfli ahilanli del paese ' a sug- 

gerimento dei pii Monaci Sublacensi, ai quali spet- 

tava allora esso paese , l<> cliiamassero Santo I ito , 

per mantenere cost V idea di Vitellia , che non po« 



21 
tcva diiuenticare. Quindi leggiauoo, die anchc i Slavi, 
e i Rugiani popoli della German i a adoravano l'ldolo 
Suente I Yto, die Delia di loro lingua vuol dire Santo 
Lume, rappreseiifato sotto laspetto di un Guerriero 
con quattro teste due d'avanti, e due di dietro. Ven- 
ceslao Duca di Boemia, per abbolire il ridicolissimo 
eulto di qucll'ldolo, ottenne nel secolo undecimo le 
vere reliquie di San Vito Martire, e convert! l'ldolo 
Guerriero Suente Vito in San Vito. E cosi pure 
fecero i Monaci di Subiaco col precurare ai Vitellii 
divenuti abitanti del nascente paese di Santo Tito , 
le Reliquie di San Vito martire, ondc si affezionas- 
sero ad esso, e alia nuova nomenclature del di loro 
paese. (Ferrario Storia del Costume antico, e mo- 
derno di lutti i popoli della terra, Europa Tomo 9 
parte *. pag«. 235, e 240. Edizione di Firenze colle 
Tavole intermedie.) 

Non e dunque da valutarsi cio che dice in con- 
trary il Nibby, il quale per una semplice consonanza 
di nome crede, che Vitellia fosse situata in Civitella, 
paese degli Ernici nell'Abbazia di Subiaco : quando 
che Vitellia era situata nel territorio degli Equi , 
che la riconquistarono, e la demoiirono interamente: 
fjuam in suo arpo Aequi cxpugnanl, come si disse. 
Era poi Civitella in origine un Castello della domi- 
nazione de' Padri Benedettini di Subiaco, i quali vi 
fecero quindi fabbricare il Paese, che vedesi percio, 
cssere di una struttura dei bassi tempi. 

Nclla distruzione pertanto di Vitellia una quan- 
tity di quegl'infelici abitanti, per sottrarsi alia strage 
comune, fuggendo verso i monti Ernici, venne, come 
si disse, a rifngiarsi, e nascondersi dietro 1'indicato 



22 

seoglio fli sasso vivo durissimo nei piccoli piani di 
esso , oceultati qui dalla sommita dello seoglio me- 
desimo, e difesi da dirupi inaccessibili , e da foltis- 
simi boschi impenetrabili. E tenendo nel maggiore 
di essi piccoli piani detto ora il Casalino, per le sue 
piccole case a foggia di Tende rurali .., tutte le di 
loro donne riunite insieine , gli uomini stavano tutti 
insieine anch 9 egliiio in un piano ben grande nella 
sommita dello Seoglio entro piccole Tende, clie da 
principio si erano formate di lcgni, e creta, fabbri- 
cate di poi con sassi e calce, e con delle piccole aper- 
ture dette Ciecarole a guisa di piccole finestrc. Quivi 
erano in guardia continua dei iiemici , per cui in 
seguito, ed anclie al presente fu cliiamato un tal sUo 
Gattacieca: ed avevano formato cosi in esso una spe- 
cie di Castello o sia Forte inespugnabile di sua na- 
tal ra detto in seguito La liocca. 

Vedevano pero i novelli abitanti denominati quindi 
Sanvitesi, o Santovitani, clie per quanto si fosseio 
eglino fortificati , sotto la direzione , e tutela , come 
s'indico, dei Padri Bencdettini, non potevano soste- 
nersi, senza la valida protezione di una qualche altra 
potenza autorevole. Per lo clie offrirono la di loro 
Padronanza, e Tutela ai Principi Colomicsi resident! 
allora in (jlcnazzano limilrolo di Santo Vito, i quali 
accettarono con gradimento I'invito onorifico, e venne 
subito il Principalis di essi a Tarsi capo della nascenle 
popolazione : ed avcndogli fatto in seguito lo stesso 
invito anche Pisciano, c Ciciliano; eeli lo accettb, e 
prese il Titolo dl Marcliese di Santo Yilo, Barone 

nssia Signorc di Pisciano^ c Conic di Ciciliano: Ti- 
toli die sono rimasli anclie ai succcssori. 



23 
I vnlorosi Sanvitesi con qucsfa nuova Guida im- 
pcrterita , die abbondava di lumi civili , mililari , c 
politici, dod che di buoiii combattcnti in tuttc le parti 
del sno estoso Dominio , trionfarono di tutti i Ioro 
nemici : per cui in progiesso di tempo , sedate le 
guerre, crcbbc la popolazione dello scoglio, per altri 
emigrati, cbe in tanti passati sconvolghwenti, ed esler- 
minii vicini in esso rifugiaronsi da pin parti, in par- 
ticolare dal distrutto Amiterno, come s' indico, e si 
vedra meglio in appresso. II florido Monte Casale 
paese degli Ernici appartenente allora unifamente al 
suo forte Castello detto il Casiellone ai Monaci Be- 
nedettini di Siibiaco, secondo le di loro memorie, fo 
distrutto dai nemici nel 1 167 , essendone fug-giti i 
di lui abitanti al vicino Santo Vito , cbe li accolse 
amichevolmente. Nel 1189 rifabbricato coll'ajnto dei 
Sanvitesi, torno ad essere abitato come era. Ma dopo 
non molti anni assalito nuovamente da un'altro eser- 
cito di facinorosi assassini , fu per la seconda volta 
saccheggiato e distrutto : e gli abitanti , che ebbero 
campo di fuggire tutti, e portare via con se le di loro 
cose di maggior valore, mentre gli assalitori sman- 
tellavano il Castello, prima di scendere al paese, si 
rifugiarono di nuovo a Santo Vito , ed in esso ri- 
masero stabilmente. Ed e percio, che in oggi la gran- 
diosa, fertile, ed amenissima Collina di Monte Casale 
col suo- Castellone fanno parte cospicua dell' attuale 
Territorio di Santo Vito. Quindi cresciuta cosi no- 
tabilmente la popolazione , fu subito eretto un pub- 
blico Oratorio in sito centrale , e comodo , per la 
facile riunione tanto degli uomini , che delle donne 
insieme, per cui vedremo in seguito convertito 1'Ora- 



24 

torio in una Chiesa formale eretta rli buoni muri 
nello stesso sito circa il 1200 dell'Era volgare: e si 
comincio quindi a fabbricare nello Scoglio , princi- 
piando nella Liscia, e nel sito contiguo detto, come 
vedemino, il Casalino, per le piccole case , ehe da 
principio vi furono fatte, le quali dai ruderi , e da 
altri indizii, si rileva, essere state piu volte risarcite, 
ed anche rinnovate. 

L'edificazione delta Liscja, e del Casalino porto 
un tempo notabile, per la scarsezza de'muratori, e dei 
cementi necessarii: e perche ripullulando di tanto in 
tanto le guerre., che devastarono, e distrussero de- 
plorabilmente questa infelice parte delfantico Lazio, 
conveniva accorrere ad esse, per non essere daiini- 
ficati dai nemici. Edificati poi che furono la Liscia, 
e il Casalino, furono subito disegnate le due Porte 
del Ponte, e delV Ospedale con lunga, e diretta strada 
non disprezzabile, la quale dalla Porta del ponte con- 
duceva, come al presente, comodamente all'altra cstre- 
uiita del Paese, e all' antico Oratorio. Ma prima di 
costruire le dette Porte, fu fabbricata, come era di 
dovere, una Chiesa Parrocchiale dedicala a San Uia- 
gio Vescovo, e Martirc in sito comodo , e ecu! rale 
dove stava l'Oratorio presso la Porta dcIIOspedalc, 
e per mancauza di canali , fu coper I a , come erano 
tutte le case, di Scannolc, che erano legni piani lunghi 
qnattro in cinque palmi lavorati colYaceetta soltantb, 
come mezze tavole strettine, per mancanza forse di 
Segatori. Per lo cheeaiste tattavia nelTArchivio dclla 
detta Chiesa Parrocchiale un invito (alio al popolo 
dai Parroco, di portarai a lavorare le Scannole onde 



25 
rinnovare il tetto della Cluesa, eonsumafn dalle acquc, 
e dalle tarme. 

L'epoca della errezione di detta Chiesa, che fa 
la prima Chiesa Parrocchiale fatta in Santo Vito , 
e, come si dissc, circa il line del 1200 : quindi nel 
decorso di circa due secoli avendo cominciato a pa- 
tire nofabilmcnte, venne risarcita nel 1400: e siccome 
vi erano due sole campane piccoline, una delle quali 
era anchc logora, e consumata dal batocchio, fu d'essa 
rifusa con accrescimento di metallo, e divenne cosi la 
maggiore delle due campane. Quindi nell'lnventario 
autentico della detta Chiesa fatto dall'Arciprete Don 
llomolo Antonini troviamo notato, che in essa Chiesa 
vi erano due sole campane, la piu grande delle quali 
del peso di circa quaranta decine, aveva intorno que- 
sfa Iscrizione: Ad konorem Beatae Mariae Virginis, 
cl Sancli Blasii , Anno Domini MCCCC : e sog- 
giunge il detto accuratissimo Arciprete Antonini nel- 
1' indicato suo Inventario , che la detta campana fu 
messa nella nuova Chiesa presente di 8. Biagio mar- 
tire , e che si ruppe suonando nel 1704 , e che fu 
rifusa in tempo suo con accrescimento di metallo, e 
vi fu fatta la campana maggiore, che vi e presentemente. 
Fahbricata che fu la detta prima Chiesa, fu subito 
fatta la Porta del Ponte, cosi detta pel ponte leva- 
tojo , che vi era allora , essendovi in oggi di muro 
forte ben fatto, per transitare la rupe profonda, che 
vi e. La Porta poi , la quale esiste tnttavia con la 
casa al di sopra per la custodia di essa, come si vede 
nelle altre due Porte ancora, si trova lavorata a scar- 
pello da buona mano con grossi macigni uniti insieme 
con semplice filetfo di calce bianea invisibile , come 



26 
si osserva nel Colosseo ossia Anfiteatro Flavio in Roma: 
e cosi vedonsi lavorate anclie le altre due Porte del- 
1'Ospedale, e del Borgo fatte in seguito, e pianlate 
anch'esse su due altre rupi profonde, ed inaccessibili 
per la di loro posizione: restando iu tal modo aliora 
tutto il paese munitissimo, ed inespugnabile di sua 
natura. (iiacche la parte detta Gattacieca^ ove sol- 
tanto era esso accessible, veniva guardata, e difesa, 
come si disse, dalle fortificazioni lavorate a foggia di 
un Castello assai forte , ed inespugnabile detto La 
Rocca, clie vi avevano costruito i numerosi uomini, 
clie vi stavano in guardia continua. 

Dopo il Casalino, e la Liscia, le primitive case 
di Santo Vito si trovano di una migliore struttura, 
e piu consistenti. Le case, per esempio, edificate sopra 
il Portico anncsso alia Porta del ponte , e nei due 
lati di esso Portico, proprieta in oggi dell'Autore di 
questa Storia, sono di muri ben fatti, clie dopo pochi 
ristauri, si mantengono luttavia toller abilmente: come 
lo e pure la casa contigua abbitata attualmente dallo 
slesso Autore, il quale ha riedilicato di quesla sua 
casa palerna la parte d'avanti, e un lato su la pub- 
blica sliada, piu per abbellimento moderno, clie pel 
bisogno urgentc , clie la medcsima ne avesse. JNclIa 
sala dingresso di questa casa , si adunava aliora la 
M.-igish-nhira , e >i teneva le sue Udienze il Giudice 

Baronale, per cui vi sono rimasfi anncssi per clii 1'abila 

aleoni privUegj, e leseniione da eerie antiche Tassa 
Baronali impusic a tutti gli abiianti del paese. 

I'm proseguita iotanto lentamente dagl' individtri 
facoltosi la (abbricazione delle case kterali nella lumra 
strada indicate di sopra 1 che va da una eatremitii 



27 
all'altra del paese. Questa strada nella nuova Foritaaa 
detta in allora V Arm del Belli, che e in oggi ca- 
duto, ha pochi passi di scesa adagtata, c conduce quindi 
in piano perfelto alia Porta dellOspedale, e all'altra 
estremita del paese, e alia Cliiesa: la quale strada fu 
chiamata YAriugo: perche , essendosi trasportata , e 
lissafa nel mezzo di essa la residenza del Governo Ba- 
ronale, si aringavano, e difendevano in essa le Cause. 
Qual Residenza Governativa stava precisamente nella 
piccola casa isolata incontro al Forno pubblico di 
struttura, e disegno Gotico di Francesco Cararini , 
al quale si conserva tuttavia in buono stato per la con- 
sistenza del fabbricato. 

In seguito crebbe sempre pin la popolazione, per 
le frequenti comitive degli emigrati in tante guerre 
vicine devastatrici, cliiamativi dalla sicurezza, ed aine- 
nita del soggiorno: le quali comitive peralfro non si 
ricevevano quasi mai interamente, ne alia rinfusa; fa- 
cendosene sempre la scelta con grande avvedutezza, 
e cautela: per cui in quel tempo le famiglie di Santo 
Vito erano quasi tutte distinte o per nascita, o per 
facolta, o per prodezze militari , e tutte poi di una 
specchiata onoratezza virtuosa, e morale specialmente. 

Fu dunque fabbricato consecutivamente a poco a 
poco il rimanente dello scoglio colle strade in molta 
salita di non poco incomodo , e le case una sopra 
1' altra sino alio spazioso ripiano in fine dello Sco- 
glio. Ivi fu fabbricata un' altra piccola Chiesa , che 
dalla situazione di essa presso la Rocca nella som- 
mita dello Scoglio fu chiamata Sancta Maria de Aree, 
per una specie di munitissimo Forte, che vi si era 
fabbricato. come si disse: e la Chiesa fu dedicata a 



28 
Nostra Signora Assunta in Cielo. Siccome poi que- 
sta Cliiesa fu eretta piu per comodo del Barone Co- 
lonnese, e de' suoi militari assoldati, che per altri ; 
quindi e, che non aveva da principio, se non che un 
semplice Cappellano , al quale fu dato in seguito il 
titolo di Ilettore ossia Parroco, portando peraltro i 
bambini , e le bambine alia Chiesa Principale di 
San Biagio, per farli battezzare, o battezzarli ivi da 
se col dovuto permesso del proprio Parroco : non 
ayendo egli in Santa Maria il Fonte Battesimale, che 
vi fu fatto in seguito, per cui nel 1705 vi fu la ce- 
lebre Questione, se il detto nuovo Fonte Battesimale 
dovesse tollerarsi, o no in detta Chiesa, come ve- 
dremo nel progress© di questa Storia al 4° Quesito 
fatto alia Congregazione de' Sacri Biti in Roma. 

La gran Casa Colonna , di cui era allora dive- 
nuto Feudo questa Terra , si fabbrico incontro alia 
detta Chiesa neU'estremita del ripiano su di una punta 
dello Scoglio il suo piccolo Palazzo Baronale, dove 
da Agapito Colonna nacque nel 1565 il celebre Od- 
done , che fu poi Martino V Papa creato nel Con- 
cilio di Costanza li 11 di Novembre 1417. Siccome 
il nolo Senni de' Leoni dice, che Martino V nacque 
in Genazzano , e che fu battezzato Delia Chiesa di 
San jNiceola prosshna al Palazzo Colonna, sen/a ad- 
durne prova alcuna, mm easendovi Reeistro del bat- 
tezzari in que! barbari tempi, si fa percib riflettere, 
che la stanza, isi cqi nacque realmente Martitto V in 
Santo Vifo nel di Ini Palazzo Ifaronale, e slala sem- 
pre dislinla con questa Iseri/.ione: Qui nacque Mttf 
tino I titl 1565. Questa Camera in Ogri e slala 

convertita in Sacra Cappella domestics, essendo pia- 



29 
ciulo al defonto Marchese Girolamo Thcodoli, onora- 
tissiino padre del Marchese presente ., di convertire 
la grandiosa Cappclla, clie vi era al Pianterreno del 
Palazzo, in Teatro Comieo, onde farvi intervcnire le 
famiglie distinte del paese, senza incomodo di alcuno. 
Ma sia dovunque la nascita di Martino V, il pift, 
clie a noi interessa di qiXesto Sommo Ponteficie , e 
il far conoscere, clie nella di lui gita verso la meta 
del Secolo decimo quinto a Genazzano, Gapo Feudo 
della sua gran Casa Colonna, avendo osservato, che 
il maestoso Palazzo della gran Villa Imperiale gia 
da noi descritta aveva cominciato a cedere al tempo 
in piu parti fin dal Seeolo XIV, egli lo fece demo- 
lire verso la detta meta del Secolo XV. Vedendo 
egli i muri di quel grandioso Edifizio ingombrati da 
spineti, e da oriicaje, stimo bene di farli atterrare, 
ed impiegare i preziosi materiali in nuovi, e piu utili 
Edifizj. Sedici delle di lui Golonne di granito restano 
tuttavia visibili nella facciata del suo Palazzo Baro- 
nale in Genazzano: altre tre Golonne della stessa pie- 
tra furono trasportate in Roma: una ne resta nel ve- 
nerabile Convento di San Pio: una nella Tribuna di 
Santa Maria de 1 Padri Agostiniani coper ta di nero 
intonaco, per accompagnarla alle altre due: ed un'al- 
tra finalmente conservasi nella prossima Terra di Cave 
nella piazza della Collegiata , per cui si da ad essa 
lo specioso epiteto di Piazza Colonna, Feudo di tal 
Casa. Le pietre poi di detto maestoso Edifizio Im- 
periale altre servirono all' ornato del nuovo Palazzo 
Baronale , ed altre alia nuova Chiesa Collegiale di 
S. IViccola. I nobili lastricati di mosaico furono tra- 
sportati al nuovo pavimento della Basilica Lateranense, 



30 

e gli avanzi rimasli servirono al pavimento della dctta 
Collegiata di S. Niccola, ove si vedono ancora in 
forma irregolare. 

Rimanevano tuttavia sopra-terra gli avanzi del 
gran Palazzo Imperiale con dei muri demoliti, qnando 
il Pontefice Pio II, avendo fatto il viaggio di Tivoli, 
e Subiaco, per sedare colla sua presenza varj popoli ivi 
sollevati contro i di loro Baroni, in particolare i Feudi 
della Famiglia Savelli , nel partire da Subiaco voile 
recarsi a vedere in Genazzano il nuovo Convento, cbe 
con suo oracolo, ed ajuto era stato edificato da un 
tal Padre Filippo da Massa Conventuale. Onde partito 
da Subiaco a cavallo percorse circa sei miglia di cat- 
tiva strada montuosa, passando per la Bocca Santo 
Stefano, paese scosceso degli Ernici, sino al Ritiro 
dei Francescani della stretta Osservanza detto di Ci- 
vitclla, dove celebrala la Santa Messa, e ristoratosi 
con poco cibo, ando a vedere Civitella, altro dirupato 
paese degli Ernici. Quindi ripreso il suo camuiino 
nella commoda, e diretta strada, die vi e: e costeg- 
giando a cavallo il Castellone nellc alturc dell'amcna 
Collina del distrutto Montecasale, venne a Santo Vito 
accornpagnato dal Barone di esso Marcanfonio Co- 
lonna, die era andato ad incontrarlo a molla dislanza 
coi suoi militari, ed una cpianlila di popolo: e cos, 
lo condusse al suo Palazzo, ove pernotto trattato colla 
ii.assima splendidezza, quale si doveva al p.in.o So- 
vrano del mondo, e Vicario di <;,.«« Crisi,, i„ terra. 
Passcjjgiandn la inaflina Delia spa/.insa , ed elevata 
piazza dd Palazzo, resto altamente eorpreso nel ve- 
dere le ajneniwime Colline di Santo Vito, e le im- 
mense pianure <li Genauano, Paliano, Ajaagni, Fe- 



31 

rentino, e Frosinone ncl di loro piu hello e sorpren- 
dente aspetto. Si mostro poi oltremodo commosso 
quel S;m(o Pontefice , quando ncl passare a cavallo 
vide IiitJa la limy a , e spaziosa strada rotabilc da 
Santo Vito sino a Genazzano plena di popolo accor- 
som dai vicini pacsi, per vederlo , e chiedergli con 
lag rime di conlentezza la Santa Benedizione. 

Giunto in meno di un' ora al vicinissimo nnovo 
Convento, ove era diretto, vide allora le mine del- 
l'Imperiale Palazzo di Antonino Pio , che erano an- 
cora sopratterra: le ammiro, e le coinpianse : e per 
non fame perire la memoria, dedico la Chiesa di q„el 
nuovo Convento al Pontefice San Pio I. Martire- e 
in tal modo, come scrive il Teoli, si trasmuto quel 
locale da un Pio profano, ad un Pio sacro, e da un'Im- 
peratore de' Gentili ad un Sommo Pontefice dei Cri- 
stiani. Quindi ordino, che si edificasse nella Chiesa 
una Cappella distinta dalle altre dedicata al Santo Pon- 
tefice Martire, come fu fatto a contrihuzione del Prin- 
cipe Antonio Colonna , che vi fece percio porre in 
ambedne i lati i suoi Stemmi, che sono tuttavia visibili. 
Pio Secondo avendo conosciuta la saviezza e le 
virtu del Principe Antonio Colonna, aveva conferito 
al medesimo la cospicua dignita di Prefelto di Roma, 
per cui airavvicinarsi di esso Sommo Pontefice, non 
manco il lodato Principe di presentargli i dovuti os- 
sequj, ed un'umile, e cordiale offerta di ospizio nel 
suo Palazzo. Ma trovandosi Pio II disgustato del me- 
des.mo, rimase seco lui sostenuto, e lo ringrazid del- 
1 invito, avendolo peraltro acccttato dai di lui fratello 
nclla [trossima Terra di Cave. 



32 

Pio Secondo era disgutato del Principe Anionic 
Colonna , perche nella venuta in Italia nel 1461 d 
Renato di Angio Re di Provenza col suo grandc 
esercito, a ritentare la conquista del Regno di J\ T a 
poli, sul quale aveva antiche pretensioni; si mostra 
rono ad esso favorevoli quasi tutte le Citta, e Prin- 
cipi Italiani, ad eccezione del solo Duca di Milano, 
e di esso Pontefice Pio Secondo , contro del quale 
sollevaronsi in questa occasione alcuni dei popoli sog- 
getti. Essendo stato infelicissiino Tesito della spedi- 
zione Francese, restaroao deluse le speranze dei sol- 
levati. II Principe Antonio Colonna non fu apertamentc 
favorevole alia Spedizione Francese , ne totalmente 
unito agli altri Principi Italiani: ma non tenne quella 
decisa condotta, clie desiderava da esso il Pontefice, 
come Prefetto di Roma, e ne era percio disgustato. 
L'indicata piazza assai spaziosa , clie restava da- 
vanti al Palazzo Baronale, fu cosi disegnata, per la 
rassegna dei numerosi militari, clie aveva al suo soldo 
il Barone. Dopo di clie, furono demolite aHintorno 
tutte le piccole case, che vi erano a foggia di pic- 
cole Tende campestri minute, come si dissr, di pic- 
cole aperture dette Ciecarolc, per le speculazioni di 
quei che vi erano in guardia eonlinua dei nemici, c 
vi furono fabbricate altre case migliori, restando pero 
a tutto quel silo il nome di Gattacieca , per le in- 
dicate Ciecarole. Fu quindi lavorata a [scarpello da 
buona mano una terza Porta come le aide due, pian- 
tata anch'essa Ira Jo scoglio, ed alira rape impene- 
trable: e In eosl chiuso, e reso inaccessible hitto 
il paeae eon essa terza Porta detta ora la Porta del 
Borgo, Giacchfe il Palazzo Baronale , come si vede 



33 
anche al presente, restava piantato in alto su Io sco- 
j;lio piii di cento palmi dalla base di esso scoglio: e 
la sua gran piazza, come quella di mi Forte, domi- 
nava airintorno tutte le parti: ed era allora il paese 
cinto ditto di nipi, e di boschi impenetrabili: aveva 
poi una via intorno delta La Difesa sparsa di Sen- 
tinclle annate, che impedivano ai nemici ogni minimo 
aceesso , e ne fonnavano percio la piii valida difesa. 
Cessate poi le guerre, e gli esterminii nei paesi vi- 
cini, sieeoinc i primitivi Baroni dello Stato Romano 
in generate abusavano del di loro potere per mezzo 
degli esecutori di giustizia detti Birri, e Bargelli os- 
sieno Baroncelli i capi di essi; fu percio convenuto, 
e stabilito dai Sanvitesi col di loro Barone Colonnese, 
che d'allora in poi qualunque Sanvitese inseguito dalla 
Giustizia si rifugiasse nella delta Via delle Uifese , 
non poteva essere piu inseguito, ne molestato sino alia 
discussione, e decisione della Causa: ed era anche in 
liberta di fuggirsene altrove, esiliandosi da se, senza 
poterne essere impedito. Questa via e stata sempre 
mantenuta aperta gelosamente: e Francesco Depaolis 
vivente, cbe oso di chiuderla nel suo Orto al Borgo 
Mario; come fecero altri in Gattacieca, e nella Stretta 
contemporaneamente, fnrono tutti obbligati dalla 31a- 
gistratura a riaprirla. 

Dai Colonnesi passo Santo Vito unitamente a Pi- 
sciano, Ciciliano, e Capranica alia casa Massimi con 
Istromento di vendita fatto li 6. Settembre 1569 da 
Marcantonio Colonna al Marchese Domenico Massimi: 
e con altro pubblico Istromento dei 9. Giugno 1573 
i Massimi rivenderono Santo Vito, Pisciano, e Ci- 
ciliano ai Signori Tbeodoli, che ne sono tulfavia in 

3 



34 

possesso, e sommamente benemeriti. Poiche il munifi- 
centissimo Porporato Mario Theodoli, distruggendo 
le punte dello Scoglio, die seguitava dopo la Porta 
del Borgo, e riempiendo i dirupi di esso scoglio, spiano 
nel 1648, non senza molta spesa, la lunga, e bella 
strada, detta percio il Borgo Mario, la quale e ora 
adorna di belle abitazioni col Convento, e bella Chiesa 
de'Padri Carmelilani nel mezzo, fabbricata dal detto 
Porporato nel 1649 unitamente al Convento, a cui fu 
data in segoito la dote pel mantenimento di dodici in- 
dividui col patto riversivo in caso di soppressione. La 
strada del Borgo Mario conduce in falso piano ada- 
giatamente alia Chiesa del glorioso Protettore San Vito 
Martire riedificata posteriormente nel 1735 dal Mar- 
chese Girolamo Theodoli con suo buon disegno, e splen- 
didezza in una grande apertura del monte spianato da 
esso col soccorso del popolo, populique adiuvante ope- 
ra, come si legge nella Lapide: avendo d'avanti, come 
s'indico di sopra, una gran piazza, ove si vedono sot- 
tomesse in prospetto piacevolissimo tutte le auienis- 
sime pianure scminativc di Genazzano, Paliano, Anagni, 
e Ferentino coi molti paesi laterali Civitella, Rojatc, 
Olevano, Serrone, il Piglio, Acuto, Gavignano , la 
Sgurgola etc. tra le due lunglie, e belle numlagne lino 
ai piani di Frosinone: vedula dilclloolissiina, e sor- 
prendenle, die si gode ancora in lulte le case della 
Bocclieda, nelle case sinisfrc del Borgo Mario: ed in 
quasi h.llr |<» abila/ioni dello Seoglio sino alle due 
Porfe ddlc* Ospedale , e del Ponle. per eui fullo il 
parse e di unaria ossigcnala, e lolalmcnlc pimlicala, 
6 balsamira: godrmlu una libera Yenlila/miie piaroole 
aiirlir nella parlr di Lc\anfe, e di Traiuoiilaiia. 



35 
Essertdo morto il lodato Cardinalc Mario Theo- 
doli , prim;, , c he si nltimassero i lavori interni del 
■fctto Convento, e della Cfetesa a.mcssa; furono essi 
lerminali dal Marchese Carlo Theodoli: ed i Padri 
Carmelitani di Monte Santo in Roma ne vennero in 
possesso neir anno 1679. Lo stesso Marchese Carlo 
Theodoli, cessate le guerre, e pacificate le popolazioni 
vittne, vedendo non esservi pin bisogno della spaziosa 
piazza formata dai bellicosi Colonnesi avanti al di loro 
piccolo Palazzo ; ristrinse essa piazza ad una giusta 
grandezza proporzionata, ed aecrebbe al piccolo Pa- 
lazzo due bracci fabbricati con grossi muri ben falti 
a guisa di „n Forte piantato su lo Scoglio, che copri 
mtorno con un muraglione a Scarpa alto, come si disse, 
pm di cento palmi dalla base alia detta piazza, su la 
quale e piantato il Palazzo. Questo poi resto gran- 
demente abbellito dai grandiosi appartamenti costruiti 
con sontuosita, e splendidezza nei due bracci aggiunti 
con una grande e bella Galleria in fine : formando 
cosi una decorosa , e degna abitazione Baronale da 
ncevervi qualunque Signore: ed a compimento della 
comod.ta, ed ornato di si vaga , e grandiosa abita- 
z.one, l'Antore di questa Storia, mentre era Maestro 
dell ottimo Marchese vivente Teodolo Theodoli, e del 
di lui degnissimo fratello germane Don Carlo, seppe 
vmcere la renitenza del di loro lodevolissimo geni- 
torc, c hndusse a far togliere, e spianare le punte 
lello Scogbo, che imbarazzavano mostruosamente al- 
pine finestrc del pianterreno : e fu formato cosi un 
«ngo, c comodo passeggio sul muraglione i»torno al 
Palazzo , die ne resto grandemente abbellito : e fu 



36 
anche tolta cosi loccasione di gctlarvi dalle fincstre 
immondezze dannose. 

La splendidissima Casa Theodoli, oltre gTindicati 
beneficii, e grandemente benemerita al paese, per avere 
coadiuvato molto il popolo, allorche la numerosita di 
esso lo costrinse a demolire la piccola Chiesa primi- 
tiva di San Biagio Martire , che minacciava rovina, 
per ampliarne il sito, col ristringere la Casa laterale 
della Cura, col chiudere al di dietro una strada tra- 
versal, e col demolirvi il Cimiterio, e rArchivio della 
Comunita, die furono trasportati in altri locali a poca 
distanza: e cosi pote fabbricarsi altra Chiesa piu mae- 
stosa, e piu grande, come al presente si vede di buon 
disegno fatto dal Marchese Alfonso Theodoli, il quale 
ne disegno anche il bel Coro, e la dignitosa Balau- 
strata Iavorati Funo , e Taltra colla massiina finezza 
di arte da un'eccellente Falegname, ed Ebanista San- 
vitese, il quale lavoro anche la Bussola, e la sovraposta 
Machina dignitosissima deH'Organo: assistendo semprc 
personalmente a questi , e a tutti gli altri lavori il 
prelodato Sig. Marchese Alfonso Theodoli ecccllcn- 
fissimo Ingegnerc, ed Architetto. 

E munita la nuova Chiesa di una leggiorissima 
volla fatta a hitto sesto di cardellina, <> calce assai 
eonsistente , e di lunga durata: ed e cosdulla ess., 
Chiesa con selte altari ben fatti, tre per lato, ed il 
Cappellone nel mezzo assai maestoso, ornate di buoni 
shiccl.i con unQuadro grande del Martire San Biagio 
dipinto a muro da bqona man*, che attrae a si I'am- 
mirazione dci buoni inteudenti: ed ha due grandico- 
lonne lateral! staccato, che erano prima indorate in- 
terameqte con oro baono, come lo erano anche le co- 



:>7 

lonne della Cappella dci Santi Apostoli Pietro,e Paolo: 
ma Delia lunghezza del tempo, esscndosi Foro scolo- 
rito, si slimo meglio d iinbianearlc. 

La deffa nuova Chiesa fu principiata nel 1607, 
e fii terminata nel 1609. In essa fu confermata la 
Venerabile Compagnia del Santissimo Sacramento , 
clie era stata eretta canonicamente nella primitiva 
Chiesa demolila, e fn fatta quindi aggregare al Con- 
f alone in Roma nel 1705. 

Oltre le grandi obbligazioni, che si lianno ai Prin- 
cipi Colonnesi, e ai Theodoli , Santo Vito e anche 
tenuto non poco ai Massimi, che dopo la gran Casa 
Golonna ne furono possessori, e i Signori per qualche 
tempo anch'eglino. Poiche col poderoso soecorso, che 
mandarono i Massimi dai di loro Feudi, i valorosi 
Sanvitesi trionfarono completamente, come vedremo, 
di tutti i di loro nemici ardimentosissimi, coll'atter- 
ramento della famosa citta di Ampiglione presso Ti- 
voli saccheggiata, e distrutta. Ivi poco prima in un 
fatto di armi erano stati uccisi a tradimento molti 
Sanvitesi: onde inaspriti questi all'eccesso, essendovi 
tornati in maggior numero con altri di Sambuci, e 
di Saracinesco chiamativi dai Massimi, e dai Golonna, 
la presero a viva forza, e la domolirono interamente: 
e da essa tra le altre cose portarono via intatta la 
Campana grande, la quale fu collocata nella Chiesa 
Parrochiale di Santa Maria de Arce, che ne era bi- 
sognosa: ed ha servito con buon tuono di voce sino 
al 1841 , in cui logora , e consumata dai batocchio 
si ruppe, c con accrescimento di metallo fu fatta ri- 
fondere dalla popolazione; dovendo servire, come era 
stata per lo innanzi , oltre gli usi della Chiesa, per 



58 
tutti gli altri bisogni della Comune: per chiamare al 
Consiglio la Magistratiira, per dare il segno dell'aper- 
tura delle due Scuole pubbliche dei fanciulli, e delle 
fanciulle, per indicare ai Clienti, e ai di Ioro difen- 
sori legali I'aperlura del Tribunale etc. etc., trovan- 
dosi ora la Chiesa Parrochiale di Santa Maria nel 
centro del paese, dopo la popolazione del Borgo Mario, 
e della Rocchetta. 

L'atterramento di Ampiglione, che e l'antica Em- 
poti, narrato diffusamente, come lo ha letto TAulore 
di questa Storia in un Manoscritto antico presso i 
Padri di Santa Maria Nuova in San Gregorio di Ti- 
voli, e un racconto piacevole: ma ha del Roinanzesco, 
ed e troppo lungo per la presente Operetta: ed e per- 
cio, che si e amato meglio lo attenersi alia brevita 
del noto Carlo Bartolomeo Piazza, il quale nella sua 
Gerarchia Cardinalizia dedicafa al Papa Clemente XI 
alia pagina 255 riferisce, che Ampiglione fu demo- 
lita nel modo da noi riferito. Onde in luogo del sud- 
detto racconto, si stima meglio il dire qualche cosa 
del distrutto Amiterno, Citta rispettabilissima de'San- 
niti, la quale restava, come s'indico suI principio di 
«|uesta Storia , alle l'alde del del to piccolo paese di 
San Gregorio presso Tivoli, ed e chianialo in oggi 
San V'Morino, piccolissimo paese. 

Amiterno cilia famosissima, e rispettabile de' San- 
mli cosi dclli dal liiniic Sainnio, In espugnala la piinia 
u>lln cmdelni(>iil( > I'.-iiino 159 dalla n.iidazione <li Itoma 

dal Console dci Koinani Spurio Carvilio, il quak Iia- 

d»vi iiias|M'llalamcnlc a in.ino armala eon poderoso eser- 
<ilo, incnlie i Primali Icnevano le l(»n» religiose adu- 
nanze, delle di Ioro feslc,dnpo la imiiiiam'ssiiiia,e barbara 



59 
strage di circa duemila e olloccnto abitanti titer mi, ne 
fitce prijyionieri alfri ipiatiromila duecento scttanta: la- 
-sciandn la cilia lolalmcntc spopolala, per esserne fujjj>ili 
gli altri su i Monti Ernici. - Tito Livio Volume 2. 
Lib. X. Cap. XVIII. 

Sembra peraltro, che i prigionicri fossero riman- 
dati libcri in Amiterno , e chc quella illustre citta 
tornasse non molto dopo a ripopolarsi di nuovo, es- 
sendovi tornafi anche jjli altri, che erano fug^iti su i 
detti Monti. Poiche racconta Tito Livio, die quando 
Annibale teneva assediata Roma col suo esercito for- 
midabile fuori di Porta Collina, resto atterrito dalla 
magnanimita de' Romani decisi di morire tutti com- 
battcndo, e di volere incendiare Roma, ed incenerirla, 
prima di farvi entrare il ncmico: e clie scbierati due 
volte in battaglia i due eserciti animosi in due ri- 
denti giorni consecutivi, due istantanee, e tempestose 
piogge con grandine devastatrice sul punto dell'attacco, 
costrinsero tutti gli armati a ritirarsi precipitosamente 
nei rispettivi accampamenti: tornando allora a risplen- 
dere il sole come prima, per cui fu udito esclamare 
1'afflilto Annibale , che potiendae sibi Romae modo 
mentem non dari, modo fortunam: e per questi, ed 
altri molti riflessi non nieno serii indicali da Tito 
Livio, l'avveduto Annibale si risolve prudentemente 
a rimuovere l'assedio, e non cimentarsi piu coi Ro- 
mani, a favore de' quali vedeva essersi dichiarato an- 
che il Cielo, e gli elementi colle due improvise piogge 
tempestose in difesa di Roma destinata da Dio ad 
essere centro, e Sede inamovibile del suo futuro Im- 
pero Cattolico della Religione Rivelata come sappiamo. 



40 

Rramoso peraltro Annibale di perlustrare, e C< 
noscere bene ocularmente questa parte della nosh 
Italia, prima di abbandonarla, siccome era egli venut 
all'assedio di Roma da Capua, passando, secondo Tit 
Livio (1), dopo il Volturno, e il Garigliano, le pia 
nure di Frosinone. di Ferentino, e di Anagni: e vol 
gendosi ivi verso Velletri, e il Monte Mgido dett« 
ora Rocca di Papa, passo perFrascati, senza entrarvi 
e dingendo l'esercito a sinistra verso Gallicano, and< 
ad accamparsi presso Porta Collina in distanza di tr< 
sole miglia da Roma, e conosceva percio bene que- 
sla parta australe della punta d'ltalia; quindi e, cbe. 
per conoscerne egualmente la parte boreale, nel par- 
tire da Roma, dirigendosi verso Rieti, e Cotigliano, 
condusse l'esercito in Amiterno, il quale si era per- 
cio ripopolato. Indi dopo di aver preso .... sufficiente 
nposo di piu giorni, fece un giro per la Terra di 
Lavoro, passando sotto Preneste, e per Paliano verso 
Frosinone: ed ivi volgendosi indietro al di la dei Monti 
Ernici, torno di nuovo a soggiornare col grande eser- 
cito nel suo prediletto Amiterno : percbe era forse 
disgustato tuttavia anch'esso dei Romaui , per lec- 
cidio crudele, die, come vedemmo, ne avevano latto 
orridamente per mezzo del Console Spurio Carvilio 
circa un sccolo prima nel 459 dalla Ibndaxione di 
Roma. Nel ripartire quindi, dopo qualcbe «cm,»o, si 
d.resse verso la spiaggia deH'AdriaUco all esf.vmila 
dell Italia, e cos, I'abbandono totalmente no., sen/a 

lagrime. Tito Livio lot. ± lib. 26. Cap. (J. ,■ 7. 
ml fine $pecialtnente. 



(1) Tiio Livio Volume 2. I. lino m. Capo 8. 



\\ 

La cilia di Amiterno essendo dolata di un Imon 
Terriiorio basfanteinenle grande, e fertile di sua na- 
tura; aveva pereio abboiulalo scmprc di comodila, e 
di rieehezze. Quindi nelle lagrimevoli invasioni dei 
Vandali, dei Goti, dei Vissigoti, dei Longobardi, e di 
tante altre innumerevoli bande di fieri assassini sboc- 
cati su l'ltalia dagli aspri climi montuosi, e selvaggi 
della nostra Europa Settentrionale, fu Amiterno, come 
paese ricco, continuainente vessato, e ridotto in fine 
in grandi miserie, ed abbattimento di spirito, inabile 
a far fronte a qualunque siasi assalitore. Quindi nei 
tanti sconvolgimenti, e guerre civili, die nel Secolo 
duodecimo desolarono, come vedemmo, i circonvicini 
pacsi, produssero ancora il devastamento, e la deso- 
lazione dell' infelicissimo Amiterno, i di cui abitanti 
furono altri vittime miserabili del furore, altri anda- 
rono fuggiaschi, e dispersi nelle vicine montagne, ed 
una Comitiva ben grande, alia testa della quale era la 
famiglia dei Sallustj, e di altri nobili Amiternesi, che 
informati pienamente dell' ottimo soggiorno di Santo 
Vito, e della di loro sicurezza in esso, si erano da 
nolto tempo preparati ad una tal fuga, che in poche 
>re di cammino fu dai medesimi effettuata con molto 
)iacere dei Sanvitesi, che li accolsero amorevolmente 
:ol di loro ricco equipaggio. 

Quello, che piu di tutti si distinse nella detta fa- 
aiglia de' Sallustj, fu lo Storico, ed Oratore insieme 
^ajo Crispo Sallustio. Poiche ebbe egli tanta rino- 
wnza in queste due facolta , che contese piu volte 
on senza lode col Principe incomparable della latina 
>ratoria Marco Tullio Cicerone , e nella Storia fu 
ompetitore tale di Tito Livio Patavino, che ne su- 



42 

pero la celebrity a comune parere dei dotti di quel 
tempo, per cui Tito Livio con maneggio iniquissimo 
procuro il deperimento di molte Storie del Sallustio 
sulle grandi imprese de' Romani, onde tutti leggessero 
la sua Storia soltanto. Ma per buona fortima dei po- 
steri, pervennero a noi intere le due Storie De Bello 
Catilinario, e De Bello Iugurtino di esso Sallustio, 
le quali ci provano ad evidenza il giudizio comune 
dei dotti di quel tempo, che antepoiievano nella Storia 
Sallustio a Tito Livio , come riferisce Marziale net 
seguente suo Distico 

Hie erit, nt perhibent Doctorum corda virorum. 
Primus Romana Crispus in Historia. 

Difatti, dopo la dolosa perdita delle molte Storie 
delle primarie imprese dei Romani scritte dal Sal- 
lustio, come rilevasi dai frammenti a noi pervenuti di 
esse Storie, e certamente Tito Livio il primo Storico 
Latino deH'origine, e dell ingrandimento de'Romani: 
e la di lui Storia, oltre allessere continuata, c com- 
plete per tutto il tempo, die abbraccia, e anche som- 
mamente piacevole, ed istruttiva, ancbe in genere del la 
piu squisifa eloquenza nelle (ante allocuzioni , e di- 
scorsi clie Vinseriscc. Non manca peralfro nel feinpo 
slesso <li difctti, quail sono al parere dei CPtticl, una 
troppo squisifa Oraloria, i ij; ii;i i <lo ai pcrsonaggi., die 

induce a parlare, mod o ae m p r e totalmente istruiti, e <>Ii 

idiotlSUU della sua pafria, die usa non di rado: | mm* 
eui il celebre Asinio PolKone riiinmalissimn l;il iiiisf a 
rrilico Tifn Ltvk), per *VW€ riim'iiulo in esso nmtm- 

than Patavinitatem , $ive loeutione* quasd&m . mill 



43 

Patavimun, ut ita dicam , solum sen scrmonem sa- 
perent, nee essent quadam urbanilate coloralac. 

Tolli qiicsti piccoli difetli rilevati saviamente dal 
Crevier aella sua Prefazione alia Storia di Tito Li- 
vio, questo Storico e di molto pregio, per aver sa- 
puto imitare i primi Storici Greci, e Latini, che si 
conoscono: ed ecco le precise parole del Crevier. Si 
gravitate auctorum, exemplorumque res dijudicetur, 
tot se patronis tuebitur Livius; quot fere apud Grae- 
cos, Latinosque in historia maxime claruere scripto- 
res, Herodoto, Thucydidc, Xenophonte, Poltjbio, Sal- 
Ivstio , Taeito , Cartio. Dal che si vede , die Tito 
Livio fu imitatore anche di Sallustio: e siccome ne 
conosceva percio bene il pregio; quindi dicono i Cri- 
tici, che procurasse la perdita delle molte di lui Slorie 
su le principali Imprese de'Roinani, onde tutti Ieg- 
gessero la sua Storia soltanto, e non potessero fame 
il paragone con Sallustio, che ne aveva scritto prima 
di lui egregiamente. Ma sara sempre una eterna lode 
di Crispo Sallustio l'aver servito di esemplare, e di 
guida a Tito Livio, e 1'essere stato giudicato dai dotti 
di unanime consenso Primo Storico il piii rispettabile 
delle imprese de' Romani , come ci attestano Mar- 
ziale, ed altri. 

Hie erit, ut perhibent Doctorum corda virorum, 
Primus Romana Crispus in Historia. 

Oltre allessere stato Crispo Sallustio uomo dotto, 
.ersato grandemente nell' Arte Oratoria , come era 
itile di tutti i Romani letterati , per andare avanti 
»egl'impieghi urbani, c militari , era un Signore di 



44 

grandi ricchezze , e splendidissimo. Oltre la di lui 
possidenza grande ia Amiterno, sono tuttavia noti in 
Roma gli Orti Sallustiani, che cominciavano nel Qui- 
rinale sino al di la della Chiesa della Vittoria presso 
Porta Pia. Ivi volgendo a sinistra verso Porta Salara, 
comprendevano tutta la Villa Lodovisia detta ora la 
Villa di Piombino sino alia Piazza Barberina, e la 
valle, che vi e nel mezzo. Quindi nei muri del Giar- 
dino del Papa, prima che fossero risarciti verso le 
quattro Fontane , leggevasi scritto presso i Lavatori 
Ad Hortos Sallustianos: ed i Massimi nelPingresso 
dei loro orti, prima di arrivare alia Villa Lodovisia, 
presentano Fiscrizione: Horti Maximorum in Salln- 
stianis. NegTindicati Orti lo Storico Cajo Crispo Sal- 
lustio, come uomo splendidissimo, dava frequenti trat- 
tamenti grandiosi ad altri primi Signori di Roma , 
per cui avendo dato fondo in tal modo alle sue vi- 
stose ricchezze, dove rivolgersi agTImpieghi Civili , 
e servire anch'egli dignitosamente la Repubblica, per 
proseguire a vivere con nobile decenza: ed allora In, 
che si rese competitore di Cicerone nelFOratoria, e 
comincio a scrivere la Storia delle primarie imprest* 
de'Romani, ed ottennc il primo vanto tra tutti gli altri 
Storici, che fiorivano fra i Latini. 

Alle indicate splcndidezze di Crispo Sallustio al- 
lude la seguente Ode bellissime di Ornio Flacoo j 
il quale loda in essa le splendidezze del sue amicd 

Salluslio, ma lo aiiniioiiisre COD aurco awerliinenlo 

comane a tutti , a volere eastire moderate nelle sue 
splendidezze : nisi temperate $plendeat usu : attesd 
che tutte le coae devono esser contenutc nei loro giuJ 
sii limiti, trapaaaati i quail, uon h retlo piu nulla, 



45 
dice Io stesso gran poeta , e Filosofo insiemc Ora- 
zio Flacco nella prima Satira del suo 1°. Libro. 

Est modus in rebus, sunt ccrti denique fines, 

Quo$ ultra, citraquc nequit consist ere rectum: 

Ad Crispum Salliistium 

Contemptores opum, solos divitcs, solos reges. 

Solos beatos esse. 

» Julius argento color est avaris 
» Abditae terris inimice lamnae, 
» Crispe Sallusti, nisi temperate 

» Splendeat usu. 
» Vivet extento Proculeius aevo 
» IVotus in fratres animi paterni 
» Ilium aget penna metuente solvi 

> Fama superstes. 
)) Latins regnes, avidum domando 
» Spiritum, quam si Libyam remotis 
» Sedibus juntas, et uterque Poenus 

» Serviat uni. 
» Crescit indulgens sibi dims hydrops, 
» Nee sitim pellit, nisi causa morbi 
» Fugerit venis, et aquosus albo 

» Corpore languor. 
» Redditum Cyri solio Phraaten 
» Dissidens plebi numero beatorum 
» Eximit virtus, populumque falsis 

)> Dedocet uti 
» Vocibus: regnum, et diadema 
» Deferens uni, propriam laurum 



46 

» Quisquis ingentes oculo irretorto 
» Spectat acervos. 

» Carminum 

» Libro Secundo 

» Ode Secunda 

Epilogo 

Avendo veduto in qual modo Fantica famiglia dei 
Sallustj venne a slabilirsi in Santo Vito; fa d'uopo 
ora avvertire, die, durante 1 idioma latino, fu sempre 
scritto, per esempio, Cajus Sallustius, o pure Cajiis 
De Sallustiis. Ma quando alFidioma latino successe 
Fitaliano, comincio a scriversi promiscuamente Cajo 
dei Sallustj, o Cajo de' Sallustj, o Cajo Sallustj col 
de' sottinteso, come per abbreviazione lia fatlo, e fa 
anche FAutore di questa Storia non di rado : e da 
questa ultima abbreviazione e nata in oggi altra piu 
comune, di dire cioe, e scrivere, per esempio, Cajo 
Salusti abusivamente. Ma in tutti gFIstrouicnti latini 
accurati, che sono in questo Archivio Comunitativo 
di Santo Vito, e nei Libri dei Battesimi., e dei morti 
di questa Parrocchia di San Biagio , dove venne a 
fissarsi Fantica famiglia dei Sallustj, ncl fuggirc dal 
(listrutto Amitcrno, si trova sempre scrilto de Sal- 
Instiis. Per csempio, in un ricco dono di €artcqlorie, 
che si conservano, e sono luflavia in uso nella Cliicsa 
di San Biagio , eccO come si Irova serif (o dietro a 
quella di mezzo dal degnissimo, ed ollimo Airiprclc 
Terenzj <li quel tempty da cui lo Scrivente ebbe il 
Santo Battesimo ncl giorno 25 di Rfarzo del 1770. 



47 
» Congregati pro solemi festivitale Sanctissimi 
)> Rosarii sequentes Benefactores, scilicet Petms An- 
» tonius Cinti, Joseph de Sallustiis, Antoniiis filius 
» Gajetani Bruschini, Joseph filius Blasii Quarcsima 
> Vincentius Denni, et Dominicus Antoniiis Barto- 
)> lomei, magna animi devotione erga Deiparam hoc 
» munus in honorem ejusdem propriis sumptibus fe- 
)> cerunt Anno Domini 1760. » 

Peraltro fa avvertire lo Scrivente al benevolo let- 
tore , che nel far conoscere la sua discendenza dal- 
Tantica famiglia dei Sallustj, non pretende egli punto 
di averne ereditata anche la nobilta generosa, come 
sembra aver supposto i di lui malevoli: giacche, oltre 
allessersi questa nobilta estinta da piii secoli., lo Scri- 
vente e davviso con Plutarco, e con tutti i sensati, e 
buoni intendenti , che la vera nobilta da valutarsi 
stabile , ed eterna , e quella soltanto, che pud uno 
acquistare colla onesta delta vita, e colla onoratezza 
delle sue azioni lodevoli. Giacche la nobilta della pura 
nascita deriva da una mera casualita, per cui e tutta 
estranea alia persona, e caducissima: quella poi, che 
proviene dalla onoratezza della vita, e tutta nostra 
propria , e permanente per tutta la memoria degli 
uomini nei secoli de' secoli. 

// nascer ijrandc 
E caso, e non virtu, 

dice il gran Metastasio nel suo Artaserse, c soggiunge 
saviamente 

a Che se ragione 
» ttcgolasse i natali, e dasse i Regni 



48 
» Solo a coliii, ch'e di regnar capace, 
» Forse Arbace era Serse, e Serse Arbace. 

DOCUMENT! 

Delia preminenza della Chiesa di San Biagio 
su la Chiesa di Santa Maria De Arce. 

In libro intitnlato - Deer eta Anthentiea Congre- 
gations Saerorum Rituum ex actis cjusdem Sacrae 
Congregationis, collecta extra, et studio Sacerdotis 
Aloysii Cardellini ejusdem S. R. C. Assessoris, et 
sub promotoris Fidei editio altera emendatior To- 
mo IV qui compleetitur Deer eta ab anno 1704 
ad 1755 - a num. 5522 ad 4088 pag. 56 num. 5576 
sub verbo Praenestina adest haee etc. 

Inter Archipresbgterum Romulum Antoninum 
Parochum Ecclesiae Sancti Blasii, et Joannem An- 
tonium Testa Parochum S. Mariae de Arce Terrac 
S. Viii Praenestinae Dioecesis > nonnullis jurisdi- 
tionaUbus, et praemincnlialibus, eontrovertiis exortis, 
eisque ad S. R. C. delatis, super eisdem Emus, et 
Rmus Dominus Cardinalis Collorcdus in Relatorem 
datus infrascripta dubia inter partes concordata re- 
sol venda proposuit. 

1. An constct De Mat rici late Ecclesiae Sancti 
Itlasii respectu Ecclesiae S. Mariae de Aree ? Resp. 
Negative. 

2. An liccat pulsarc (\nnpanas luclesiac S. Ma- 
riae de Aire fend I in Cocna Domini, post silcn~ 
Hum Campanarum Ecclesiae Sancti Itlasii ? Rcspon- 
sum licerc. 



49 

5. An Uveal pulsare Campanas diclae Eeclesiae 
ilc Anc in Sabbato Sancto, non expectata pulsatione 
Eeclesiae Sancti Blasii P Responsnm, licere. 

4. An Fans Baptismatis noviter constructus in 
Ecclesia Sanctae Marine sit rctinendus, vel potius 
removendus, vel demoliendus, ita ut omnes de Terra 
Sancti Viti baptizari debeant in Ecclesia Sancti Bla- 
sii .' Responsnm affirmative quoad priinam partem, 
quoad secundum negative. 

5 An Rectori Eeclesiae Sancti Blasii competat 
tilulus Archipresbyteri ? Responsnm affirmative. 

6. An idem titulus competat Rectori Eeclesiae 
S. Marine de Arce l y Responsnm negative. 

7. An, el in qua parte sit eonfirmanda, vel in- 
firmanda sententia lata per bon. mem. Caesarem Pa- 
nimolla olim Vicarium Generalem Praenestinum inter 
praedictas Ecclesias, earumque Rectores sub die 2 Ju- 
lii 1686 ! } Responsnm, Reformandam arbitrio End 
Sperelli, firmis remanentibus praesentibus Decretis. 

8. An Parocho Sanctae Mariae liceat volunta- 
ry abesse ab Oppido S. Viti, etiam sub motivo alibi 
eoncionandi in Mis diebus, in quibus ad formam prae- 
nestinae sententiae tenetur assistere Functionibus 
pcragendis in Ecclesia Sancti Blasii F Responsum 
Negative. 

9. An omnes Processiones, quae fiunt in Oppido 
Sancti Viti sive ordinariae, she extraor dinar iae de- 
beant eonvocari in Ecclesia S. Blasii privative quoad 
Ecclesiam S. Mariae. Resp. Servari solitum. 

10. An in Mis Processionists, in quibus, uter- 
que Parochus intervenit, liceat uterque defer re Sto- 
lam 9 et propriam Crucem , vel potius eorum alteri 

4 



50 
tantum, et cui. Responsum, ut ad proximum, servari 
soliturn. 

11. An Parocho Sancti Blasii competat prae- 
cedentia supra Parochum Sanctae Marine in omni- 
bus Processionibus, et Functionibus Ecclesiasticis , 
etiam intra limites Parochiae, into etiam intra «ni- 
bitum dictae Ecclesiae Sanctae Mariae. Responsum, 
affirmative, pra eter quam in circuitum Parochiae, et 
Ecclesiae S. Mariae. 

12. An dicta praecedentia in iisdern Functioni- 
bus competat Parocho S. Mariae supra Parochum 
S. Blasii, etiam intra limites Parochiae, imo etiam 
infra ambitum praefatae Ecclesiae S. Blasii .' J jRe- 
sponsum, Negative. 

15. An in Processionibus funerum, qnando ca- 
davera deferuntur ad Ecclesiam S. Mariae, et Pa- 
rochus S. Blasii invitatus intervenit , possit idem 
praecedere Parocho S. Mariae function em facicnti, 
nee non deferre stolam, et propriam Crucem, ultra 
Crucem Ecclesiae seppellientis : } Responsum, Nega- 
tive in omnibus, praeterqnam quoad delationem stolae. 
Et ita declnrnvit, et servnri mundavit. Die 4 Ju- 

W1705. 



m 



. .^MiMMMMMi^,MdMMMMMMM 



CAPO II. 

DEL CARATTERE, E COLTURA DE SANVITESI. 



1 rovandosi Santo Vito nella sommita di un'alta Col- 
lina ridente, ove respirasi ? come si disse, un'aria bal- 
samica in un temperamento di atmosfera piacevole : 
ed essendo stata abitata essa eollina sin da principio 
da famiglie colte, e distinte di una certa educazione, 
come vedemmo; questo ha fatto si, che i Sanvitesi in 
generale abbondino di talento, e sieno socievoli, e ma- 
nierosi non solamente tra loro, ma coi forestieri an- 
cora, i quali se ne mostrino meritevoli. E da questa 
urbanita proviene, che i paesi limitrofi, ed altri, che 
frequentano Santo Vito pel commercio , o per altre 
relazioni di affari diversi, se ne dimostrino tutti bene 
affetti, ed amici. 

Fioriscono poi in Santo Vito tutte le Arti mec- 
caniche , cominciando dalla piu necessaria , quale e 
I'AgricoItura. Questa e coltivata in guisa dal basso 
ceto, che, sebbene il paese abbia un territorio ristretto, 
ed in gran parte sassoso, ma di una eccellente qualita 
di terra sommamente fruttifera in ogni genere di pro- 



52 

dotti; questo fa si, che, per Findustria dei coloni, le 
sue Colline sembrino altrettanti giardini dotati cli belli 
olivi , di ubertose viti zuccarine., e di ogni specie di 
frutta soavissime, tal che eolla vendita di tali prodotti, 
i quali sopravvanzano alluso, che ne fanno i proprie- 
tary, ed i coloni, si comprano questi tutto Paltro oc- 
corrente, per vivere comodamente: e nasce ancbe da 
cio, che i ricchi proprietarii, abbondando sempre di 
denaro, comprano in quasi tutti gli anni i terreni dei 
paesi limitrofi: e si sono gia estesi grandemente nei 
Territorii vicini. 

Dopo FAgrieoItura, altre arti meccaniche neces- 
sarie alia vita civile adagiata sono quelle da Muratore, 
da Falegname, e da Ferraro: e queste, benche nel- 
l'origine di Santo Vito ci si mostrarono molto imper- 
fette, nulladimeno acquistarono gradatamente in seguito 
la perfezione, che ad esse niancava. La prima a svi- 
luppare, e perfezionarsi fu l'arte di Falegname. Poi- 
che nella fabbricazione della Chiesa presente di San 
Biagio Martire tutti i lavori da Falegname , che vi 
si ammirano anche al presence furono fatti da an tal 
Maslro Lorenzo Sanvitese, dice TArciprele in quel 
tempo di delta Chiesa Don Romolo Antonini nel suo 
accuratissimo Invcnlario , e ne face il casato , per 
quanto era a tutti nolo per la sua bravura il detto 
Mastro Lorenzo perfettissimo Falegname, ed Ebanista 
insiemc. Trovandosi poi in della Chiesa assai ben fatti 
anclic* i lavori dai Rfuratori, e niono di essi venen- 
doci nominate) nel detto Inventario; h ci6 indizio, che 
i Mutator] furono chiamati tutti da Roma dall' Ar- 
chitetto, e Direttore Alfonso Theodoli, e che i )lu- 
ratori S.mviicsi vi lavorarono sotto faltrui direzione, 



I sorvejjlianza , per non csscre ancora perfetfi nella 
di loro professione. 

Eglino conoscevano bene la natura, e la sostanza 
Bella di loro arte, che consiste nella compattczza del 
muri, c nel dritto lilo di cssi, tirafi bene a piombo 
in ooni parte: come si vede in tutte 1c anticfce case 
di Santo Vito, per cni dopo il lasso di piu sccoli si 
mantcugono tuttavia , e sono per durare altro lungo 
tempo ancora. Manca pert) alle dette case Tomato este- 
riore dei Cornicioni specialmente: ed e questo V ul- 
timo grado di perfezione, che hanno acquistato in og-gi 
i Muratori Sanvitesi. Poiche al ritorno dello Scrivente 
nel 1830 a Santo Vito, sua diletta patria, vedendo, 
che la popolazione erasi aumenlata in modo , clie 
molte famiglie non trovavano dove abitare; fece egli 
Pabbricare molte case alio stile di Roma in piu siti del 
paese. Una di quelle fabbricate da capo al Borgo Ma- 
rio e composta di quattro piani, nei quali restano col- 
locate molte famiglie, og:nuna delle quali ha il suo 
ingrcsso al di fuori comodo , e separato dagli altri 
ingressi. Nel mezzo poi della facciata d'avanti trovasi 
I'ingresso grande con scala maestosa, la quale con- 
luce comodamentc ai quattro piani, qualora volesse 
ibitarsi Y intera casa da una sola famiglia: e termina 
1 detta scala grande in una Torretta sul quarto piano, 
he si scorge da tutte le parti il piu bello, ed aggra- 
levole orizzonte. 

Lo Scrivente, fatto clie ebbe de se il complicato di- 

egno di non facile esecuzione di detta sua casa, ne istrui 

piu idonei dei Muratori Sanvitesi: e fattone capo il 

nil abile di essi, fu perfezionata la fabbrica, come 

gli desiderava: avendone fatto lavorare il Cornicione 



54 

da un tal Mastro Giuseppe Luzj Muratore Romano 
perfettissimo chiamato dallo Scrivente, il quale si do- 
micilio in Santo Vito, e vi resta ancora colla sua fa- 
miglia. A questo stesso Capo Mastro Muratore af- 
fido lo Scrivente la lavorazione delle altre molte sue 
case fatte in seguito dai Muratori Sanvitesi: e fu prov- 
veduto cosi al bisogno del paese, e si perfezionarono 
i muratori di Santo Vito nella di loro professione , 
nella quale, come si disse, erano gia fondati bastan- 
temente. Avendosi poi avuta l'avvedutezza di far ve- 
nire le mostre dei necessarii ferramenti di ogni spe- 
cie da Subiaco , ove si lavorano colla massima per- 
fezione al pari di Roma: e fattivi esercitare i Ferrari 
di Santo Vito a fame dei consimili, riusci di perfe- 
zionare cosi questi ancora. AU'eccitamento poi dato 
dallo Scrivente, si mossero altri primi possidentis il 
Marchese Theodoli , Imperiali , Testa , Trinchieri , 
Baccelli , e Zazza , dei quali altri con nuove Fab- 
briche, ed altri col rimodernare, ed ampliare le gia 
esistenti, nobilitarono eglino il paese con dei belli Pa- 
lazetti, e perfezionarono sempre piu i Fabri di ogni 
specie nella di loro professione. 

Dopo il gia lodato Mastro Giuseppe Luzj ora 
Sanvitese per domicilio, tra gli altri Sanvitesi nativi 
il piu idoneo Muratore, e Scarpellino abilissimo id 
sieme e il Signor Giuseppe Trinchieri, a cui lo Scri- 
vente fisso la regalia di uno scudo al giorno , pel 
la semplice sorveglian/a, e dirczinne della detta sua 
prima fabbrica. Ma Irovandosi divenoto sin dallora. 
come s'indico, il detto Trinchieri uno dei primi pos- 
sidenti di Santo Vito, 8 ■OHIO di grandi negozj, dopo 
di aver diroffo trc soli giorni i lavori della delta V:\b- 






brica , col prclesto di andargli a lavorare il Porfon- 
cino , ed i gradini della scala grande di essa Fab- 
brica, labbandono: e cosi dove chiamarsi il detto Luzj 
per capo Mastro inuratore della medesima. II Trin- 
chieri poi , oltre il Portoncino lavorato da esso ve- 
raraente bene, stacco in poehi giorni da un masso di 
pietra viva piu di cento Scalini larghi un palmo e 
mezzo circa, e lunghi piu di una canna: e perfezionati 
che furono, si abbelli con essi la detta Scala grande 
alio stile, e gusto di Roma. 

Altro Muratore idoneo, e Scarpellino insieme an- 
chegli al pari di Trinchieri e Lorenzo Quaresima 
nativo di Santo Vito: ma essendo questi un'eccellente 
Fochista al pari dei Fochisti di Roma ; sta quasi 
sempre occupato nella sua Polveriera, e nella Lavo- 
razione dei Fuochi artifiziali per tutte le feste, che 
si solennizzano nelle Citta , e Paesi di questa Pro- 
ivincia di Roma. Sicche, dopo il detto Luzj, i mu- 
jratori di Santo Vito si riducono ai due figli di esso 
Lorenzo Quaresima Carlo, ed Alessandro, che sono 
insieme due abili Scarpellini: ed e perfetto Muratore, 
e Scarpellino ancora Francesco Mastrantonio, e il suo 
figlio Giuseppe. Si vengono poi perfezionando nellarte 
di murare, i due fratelli orfani Filippo, e Giuseppe 
Cinti , che lo Scrivente raccolse fanciulli miserabi- 
ilissimi per istrada, dopo la morte del di Ioro padre, 
e li occupo nelle di lui fabbriche, per farli istruire 
jda Muratori, come per di loro buona sorte gli e riu- 
scito: ma non sono perfetti ancora. I Ferrari poi ido- 
:nei assai di Santo Vito sono Mastro Girolamo De- 
Paolis. e il suo figlio maggiore Giuseppe : Mastro 
Francesco Depaolis , e il suo unico figlio. Mastro 



56 

Gio: Battista Gentilezza e un perfetto Ferraro , e 
Chiavaro insieme: come perfetto Ferraro, e Chiavaro 
ancora e Mastro Marino Mainero figlio di Gio: Bat- 
tista , die fu un bravo Caldarajo morto non molti 
anni fa. Vi sono poi anclie altri semplici Ferrari , 
ed una quantita di Calzolai , clie non si nominano , 
per essere queste Arti troppo triviali, e comuni an- 
che nei piu inlimi paesetti della Proviucia, che usano 
anche le cioce. I Sanvitesi^ poi non kanno mai usato 
altri calzari, die scarpe ben fatte, altra prova della di 
loro nobile origine 7 e discendenza delle due citta di 
Vitellia, e di Amiterno. 

Assai piu della enumerazioiic^ di tali inflini Ar- 
tisti interessa qui il fare avvertire, che la classe su- 
periore dei Falegnami, la quale comincio a compa- 
rire perfetta in Santo Vito sul principio del secolo 
decimosettimo, come vedemmo, si e sempre mante- 
nuta nella sua perfezione sino al presentc. Poiche si 
sono distinti successivamente in essa tra i Sanvitesi 
nativi un Mastro Angelo Cinti , c assai piu di esso 
il di lui nepote Francesco Cinti, Bernardo Paoliani, 
ed al presente i due fratelli germani Fancesco , e 
Gio: Battista Mastrantonio. Tutti qucsti hanno sem- 
pre lavorato successivamente con dei bnoni Falegnami 
forcsticri, che non sono mai mancati in Sanlo Vito, 
come vi sono anche al presente un (al Mastro Gio- 
vanni De! Bianchi di Zaearolo, e il perfettissimo Eba- 
nista, e Falegnaine insieme Mastro Vincenzo D'Orazj 
Napolitano domiciliate) mil dal IS 10 in una casa dcllo 
Scrivenle, il quale e sommamente contento dei molti 
lavori da Falegname, e di Ebanista, che jjli ha fatto 

in lulli ;;li anni colla massiina esattezza. Lavora poi 

il detto Mastro Vincenzo D'Orazj in quality di v-M- 



57 
finato Ebanista per molti paesi, c citta vicine, c per 
non pochi Signori di Roma an cor a: e sta anche fa- 
cendo un' allicvo in persona del giovane Sanvitese Ago- 
stino Telli, die e stato gia istruito per piu anni da 
an bravo Falegname di Palestrina, per cui si spera, 
die riesca bene nclla difficile arte di perfetto Eba- 
nista: ma sotto un'ottimo direttore nil difficile valenti: 
tanto piu, ebe essendo il giovane apprendista orfano 
di padre, e madre, sta sotto la protezione, e bene- 
ficenza dello Scrivente da piu anni. 

Appartenendo alle Arti meccanicbe il saper mo- 
dulare gT Istrumenti da musica , si fa un dovere lo 
Scrivente di qui; natificare , clie uno dei piu eccel- 
lenti sonatori di Violino in Roma non guari tempo 
fu il celebre Giovanni Landoni nativo di Santo Vito 
di una civile , e comoda famiglia. Era egli in tanta 
stima presso tutti, che facevano a gara gli apprendisti 
di farsi istruire da esso ad ogni costo: e non si fa- 
ceva Musica strepitosa in Roma, se non era preseduta, 
e diretta dal nostro egregio Landoni, o da alcuno dei 
suoi piu rinomati discepoli. Quindi sonando egli sem- 
pre nei primi Teatri di Roma, e procurandosi, che 
facesse ad esso eco una scelta di buoni Cantori; chia- 
mava cosi a se Faffluenza di tutti i primi Signori, e 
di altri comodi amatori delle Teatrali rappresentazioni, 
che arricchivano giornalmente grimpressarii. E quando 
venne a domiciliarsi in Roma Carlo IV. Re di Spa- 
gna invasa dalle armate di Napoleone Bonaparte, nel- 
I! ora del suo pranzo aveva giornalmente nella gran 
sala del suo palazzo una scelta musica strumentale , 
ed era sempre alia testa di essa il capo sonatore di 
Violino Giovanni Landoni Sanvitese, il quale oltre lo 
stipendio vistoso, che percepiva dallo splendido Mo- 



58 
narca ogni mese 3 ne ebbe in fine la giubilazione vi- 
talizia in piena paga. 

Segui assai lodevolmente le tracce del padre il di 
lui primogenito RaiFaele Landoni , il quale peraltro, 
benche sia un perfetto sonatore di Yiolino, ama rae- 
glio da piii anni di fare il Computista unitamente al 
di lui fratello Michele presso i primi Signori di Roma 
Piombino, Borghese etc. ed hanno auraentata cosi la 
di loro possidenza tanto in Santo Vito, che in Roma, 
ove godono molta stima presso tutti. 

Santo Vito ha dato ancora un'eccellente Intaglia- 
tore, e Scultore in legno, e due Pittori. Lo scultore, 
e intagliatore sommamente raffinato fu il celebre Bar- 
tolomeo Canini, die era tenuto in parita colfinsigne 
Canova, questi nelle statue in marmo, e il Canini suo 
coetaneo nelle statue in legno. Tali furono, per esem- 
pio, la Statua colossale della Resurrezione di nostro 
Signore, che si conserva in Corneto con sua machina 
annessa: la Statua di Santo Antonio in Acquapen- 
dente : e la Statua , che si ammira nella chiesa di 
A raceli in Roma , e tante altre Statue ammirabili , 
che Tegregio Canini lavoro per le piu rispettabiti parti 
della nostra Europe, ed anche per FAmerica, come 
vedremo. Negl'lnfagli poi il Canini era talmente raf- 
finato, e perfetto, che molti Signori anche in Roma 
si sono aslcnuti di fare indorare le cornici di piu 
quadri iiisigni fade <la csso Canini., pet linesfimahilc 
preglO della soinmn linczza di esse cornici iiiimitaluli. 

E nacque da cid, che i primi Signori di Roma fii- 
cev.uio a isata di farsi adorajure i di loro appartamenti 

dal Canini. II primn a prol'iMai'iir In rawcdnlissimo 

Cardinal Fesce. Vedendo egli I'eccesso, die \i era 



59 
di vendere alia rinlusa i Quadri, che adornavano gli 
appartamenti , per abbellirli con carte damascate , o 
con apparent! stofii di Francia messi in gran moda 
sin d' allora; egli adotto quella moda ma in vece di 
vendere i suoi Quadri, li riservo ben custoditi, e pro- 
euro a suggerimento, e scelta di buoni intendenti pit- 
tori, di fare acquis to di altri eccellenti Quadri, non 
che di molte preziose pitture di buoni Autori , che 
faceva subito ripulire, e ritoccare da buoni pennelli, 
se ne erano bisognose. Reeludo in tal modo in Italia, 
ed in Francia una quantita grande di preziose pitture, 
che fece trasporfare al suo palazzo in Lione di Fran- 
cia : ed ivi fatti chiamare dei buoni Intagliatori , e 
Doratori da Parigi, li fece presiedere, e dirigere dal 
nostro Bartolomeo Canini, il quale npve interi anni 
consumo in quella faticosa lavorazione. Ma pote con- 
segnare in fine di essa airEminentissimo Porporato 
un' Appartamento da grandioso Sovrano per di lui 
uso, ed una Quadreria del tutto inestimabile, e Tunica, 
che potesse essere in tutto V orbe abitato. Quindi a 
compimento del benefieio, suggeri al suo Porporato 
di mandare, come fece, porzione dei Quadri di so- 
pravanzo al di lui nepote in Filadelfia degli Stati Uniti 
d'Ameriea, aflSggendo egli ad ognuno di essi un prezzo 
moderato. La sorpresa, che fecero in Filadelfia quelle 
rare pitture riccamente ornate, fu incredibile: e fu- 
rono tutte comprate spontaneamente ad un prezzo assai 
piu alto di quello, che vi era indicato in cifra nota 
al solo venditore. Quindi, per appagare le brame co- 
muni, si dovettero fare altre copiose spedizioni di detti 
Quadri sino all' esaurimento di tutti quelli da ven- 
dersi. E in tal modo la gloriosa fama del nostro Ca- 



60 
nini, come aveva egli preveduto, circolo in tutta l'Ame- 
rica, dalla quale gli vennero anche delle commissioni 
lucrose : e all' Emo Fesce resto in fine una Galleria 
grandiosa cii Pitture inestimabili, ed un lucro visto- 
sissimo fatto da esso in cjuelle spedite a Filadelfia. 

Al ritorno del nostro Canini a Roma, fu subito 
impiegato dal Governo, e dai primi Signori. Poicbe 
aspettando il Papa Pio VII. PImperadore d' Austria, 
che era per trattenersi qualche tempo in Roma, gli 
fece preparare un suntuoso appartamento nel cospicuo 
palazzo del Campidoglio, ove fu collocato anche il se- 
guito di sua Maesta Imperiale. Tutti i lavori del detto 
appartamento , in particolare le cornici di esso , ed 
altri intagli di molta considerazione erano ideati, di- 
segnati, ed in parte ancbe eseguiti di propria mano 
dal Canini, il quale sorvegliava pure gli altri lavori di 
rilievo, onde tutto collimasse ad una piacevole perfe- 
zione, e compimento lodevole deirimpresa. Quindi la 
piazza del Campidoglio era divenuta una Rottega di 
numerosi falegnami, lavorando gl'Intagliatori separa- 
tamcnte nei cortili coperti di essa piazza, ove accedeva 
il solo direttorc Canini, o clii ne faceva le veci in 
di lui assenza. L'Imperadore se ne mostro sommamenh* 
contento, ed ammirato: ed avendo dimandato del di- 
rettore Canini, si rallegro seeo lui, e disse, che gli 
avrebbe eommesso dei lavori ancb'egli. 

IVon sappiamo quali Possero quest! lavori , sap-* 
piamo pjerb, che i primi Signori di Roma amtnirati, 
e content! nel vedere ['appartamento adornato dal Ca- 
nini pel detto Imperadore, si fecgro ornare anch'eglino 
dal medesimo il proprio appartamento nel di loro pa« 
'ali furopo r appartamento del Principe Don 



61 

Palazzo Allieri , V appartamento dell,' Eminentissimo 
Cardinal Duca Mallei, l'appartamento dell'Emo Car- 
dinal Caceiapiatti, l'appartamento del Principe Bor- 
ghese , ed altri molti. Fece anclie molti lavori rile- 
vanti nei Mosei del Vaticano, ed altri per l'lnghilterra, 
per la Francia , e per tutte le piu rispettabili parti 
del mondo civilizzato, e colto amanti delle arti, della 
Pittura spccialmente, e della Scultura, le quali sanno, 
per cosi dire, animare in certo modo, e dar vita alle 
figure col colorito , e colle di loro mosse naturali , 
come si ammira, per esempio, nei due capi dopera 
di Michelangelo Bonarota, clie sono la Trasfigurazione 
di Nostro Signore sul monte Tabor, e la Statua in 
marmo di Mose seduto maestosamente, alia quale, ul- 
timata che fu, nei rimirarla il Bonarota , lese nola- 
bilmente un ginocchio con un forte colpo di martello, 
dicendole, per che non parli? Questi due Capi d'opera 
si ammirano la Trasfigurazione nei Vaticano , e il 
Mose nella Chiesa di San Pietro in Vincoli dei Roc- 
chettini in Roma. 

Santo Vito ha dato anclie due Pittori, Benedetto 
Testa, e Francesco Maria Mattiucci. Del primo fu 
regalata a Monsignor Testa una sua pittura in tela 
di cinque in sei palmi non disprezzabile in apparenza: 
ma avendola un giorno considerata insieme, fu con- 
cbiuso , dopo il rilievo di varii difetti, esser d' essa 
un'originale del vero guercino, che poco vedeva circa 
il delicato colorito, c le finezze dell' Arte nelle pro- 
porzioni , e nelle mosse naturali delF atteggiamento 
personale , trattandosi di una figura in piedi. E fini 
cosi lesame con una solenne risata , e con un lauto 
pranzo, che Monsignore dicde alio Scrivente, per averlo 



62 
fatto ridere assai, e distratto cosi alquanto dalle di lui 
letterarie occupazioni. 

Piu lodevolmente riusci nella Pittura Francesco 
Maria Mattiucci rispettabile, ed affezionatissimo amico 
dello Scrivente, che ne deploro Finaspettata morte sul 
fine del prossimo passato Anno 1851. Egli dopo di 
aver fatto con felice riuscita il suo corso di studj nel 
rispettabile Seminario di Palestrina , ando a Roma 
ad apprendere la Pittura sotto la direzione del cele- 
bre Cav. Gaspare Landi rinomato pel colorito , e vi 
riusci felicemente. Ma essendo rimasto senza genitori 
e possedendo lo Zio paterno , che lo aveva in cura 1 
un ricco negozio di Arte Bianca in Roma; voile fis- 
sarlo in esso contro il di lui genio per la Pittura. 
Avvenne da cio, che inasprito il giovane vivacissimo, 
fuggi a Milano, dove avvicinandosi il Carnevale, re- 
cluto molto denaro, per una quantita di Maschere bel- 
lissime, che fece in quella circostanza. Quindi richia- 
mato a Roma dallo Zio , che non aveva altro erede, 
torno imprudentemente a fissarlo nell'indicato Nego- 
zio, che mando a ruina in pochissimo tempo: essen- 
dosi forse unita in esso allinclinazione per la Pittura 
qualche altra inclinazione piu lusinghevole, e piu forte, 
col vivere lungamente in Milano, citfa di bel tempo, 
senza sorveglianza alcuna. Allora fu, che abbandonato 
dallo Zio torno in Santo Vito airamministrazionc del 
suo patrimonio: esercitandosi confcmporancamciitc nella 
Pittura, per cui abbiamo varii Quadri anche in tela 
grande fatti da esso in Santo Vito , ed ah rove non 
disprczzahili : 6 present <> al detto Monsignor Test a 

eeiebre letterato di Santo Vito due sue belliasune copia 

deUe due Aurore del (iuido Reni riiioiiialissime: <|iiali 



63 
eopif fatte in piccolo perletlamente furono gradite al 
801111110 da quell' ottimo Prelate buon conoscitore , e 
immiiicio Meccnate delle produzioni d' ingegno lode- 
voli : per cui regalo splendidamente il Mattiucci , e 
colloco le sue due Copie tra altri buoni Quadri , e 
stampe eccellenti nella di lui Galleria. Quindi sovve- 
iiiva egli spesso il Mattiucci, conoscendo bene, essere 
il medesimo un' uomo di merito 3 assai versato nella 
Storia , nella lingua latina , e nella Poesia : avendo 
quasi sempre in mano successivamente Orazio, Vir- 
gilio, Lucrezio, Tacito, Tito Livio, Sallustio, Cice- 
rone, ed altri classici latini: ed in tutti i passi oscuri, ed 
in altre diificolta rilevanti , che trovava in essi , ri- 
correva alio Scrivente, per esserne istruito. Lo stesso 
Scrivente , per compiacere il suo amico Mattiucci , 
avendogli istruito il suo unico figlio Gio: Battista nel- 
1* Aritmetica , e nelP Algebra , e non potendoglielo 
istruire, per altre sue molte occupazioni, anche nella 
Geometria, come egli desiderava; diede ad esso Fran- 
cesco Maria Mattiucci la Geonietria del Ximenes , 
onde glie la spiegasse da se, esibendosi lo Scrivente 
a spiegargliene qualunque Teoria oseura, o altre dif- 
ficolta , che avesse a trovarvi , come fece : e potfe 
istruire cosi esattamente nella detta Geometria il gio- 
vane suo figlio , che recatosi quindi a fare il corso 
di Filosofia nel Seminario di Subiaco; fece ivi un'ot- 
tima riuscita, e lo vedremo figurare grandemente in 
seguito nella Chirurgia. 

Poiche oltre le Arti puramente meccaniche, quali 
sono quelle, che abbiamo specificate finora, in Santo 
Vito si trovano colti\ate anche le Arti , che sono 
meccaniche, e scentifiche insieme, come e, per esem- 



64 
pio, la Chirurgia, la quale e un'Arte meecanica, e 
scientifica, quae mann cnrat„ dice Histero. In que- 
st'Arte di non poca diflicolta, il primo, clie comincio 
a distinguersi, ed acquistarsi lode tra i Sanvitesi na- 
tivi fu Giuseppe Ferrari, che lo Scrivente ha udito 
sempre decantare dai vecchi Sanvitesi, per la di lui 
attenzione, e vigilanza in tutte te sue cure, per cui 
il di lui figlio Paolo Ferrari, che studio la Chirur- 
gia in Roma , ove fu anche Matricolato , essendosi 
messo quindi in pratica sotto la direzione dell' atti- 
vissimo di lui padre; fece tante buone cure, ed acqui- 
sto tanta fama, che fu eletto Chirurgo Condotto nella 
citta di Frascati, ove si fisso, e visse lungo tempo , 
confermato ogni anno a pieni voti, per la sua soddi- 
sfacente, ed ottima condotta: e vi mori in fine in eta 
senile compianto da tutti. Tutto questo ci fa supporre, 
che non siano mancate al Chirurgo Ferrari delle cir- 
costanze di fare delle ottime cure speciali degne di 
lode. Poiche Frascati e stata sempre una citta popo- 
lata: in essa si e sempre veduta un'aflluenza grande 
di forestieri, altri per godervi il beneficio, e cainbia- 
mento dell' aria nelle di loro malattie , ed altri per 
semplice divertimento della vita: in essa pure e stata 
sempre la gran gara dei Signori di Roma nelle di 
loro lunghc villeggiature Autunnali. In Frascati dun- 
quc non dcvono esser mancate airabilissimo Chirurgo 
Ferrari delle circostanze di fore rilcvanli cure nella 
di lui professione Chirurgica: per cui si trovo sem- 
pre obbligata quella Afagistratara a confermarlo ogni 

anno a pieni VOtl nella <li lui Condotta. Ala s i j ; 1 1 o - 

rano, perchi niun benefico Scrittore ne ha Irasmcssa 



65 
Tistruttiva, ed utile memoria ai posteri, carent quia 
saero vate, al dire di Orazio Flacco. 

Peraltro del tutto fortunato fu in cio meritevol- 
jmente l'altro ottimo Chirurgo Sanvitese incomparable 
Giuseppe Baccelli, le di cui Chintrgiehe operazioni 
eclatanti furono altre riferite con somma lode nei Gior- 
jnali di Chirurgia ad istruzione di tutti, ed altre si 
jammirano nel Museo di Santo Spirito in Roma. Lo 
Scrivente si limita a riferire di questo suo inestima- 
bile amico una sola operazione, la quale, per essere 
quasi tutta nuova, e fatta colla massima avvertenza, 
e delicatezza, come osservo piii volte lo Scrivente in- 
vitatovi dallAmico operatore, in occasione che istruiva 
I'egregio di lui figlio Antonio nella Rettorica, e nella 
Fisiologia , sara essa sola bastevole a dimostrare la 
somma, ed incomparabile abilita del Baccelli nella sua 
^rofessione di Medico Chirurgo, ed eccola. 

Un tale Fra Michelangelo da Lucerna Laico Fran- 
escano di santa vita, stando nel Ritiro di Valentano, 
bbe in eta di 44 anni nella parte superiore dello 
^terno un tumore durissimo ripugnante alia suppura- 
kione, per cui il Chirurgo dove curarlo col taglio a 
broce: e cosi suppuro, e nello spazio di due mesi si 
bhiuse. Dopo due anni cominciarono a ripullulare altri 
jpiccoli tumori, i quali traseurati nello spazio di do- 
Jici anni , e quindi curati male nel decorso di due 
mni, il paziente in eta di circa 60 anni si vide ri- 
iotto in uno stato tale, che venuto in Roma nel Con- 
vento di Araceli, e fattosi osservare dai primi Chi- 
rurghi di Roma , questi giudicarono unanimemente, 
phe il male era incur abile: ed allora fu, che il Su- 
periore di Araceli mando linfermo al Ritiro di Ci- 

5 



1 



66 
vitella , raccommandandolo al Chirurgo condotto di 
Santo Vito Giuseppe Baccelli, per la somma fama 
che il medesimo godeva anche in Roma. Egli si fece 
venire il religioso in Santo Vito, e trovatolo nella sua 
eta di 60 anni tuttavia florido, e robusto ad onta del 
di lui male seriissimo, e quasi del tutto incurabile : 
lo sottomise primierameute ad una cura di cibi, e di 
vita dispositiva, e quindi alle operazioni curative. Egli 
cominciando dalla parte inferiore dello Sterno, sotto 
del quale era lo scolo di tutte le marce; ando facendo 
quasi ogni giorno con un piccolo trapano un foro 
nello Sterno tra la giuntura delle coste, e colla ta- 
naglia incisiva , ed altri strumenti di Chirurgia ta- 
gliando Tintermedio tra un foro, e Faltro; giunse in 
fine ad aprire tutto il petto in due parti, la confri- 
cazione delle quali cagionava al paziente una sensa- 
zione molesta, quando si moveva. Ma non fu cio di 
lunga durata: per che, tolta la carie da esse parti, ed 
asterse che erano, rimarginavano. 

Curato che fu il seno del petto , si accinse ad' 
aprire, e curare i seni del collo situati in esso pro- 
fondamente. II seno piu spaventevole era quello si- 
nistro, in cui, per evitare una qualche emorragia ir- 
reparabile di sangue, ed altrc funcstc conseguenze, lo 
apri, tagliando a poco a poco trasvcrsalincnlc nel suo 
attacco lo Stcrno-Mastoidco: e non faceva il second 
laglio , se non era rimarginafo il primo. In quesl 
modo coiiliiiiiando lapei'lura a seconda del seno; di- 
sgiunse la chmcola sinistra dall 'attacco dello Sterno* 
Nello stesso niodo opcro nel seno destro: e siccome 
la fesla della clavicola sinisda era piu grossa della 



:: 



07 
fcstra. percio colia tanaglia incisiva ne porto via una 
porzione, e le fece eguali. 

I aa tal cnra duro otto mesi, dopo i quali 1' in- 
terim) reslo perfettaroente guarito , e torno da se a 
piedi al llitiro, ove \isse altri molti anni in perfetta 
tolule, senza essere piu molestato dal suo male. 

Ouesta operazione fece dello strepito, e fii allora 
tofalmcnte nuova, dalla quale si appresero piu cose. 
l.° La riproduzione delle ossa anche in eta avanzata, 
essendosi rigenerata porzione dello Sterno, non meno 
che la testa della clavieola sinistra: 2.° potersi reci- 
dere trasversalmente il muscolo Sterno-Mastoideo l, 
senza che nascano sinistri effetti, qualora si adoprino 
le indicate eautele: 5.° potersi recidere le ossa piane, 
e spongose-, per curare i sottoposti seni , senza che 
ne succeda la carie: 4.° si descrive finalmente il ma- 
imale di una quasi nuova Chirurgica Operazione di 
aprire in due parti lo Sterno. Giornale Medico-Chi- 
rurgico di Alessandro Flajani Dottore di Medicina 
Volume 1.° 1808. 

E qui si avverta, che la riproduzione delle ossa 
nell'eta infantile il lodato Chirurgo Giuseppe Baccelli 
aveva gia provata col pezzo di tibia cariata, che re- 
vise ad un piccolo infermo in Monte Rotondo , che 
uandatolo poi al Dottore Giuseppe Flajani , lo fece 
juesti conservare nel Museo Patalogico. Giornale di 
Osservazioni, e riflessioni di Chirurgia di Giuseppe 
Flajani Volume 2.° Roma 1800. 

II prelodato Giuseppe Baccelli nobile in origine, 
ome vedremo in appresso , ed appartenente ora ad 
ma delle piu distinte , e comode famiglie di Santo 
Qto, fu fatto qui istruire dal di lui padre Ignazio 



68 
Baccelli nella lingua Latina, e nella Umanita, e Ret- 
torica insieme col cli lui fratello maggiore Gio: Bat- 
tista: e nel mandare al Seminario cli Palestrina que- 
sto ultimo , che divenne poi Sacerdote insieme col 
terzo fratello minore Don Francesco, egli voile andare 
a Santo Spirito in Roma, per farsi istruire nella Chi- 
rurgia, e nella Medicina, come fece con distinta sua 
lode: e prescelta quindi la Professione di Chirurgia, 
fu eletto Chirurgo Condotto in Monte Rotondo presso 
Tivoli. Ivi gli nacquero i due figli Ignazio, ed An- 
tonio, e la di loro sorella Palma, die sposo quindi 
il pubblico Notaro Adriano Cerasi, la prima famiglia 
bastantemente ricca di Pisciano limitrofo di Santo Vito. 
Durante il corso di pochi anni della cli lui perma- 
nenza in Monte Rotondo , fece istruire attentamente 
i due suoi figli nella lingua latina. Chiamato quindi 
alia Conclotta di Santo Vito, che vacava, per la morte 
del Chirurgo Giuseppe Ferrari Samitese , come si 
disse ; egli vi venne colla elezione a pieni voti , ed 
aumento della paga consueta. Qui affido V istruzione 
dei due suoi figli al degnissimo Sacerdote Don Carlo 
Gentilezza, che li perfeziono nella Grammatica della 
lingua latina, e li passo quindi alio studio deH'Uma- 
nita, che apprescro pcrfettamente. M a chiamato Don 
Carlo Gentilezza a Roma , ove si stabili ; il Iodato 
Chirurgo prego lo Scrivcnte a volcrgli istruire i dctti 
due suoi figli nella RcUorica , come fece con mollo 
piacere. Poiche frovo i due ollimi giovani assai ben 
istruiti nella lingua Latina, e nella (Jmanitfe, e dotal! 
il maggiore Ignazio di tin socio talento profondo , e 
riflcssivn, ed il minore Antonio di UU talento vivacd 

ed intraprendente. Per lo die ipiesti due giovani pro- 



Itfarono grandemente : e scrivevano , il maggiore in 
particolare, assai sensatamente, e con molta cleganza 
le Gonciuncolc laline , a norma del tema , e traccia 
■rispettiva, chc Java loro lo scrivente de' Sallustj. 

Preparati clie furono in tal modo i due pregevoli 
jjiovani, ramantissimo genitorc li mando a Roma, ove 
■lopo lo studio della Filosofia, secondando la di loro 
jincliiiazione , feee istruire il maggiore Ignazio nella 
*cienza legale, in cui lo vedremo in seguito Avvocato, 
3 Giudice, ed il minore Antonio si applico alia Chi- 
-urgia, e dopo di essa voile apprendere anche la scienza 
nedica, per cui e in oggi uno de'componenti il Col- 
egio Medico-Chirurgico di Roma: e gode molta stima 
n detta Metropoli nelle due facolta. Lo Scrivente 
ivrebbe molte belle cure fatte da esso Antonio Bac- 
illi in qualita di Medico-Chirurgo: ma non avendo 
?sse luogo in una piccola Storia, quale e la presente; 
I limita ad indicare la seguente soltanto, per far co- 
Loscere la bravura del Professore. 

Un tal'Angelo Umani di Castel Nuovo di Tarsa 
i circa anni 28 di professione campagnolo comincio 
d avere nella spessezza, e nel mezzo della guancia 
inistra un piccolo tumore alquanto duro, e indolente, 
he egli trascuro per lo spazio di circa un'anno, se- 
uifando i suoi lavori della campagna. II tumore pero 
lello spazio di un'anno crebbe in guisa, die atterrito 
I giovane, si fece osservare dal Chirurgo del paese, 
I quale avendo veduto, die sotto il labbro superiore 
iopra Parco alveolare esisteva una piccola postema ; 
apri colla lancetta, e ne usci della marcia sciolta per 
irca tre giorni , dopo i quali V aperlura si chiuse. 
ntanto pero il tumore della guancia cresceva a di- 



70 
smisura: ed essendosi sviluppata una febbre quotidiana 
subentrante con forti rigori di freddo, tremori, e vi- 
vissime pulsazioni nella parte offesa , indizj tutti di 
un'interno morbo marcioso, atteso che dum pus con- 
ficitur, puhatio, febris, ct dolor, fa consigliato il pa- 
ziente a portarsi in Roma, per farsi curare, come fece 
nel principio del 1829, fissando il suo domicilio nel- 
1' Albergo della Madonna SSma di Loreto presso Santo 
Eustachio. Osservato ivi, ed esaminato da varii Pro- 
fessori, giudicarono la di lui malattia mortale, ed in- 
curabile. L'albergatore Benedetto Cherubini vi chiamo 
allora il Chirurgo xlntonio Baccelli , il quale trovo 
T infermo con una enfiagione di viso totalmente mo- 
struosa, e spaventevole: e dai sintonii avendola giudi- 
cata proveniente da un qualche fungo nella cavita della 
mascella sinistra superiore ; riputo anch' egli il male 
di cura diflicilissima: sapendo bene, che anche nel- 
TAccademia Reale delle Scienze di Parigi questi mali 
erano stati giudicati incurabili, e mortali da un con- 
gresso dei migliori Chirurgi. Cio non ostante mosso 
dalle preghiere dell'Albergatore, e degli astanti, si de- 
termine) a curarlo. 

Egli, dopo di aver preparalo il paaiente con un 
certo metodo di vita, e di cibi per piu giorni, pen 
tbro una mattina con un piccolo trapano la parte anj 
teriore del seno mascellare sinislro L'esito di un'icori 
sanguinolenlo, e (clidissimo, lo awerti, che aveva pel 
netrato ncll' anfico. Turnln allora il foro con mi cJ 
rino a forma di < hiodo , c riapertolo la sera , sorli 
in maggior copia materia icorosa, e puzzoleitfe. L in- 
domani csploro con UH0 spccillo d" a r gen to la caviB 
del seno, e la ravviso ripicna Inlla di una carne fun- 



71 
ftea , dalla quale , dopo la detta esplorazione , usci 
molto sangue sciolto, e freno l'eniororgia, turando il 
foi-amc con una (orunda di iila ben calcate : e fece 
in fine riapplieare sul tumore il consueto empiastro 
di farina di seme di lino. 

Accertato clie fu della precisa qualita del morbo 
ronsistente in un fungo sanguigno o canceroso del- 
I'Aiitro iVIgmoro^ per estirparlo , e guarirne il pa- 
dente nel miglior modo possibile, egli colla massima 
delicatezza ingrandi il foro da lui fatto , portandone 
via a diverse riprese piu pezzi di osso notahili colla 
lanaglia incisoria: e quindi per mezzo di una forbice, 
t della errina estirpo a poco a poco tanta carne fun- 
yosa, che ne empi a colmo un piattino da chicchera. 
Lo sgorgo del sangue, durante Foperazione, spavento 
fli astanti., ed il paziente in fine di essa operazione 
badde in un deliquio , e fu attaccato anclie da una 
febbre convulsiva con rigor i di freddo: cose tutte, che 
urono perfettamente curate dalFattento Chirurgo ope- 
atore 1 il quale non rinnovava Foperazione , se non 
irano cessate le febbri, e si era rimesso bene il pa- 
;iente. Tre volte dove ripetersi una si ardua ope- 
azione , che fu sempre accompagnata dalle stesse 
paventevoli conseguenze., e sempre dove estrarsi dal- 
anlro un piattino da chicchera colmo di carne fun- 
i;osa. Peraltro dopo la terza operazione V infermo 
jesto perfettamente guarito , col suo viso naturale , 
enza enfiagione alcuna, e col suo pallido colore con- 
Nieto : ed in tale stato di perfetta salute , dopo tre 
pesi di cura, parti da Roma per la sua patria, ove 
ono ora circa 22 anni che gode ottima salute , ed 
a sempre mandato , e manda continue benedizioni , 
i ringraziamenti alia benefica mano che seppe curarlo. 



72 

L'indicata operazione si trova esposta minutamente 
nella erudita, ed elegante Memoria voluminosa, die 
il lodato Operatore Antonio Baccelli mando in Mi- 
lano alia Societa degli Edit or i degli Annali Uni- 
versali delle Scienze e delVIndustria, la quale aven- 
dola giudicata di unanime consenso degna della pub- 
blica luce, per la comune istruzione, la fece pubblicare 
colla stampa nel 1 839. 

Lo Scrivente consiglia i giovani amatori di una 

talarte scientifica a leggere la detta Memoria , per 

la riunione in essa di tante istruttive notizie, che vi 

sono: e li fa insiememente avvertiti, che l'encomiato 

Chirurgo Antonio Baccelli e continuamente oceupato 

in cure difficilissime della sua Professione. Per esem- 

pio , ad una donna giovane della Casa Fantini del 

Piglio di Anagni dove recidere in Roma quattro coste 

cariate, per guarirla da un seno fistoloso: ed in Set- 

tembre del 1851 prossimo passato stava curando nello 

Stradone di San Giovanni Laterano in Roma sudetta 

un Vescovo Armeno, il quale aveva cariate, e mar- 

ciose tutte le coste , per cui lo Scrivente , dopo di 

averlo veduto condottovi da esso Antonio Baccelli , 

gli disse francamente, che stava egli curando un ea- 

davere. E per siffatle cure strepitose, e per la com 

versione , che procuro al Cattolicismo di un nobile 

Luterano , mentrc curava la di lui sorella Monaca , 

Pio IX lo elevo non guari tempo all'ordine de' Ca- 

valieri con una bella Croce , ed onorifico Diploma 

ossia Breve , che gli mando , facendolo inteso , chl 

alia nobile qualilica di eeecllenle Medico-ChirurgO 

aveva sapulo accoppiare anche la qualilica di Apostoloi 

Termino pertanto questo breve Gonunentario coirav- 



/o 
jpertire chi legge, (> ' ie se I'egregio Cavaliere Antonio 
paccelli cotanto lodevole nella sua Professione non ha? 
supcrato ancora in essa l'ottimo di lui genitore, egli 
dappresso il segue, e la sua gloria imita. 

Lodevole altresi . e benemerito grandemente alia 
societa si e reso 1' egregio Cavaliere Antonio Bac- 
celli , per 1' ottima educazione , che ha saputo dare 
alia sua numerosa famiglia in ambedue i sessi. Poi- 
che, dopo aver'egli esplorato con sagace avvedutezza 
la buona inclinazione de suoi figli , li ha fatti edu- 
care, ed istruire talmente in essa , che si sono resi 
tutti lodevoli, e distinti nelle di loro occupazioni. 

Guido primogenito, percorso che ebbe colla mas- 
sima lode gli studii di Umanita, e Rettoriea, e quei 
di Filosefia come alunno nel nobile Collegio Ghislieri 
sotto i Padri della Compagnia di Gesii nell'Univer- 
sifa Gregoriana; compi la carriera quadriennale degli 
studii di medicina nella primaria Universita di Roma, 
prendendo nell'epoche determinate dalla legge i gradi 
Accademici di Baccalaureato , e Licenza , non che 
i premii delle medaglie di argento nei concorsi an- 
nuali, previi gli esami rektivi. 

In fine del quarto anno negli ardui , e rigorosi 
esperimenti delle Lauree ad honorem, e ad praemium 
col voto universale del Collegio della facolta conse- 
gui la prima laurea ad honorem, e due medaglie d'oro 
del valore di scudi sessanta. 

Questi risultati di raro talento ci presagiscono 
con fondamento, qual sia per esserne Fabilita, e pe- 
rizia nell'arte salutare, allorche avra compiti gli anni 
di pratica, che sta facendo nell'Archiospedale di Santa 
Spirito. 



74 

Augusto, e Gio. Battista altri due successivi fra- 
telli, dopo di aver compito g*Ii studii di Belle Let- 
tere, e di Filosofia nelF Universita Gregoriana sotto 
i Reverend! Padri Gesuiti, il primo come alunno del 
Gollegio Panfilii , e il secondo alunno del Collegio 
Capranica, studiano ora la Legale nell'Universita Ro- 
niana, compiendone Fanno secondo, dopo di aver con- 
seguito in line del primo premiazioni di medaglie d'ar- 
gento, ed il grado di Baccalaureato. 

II quarto fratello trovasi alunno nel Seniinario 
Romano , ove studia ora lodevolmente la Filosofia , 
avendo riportato nella Umanita, e Rettorica annuali 
premiazioni di medaglie d'argento. Questi trovasi gia 
insignito della Tonsura, e dei quattro Ordini minori: 
e da ottime speranze di felice riuscita nello stato ec- 
clesiastico, che si e prescelto. E cio basti dell'indi- 
cata famiglia, trovandosi il quinto maschio chiamato 
Pietro di anni dieci nel Collegio de' nobili in Ti- 
voli dePadri Gesuiti , che ne parlano assai vantag- 
giosamente. Le tre sorelle Camilla, Teresa, c Caro- 
lina vennero tutte educate more nobilium dalle Dame 
del S. Cuore nel Monastero di Santa Rulfina in Roma 
con molto prolltto nella pieta, nel tratto, uei rieaini, 
e nelle lingue di nioda Francese, ed Inglese. 

Allro illuslre Chirurgo Sanvitese, die si va pep- 
fezionando, h il gia indicate Gio: Battista Riattiuoci, 
il quale dopo il suo lodevole eorso di Filosofia nel 
Seniinario di Suliiaco, ando a Romaic rieoulo anio- 

pevolmeitle in sua rasa dal lodalo Sig. Cavaliere Me- 
dico* Cliinirgo Antonio BacoeHL, questi lo feet istroirt 

nella sua ProCcssione di ChlFUrgMt, orcupandovisi noli 

poco audi eglt , per cui lo rendi talmente istruito, 



75 
die essendo vacata , dopo pochi anni , la Condotta 
Chirurgica nella rispeftahilc CiUii di Segni, fu con- 
jfeiito ad rsso Chirurgo Gio. Battista Mattiucci: ed 
e state coafermalo ogni anno in cssa per i suoi buoni 
portamenti. 

Dalla Chirurgia passando ora alia Scienza Me- 
dica , il prinio , che si occupo in essa con qual- 
ehe lode tea i nativi di Santo Vito, fu Pietro Paolo 
Gentilezza, il quale esercito la sua Professione nella 
sola sua Patria \ forse perche , essendo di una fami- 
glia nobile, e assai comoda, non si euro mai di \e- 
runa condotta. Poiche la delta famiglia Gentilezza 
comincio in Santo Vito dal nobile Capitano Pietro 
Gentilezza di nazione Tedesco , e di professione mi- 
litare, il quale, sposato che ebbe in Roma la figlia 
del Cavaliere Buri Spagnolo, si mise al servizio mi- 
litare in qualita di Capitano colla gran Casa Colonna: 
e quando il Principe Colonna divenne anche Marchese 
di Santo Tito chiamatovi dai Sanvitesi, come si disse, 
era Capitano de' suoi militari il detto Pietro Genti- 
lezza, ad uso del quale il novello Marchese Colonna 
fece fabbricare una Casa presso il suo Palazzo Ba- 
ronale , come si vede anche al presente , per averlo 
sempre pronto ad ogni suo cenno : e si diporto in 
tutte le guerre cosi valorosamente, che il lodato Ba- 
rone Colonna gli diede in premio molti buoni terreni 
in Ciciliano, che la Casa Gentilezza possiede in gran 
parte anche al presente. In seguito la delta Casa Gen- 
tilezza ebbe altro Capitano Annibale Gentilezza , il 
quale nella distruzione di Ampiglione era alia testa 
dei militari Sanvitesi, i quali combatterono con tanto 
valore , che ne ebbero in premio tra le altre molte 



76 
cose la campana grande della dentolita Chiesa di Am- 
piglione: la qual campana fu messa nella Chiesa di 
Santa Maria de Arce, come a suo luogo fu detto. 

Trovavasi pertanto il prelodato Medico Pietro 
Paolo Gentilezza bastantemente ricco, benche diviso 
dai di lui fratelli Angelo Antonio, e Gaetano, i quali 
costituirono cosi tre ricche case della descritta no- 
bile famiglia Gentilezza, convivendo con Gaetano il di 
lui fratello minore Alessandro , ed il quinto fratello 
era Missionario professo in Roma. E si fa qui av- 
vertire per una guerriera costumanza di quei tempi , 
che il primo Capitano Pietro Gentilezza Tedesco in 
tutte le difficili guerre d' impegno sanguinose com- 
batteva sempre tutto coperto di ferro, avente un'alto 
Cimiero di ferro assai compatto, busto e maniche di 
ferro flessibili , cosciali di ferro , e stivali di ferro 
ben messi , e flessibili nelle ginocchia in guisa , che 
conservavansi sempre coperte nell'articolarle comunque. 
Di tal vestitura servivasi anche il secondo Capitano 
Annibale: e nell'indicata divisione fu divisa tra le tre 
famiglie , dalle quali si conserva tuttavia , e fa una 
piacevole sorpresa il vederla. 

Trovandosi dunque il prefato Medico Pietro Paolo 
Gentilezza bastantemente ricco di sua casa , accetto 
con gradimento la Condotta Medica conferitagli nella 
sua patria, e non si mosse mai da essa , servendola 
sempre eolla massima attenzione, ed impegno sinche 
Nisse. Ma non fece alfretfanlo il di lui figlto <iio. Bat- 
tisla, al quale fu conferila la slcssa Coudotta, dopo 
la compianta morte del padre. Poiehfe avendo quest] 
tenuto Iiinffo tempo in Noma il detto di lui BgliO) a 
farvi il COrSO de' suoi sludj, e fattolo qiiindi islruire, 



77 
e laureare nclla Profcssione Medica, egli venae assai 
di buon'animo ad esercitarla in Santo Vito: ma per 
la stima grande, che godeva, essendo chiamato spesso 
dai vicini paesi nelle difficili malattie, e trattenendo- 
visi egli volentieri, per gli ottimi trattamenti, che gli 
davano, erano trascurati non di rado i malati di Santo 
Vito , per cui dopo il lasso di non poclii anni , la- 
mentandosi grandemente i Sanvitesi; egli rinunzio la 
condotta medica della sua patria, e si diede a girare 
per Medico Condotto nei circonvicini paesi, piu per 
proprio divertimento, che per animo stabile di per- 
manere lungo tempo in ognuno di essi : e cosi nel 
lasso di non molti anni percorse le seguenti Condotte 
di Trivigliano, della Colonna, di Rocca Canterano, 
di Afile, del Piglio, della Torre, di Anticoli di Cam- 
pagna, e di Ciciliano: nelle quali popolazioni era amato 
grandemente da tutti, essendo un'uomo allegro, e fa- 
ceto , assiduo nelle cure, e di un tratto cordiale, e 
piacevole con tutti: disponendo cosi ad ogni ceto di 
persone senza distinzione alcuna, la sua Gentilezza. 

Alia scienza medica, piu che alia Chirurgica va 
unita inseparabilmente la Chimica, che costituisce il 
fondamento , e la base della Farmacia : e non si da 
Farmacista o Speziale perfetto, e veramente lodevole, 
se non conosca per teorica , o almeno per pratica i 
principii , e le operazioni della Chimica. Ma si fatti 
Farmacisti o Speziali appena si trovano nelle Capi- 
tali. Nei paesetti, e nei piccoli Capo-Luoghi, come 
Santo Vito, gli Speziali operano quasi tutti per una 
mera pratica. 11 primo Speziale di Santo Vito fu 
Andrea Gentilezza figlio del lodato Medico Pietro 
Paolo Gentilezza , dopo del quale tutti gli Speziali 



78 
di Santo Vito sono stati della casa Ferrari, una delle 
famiglie distinte del paese: ed al presente vi e il pre- 
gevole giovane Carlo Maria Telli, che discende per 
parte di Madre dalla casa Ferrari anch'esso. Egli e 
un bravo Farmacista, essendo stato molti anni in Roma 
ad apprendere la sua professione. Peraltro piix assai 
di Lui e lodevole Paltro Farmacista Sanvitese, che 
fa ora lo Speziale a Termini in Roma, Pietro Gen- 
tilezza, il quale, dopo di aver fatto il corso di Ret- 
torica, e di Filosofia nel Seminar io di Palestrina in- 
sieme col di lui fratello minore Don Carlo nominato 
di sopra, il di lui padre Gio. Battista Gentilezza gia 
da noi prelodato, per secondare la di lui inclinazione, 
lo mando ad apprendere la Farmacia in una delle 
prime Spezierie di Roma, ove lavveduto giovane pieno 
di vivacity e di talento unitamente alia Farmacia ap- 
prese anche la Chirurgia. Quindi nella prima inva- 
sione di Roma fatta dagli armati di Napoleone Bo- 
naparte sul fine dello scorso secolo 1800 il detto gio- 
vane Pietro Gentilezza fa falto Chirurgo, e Farma- 
cista dei militari Francesi stazionati in Roma: e nella 
di loro partenza lo condussero seco loro a Parigi , 
ove si perfeziono, coU'apprcnderc la Scienza Chimi- 
ca, la quale, come fu detto, costituisce il londamenfo, 
e la base della vera, e periella Farmacia. Ed avcndo 
acquistato in tal modo il lodato giovane Gentilezza 
una sliina inaggiore prcsso i Capi dell Armala Fran- 
cese , fu confermato viemaggiormenie nel suo grado 
di Chirurgo d'Armala, c lo cscreilo scmprc con lode 
nello spazio di 18 amii , dopo i <|iiali nella cadiifa 

di Napoleone torni a Santo Vito per poco tempo . 

ed anclo poi I I'arc lo Spezialc in Roma , ed ha la 



7<) 
sua Spezieria in oggi a Termini, come si disse. K 
qui mi sia permesso di avvertire per bene del pub- 
blieo, che il medico, il ehirurgo, e lo speziale costi- 
tuiscono in ogui paese il Triunvirato Sanitario in- 
tcrcssantissimo, da cui puo dipendere il buon'essere, 
e la vila medesima degT individui. Onde fa d' uopo, 
badare bene a fame la scelta, e renderli quindi con- 
tent!: altrimenti e meglio di non averli, per gl'iniiiiiti 
fatti tragici, die leggiamo nelle Storie da comporne 
mi grosso volume spaventevole, per piu rapporti. 

Dopo le indicate cose , al compimento della col- 
tura di Santo Vito, a norma della istruzione in genere 
dei popoli civilizzati, altro non resta alio Scrivente, 
se non che il parlare della Scienza INotarile , della 
legale, e della Ecclesiastica nella di lui Patria. 

Tralasciando dunque le tante etimologie, e deri- 
vazioni del nome Notaro, che possono osservarsi nel- 
T Opera IXotarile del Vitali, si avverte soltanto, che 
i Notari furono cosi chiamati dal notare che eglino 
fanno con precisione, e chiarezza le notizie, che ad 
essi si affidano, onde le conservino sempre gelosamente 
nella di loro identita specifica , senza cambiamento , 
o variazione alcuna, per gli usi, che possono farsene 
in seguito. Ed e nato da eid, che i Notari sono stati 
sempre trascelti nel ceto delle persone di sperimen- 
tata probita, ed istruite a sufficienza. Quindi non fara 
meraviglia, che il primo IVotaro nativo di Santo Vito 
sia stato il celebre Arciprete di San Biagio Don Por- 
firio Denni, il quale ebbe per coadjntore in tutte le 
cose il suo fratello germano Don Aquilanle : rinve- 
pendosi in loro due, a preferenza degli altri Sanvitesi 
xi quei barbari tempi le indicate doti di un perfetto 



80 
Notaro. Per lo che lavveduto Pittore, che nel 1609 
dipinse a muro nell' Altare maggiore di questa Chiesa 
Arcipretale di San Biagio il grandioso Quadro del 
Santo Pontefice martire, il quale sorprende anche al 
presenter gli effigio a destra il lodato Don Porfirio, 
ed a sinistra il di lui germano Don Aquilante, per 
immortalare il nome di quei due degni Sacerdoti, che 
onoravano la patria, e nobilitavano non poco la di loro 
famiglia, la quale doveva essere sin da quel tempo 
bastantemente comoda , per aver fatto educare , ed 
istruire non senza molto dispendio, nel Seminario Pre- 
nestino della Diocesi due rispettabili Sacerdoti. Con- 
serva poi la Casa Denni un'Alabarda, ed altri arredi 
proprii di un militare distinto Pietro Denni di detta 
casa , il quale , se non fu un terzo Capitano dopo i 
due lodati Capitani di casa Gentilezza Pietro Paolo, 
ed Annibale, deve essere stato per lo meno un sotto 
Capitano, o altro supplente dei medesimi nelle tante 
guerre fatte dai Sanvitesi contro i popoli circonvicinij 
che li cimentavano frequentemente. 

Dopo il lodato Notaro di casa Denni , gli allri 
Notari Sanvitesi posteriori furono per lungo tempo 
delle case Canini, Testa, e quindi della Casa Bat- 
tistoni: e tra questi i piu rispetlabili furono Vincenzo 
Canini, Pietro Testa, Benedetto, Demetrio , e il di 
lui (iglio Francesco Maria Ballistoni, che mori assai 
giovane: ma il Notariato si eaercitava gia dapiikannl 
dal di lui zio paterno Domenico Antonio Battistoni 1 
che t stato il Notaro pin lodevole di tutti gli altrl 
indicali di casa Ballisloni, avcndo goduia una soininii 

facility, e chiarezza nello scrivefe con precisione: eJ 
era sempre breve, e concettoso, per la sua sagacity 



81 
» hinga pratica notarile. Era poi unuomo oncstissimo, 
I quale uegl Istroinenf i ordinarii non faceva spendere 
>iu di venticinque bajocclri , o tre paoli per ognuno 
li essi : non essendovi allora la carta bollata , ne il 
Registro. Stantc poi qucsta tenue spesa , egli rogo 
iiollissimo , non conoscendosi affatto in quel tempo 
ici contratti di compre, e vendite le Scritture pri- 
atc, ehe sarebbe stata una pazzia il farle, spenden- 
losi quasi lo stesso nel Rogito Notarile , autentico , 
A incontrastabile. In seguito poi essendosi ordinata 
a carta bollata, e il Registro, ed Ipoteca in tutti gli 
Vtti Notarili ; si cominciarono a fare le compre e 
endite per carte private, ed i Notari in Santo Vito 
pecialmente pochissimo attitarono. Per csempio, dopo 
a compianta morte del detto Bomenico Antonio Bat- 
istoni , venne V altro Notaro nativo di Santo Vito 
Jiovanni Depaolis, il quale nel corso di circa venti 
nni fece pochi Rogiti : e dopo la di lui morte, fu 
atto IVotaro , ed Archivista di questo Capo luogo 
istruttissimo giovane Camillo Trinchieri nativo di 
Janto Vito di una delle prime famiglie, e dei primi 
ossidenti. Egli dopo di avere studiata con molto pro- 
tto FUmanita, e Rettorica nel Seminario di Pale- 
trina, ando in casa di una sua zia in Roma ad ap- 
rendere la Filosofia, e la Matematica nelle pubbli- 
he Scuole de'Padri Gesuiti nel Collegio Romano., 
ve in fine di tali stuclii ottenne il grado di Baccel- 
: ere , che e una specie di Laurea Dottorale assai 
norifica. Passo quindi alio studio della Legale nel- 
Arcliiginnasio della Sapienza, ed ivi ancora fu di- 
into in fine col Chirografo di Liccnziato, non es- 
3iido mai concorso alia Laurea Dottorale, essendosi 

6 



82 
deciso di fare il semplice Curiale. Per lo die passo 
subito alio studio del celebre Luigi Acquaviva Cu- 
riale Rotale , il quale conoseiuta ben tosto 1' abilita 
grande del suo nuovo giovane Trinchieri, lo fece su- 
bito suoAjutante di Studio, cbe disimpegno semprc 
con piena soddisfazione. Ma morto dopo qualche annc 
di un colpo apopletico istantaneaniente il detto Acqua- 
viva , per cui fecero vacanza in quel giorno tutti ij 
Tribunali di Roma, pel dispiacere di una tanta per- 
dita, e percbe Acquaviva aveva riunito nel suo Studio 
quasi tutte le primarie Cause delle Marche, alle qual 
apparteneva anch' egli ; il giovane Trinchieri stimc 
bene d' istruirsi , come fece , nella pratica INotarilc 
presso uno dei primi Notari di Roma: e cos\ elett( 
Notaro, ed Archivista in Santo Vito, si ritiro in que 
sta sua patria, ove e stato anclie Vice-Govcrnaton 
con piena soddisfazione. Egli e un Notaro totalmcnt* 
perfetto, che potrebbe fare un'ottima figura anclie ir 
Roma, come ve la fa da molti anni l'altro peritissimc 
Notaro Sanvitese Angelo Testa, il quale trovasi pre 
sentemente Segretario, e Cancelliere della Rev: Cam 
Apostolica a Monte Citorio: e cio basti per indican 
la cultura Notarile in Santo Vito. 

Passando ora alia cultura Legale, il primo, chi 
si distinse in cssa tra i Sanvilesi, fu Pottimo gcnilori 
deirulliino ISolaro Giuseppe Testa, il primo Signorc 
e primo possidenlc di queslo Capo Luogo, il quail 
trovandosi gravaln di dodici figli sei maschi , e se» 
feminine, die Be li vedttra liilli grandierUi intorno a si 
timumam neveUae olivtrttm in eircuitu mcnsac suae 
per edacarli, e cottocarli decentemcntc , senza dirni 

nuire la sua vislosa possidcnza , trovandosi di avert 



83 
ppreso con molto prefitto gli studj legali in Roma, 

be aveva ottenuto anche la Laurea Dottorale col 
itolo di Awocato ; si mise in giro di Governatore 
idle primarie Cilia della Provincia di Roma, comin- 
iando la sua carriera in Subiaco, da dove passo sue- 
cssivainentc, e sempre con molla sua lode, e piena 
oddisftzione di tulti in Tivoli, in Anagni, ed in Fu- 
igno, ove divenuto veecliio fu giubilato in piena paga. 
i sommo Ponlefice Pio IX dietro V Istanza promossa 
alia Municipals Magistratura di Anagni nel 28. Giu- 
no 1846, derogando alia osservanza delle disposi- 
ioni disciplinari stabilite col Motu Proprio della Sa: 
le: di Leone XII del 21. 8bre 1827. approvo, cbe 
?nissc ascritto nelF Albo de' Patrizj di detta Citta. 
'Anno segueute poi nel di 9. Novembre 1847. me- 
tallic la Deputazione Araldica composta di molti Si- 
lori Anagnini riuniti insieme, per disposizione So- 
ana dello stesso Pio IX, dopouna minuta, e rigorosa 
scussione delle qualita, e meriti personali di tutta 

famiglia deIFAvvocato,e Giudice Giuseppe Testa, 

aggregata alia stessa Nobilta Anagnina delle dodici 
telle tutta la detta famiglia ancora colle debite con- 
zioni, e cautele specificate nel ftobile Diploma, clie 

ad essa conscgnato , e letto dallo Scrivente con 
olto piacere, per Fesattezza di esso. 

Altro Legale rispettabile nativo di Santo Vito e 
nobile Cavaliere delFOrdine di S. Gregorio Magno 
etro Testa figlio dellencomiato Governatore, di cui 
>ui Fcsempio nel 1835. Egli comincib la sua lo- 
kole carriera di Governatore in Marino , chc ne 
j molto contento, e dopo di essere stato con piena 
ldisfazione nei popolati, e colli paesi di Palombara, 



84 
e di Genazzano, passo siiccessivamente alle Citta di 
Matelica, e di IVoreia : ed e ora da piu anni in Citta 
di Castello assai rispettabile. Questo commendevole 
Governatore gode molta stima anclie presso il re- 
gnante Sommo Pontefice Pio IX , il quale appena 
assunto al Trono lo dichiaro Cavalier e come sopra, 
e lo distingue spesso con segni di onore, come fece 
in Settembre dell'anno 1851, in cui essendo andato 
a eongratularsi del di lui felice ritorno a Roma, dopo 
l'estinta Repubblica, gli diede una bella Medaglia col 
di Lui Busto inciso al naturale. 

Altro Governatore, e Notaro Sanvitese lodevole I 
al pari dei due indicati per la di lui onorata carriera 
assai lunga, e il pregevole Eutimio Battistoni figlio 
del Notaro Domenico Antonio Battistoni nominato di 
sopra. Egli comincio ad esercitare V arduo impiego 
di Governatore locale assai giovanc nel principio del 
nostro secolo 1800, e dopo altri molti Governi, andb 
Governatore nelle Romagne alia cospicua Citta di 
Cento di circa sei mila anime, e di li a Palestrina , 
ove fu pensionato onorevolmente quasi in picna paga, 
per cui si trasferi a Tivoli colla sua famiglia. Ivi es- 
scndogli morta di un colpo apopletico 1' amata eon- 
sorte, abbandonato Tivoli, e venuto a conviverc col 
suo liglio Luigi, die trovasi Medico Condotto in que- 
sta nostra patria comunc, la quale godeva gia da piu 
mesi deU'acquislo fatto in lui di un' cccellentc Me- 
dico diligenlissiino ; ma prolessa ora al medesimO 
una doppia riconoscenza, per essersi per di lui mezzo 
riunito con noi anclie il di lui ultimo genitOPC. 

Oil re i he imlicali Legal! , fe nalivo di Santo 
Vilo auche lYsimio Iguazio Baccclli, il quale al dire 



85 
li Virgilio, s'innalza nclla Legale al di sopra degli 
altri tre sudetti 

Quantum Icnta solent inter viburna Cuprcssi. 

Egli dopo di averc appreso perfcttamente nell'Ar- 
diiginnasio dclla Sapicnza in Roma con somma lode 
a scienza legale in tutti i suoi rami, e ne ebbe ri- 
jortata la Laurea Dottorale ad honorem in utroque 
lure; fu fatto anche Avvocato: ed esercito questo ar- 
luo grado di Legale con piena soddisfazione, e van- 
aggio di quelli , clie avevano la sorte di farsi assi- 
>tcrc da Lui: non assumendo egli mai alcuna Causa, 
>e non l'aveva prima esaminata attentamente , e non 
>i era accertato di poterla sostenere con felice riu- 
>cita. E nasceva da cio, clie tutti i Clienti avveduti, 
5 di buon senso^ si presentavano ad esso, per essere 
lifesi, o per sentirne almeno il parere, per di loro 
•egolamento , e cautela : come fece piu volte anche 
o Scrivente. Quindi era egli applicato continuamente, 
)er le sue molte Clientele, e per non poclii Prelati, 
>d anche Cardinali impiegati nelle Giudicature, che 
acevano a gara, per averlo in qualita di loro Udi- 
ore segreto. Per esempio, quando lEmo Odescalchi 
ra Uditore della Sacra Rota, aveva per suo Uditore 
egreto FAvvocato Ignazio Baccelli , che seguito ad 
isserlo, anche quando passb Odescalchi Uditore San- 
issimi, e lo fu in tutto il di lui Cardinalato. 

Cresciuta in tal modo la pubblica celebrita del 
Jaccclli, questa fece si, che il sommo Pontefice Gre- 
torio XVI, accertatosi della, realta della cosa, lo creo 
kima Uditore supplcnte del Pro-Uditore di Segna- 



86 

tura Monsignor Conventati, e dopo pochi anni lo iece. 
Giudice del Tribunale Civile dell' A. C. , e quindi 
dopo altri pochi anni lo fece anche Giudice Legale 
del Commercio : cpalifiche onorevolissime , clie egli 
rinunzio in tempo della estinta Repubblica, per non 
trovarsi comproniesso in alcuna cosa. Ed e percio r 
che nella ripristinazione del Governo Pontificio J 
Pio IX, per dargli un compenso della di lni fedelta, 
lo ripristino net Tribunale Civile delFA. C. col ti- 
tolo sommamente onorifico di Consigliere , per cuij 
l'Avvocato Ignazio Baccelli nel detto Tribunale del-i 
T A. C. e al di sopra di tutti gli altri Giudici nelj 
supremo grado di essi, non essendovi grado piu ele-J 
vato per i Giudici secolari. Consiyliere poi e lo stesso 
che Giudice di voto , ed e 1' unica carica compati- 
ble con altre giudicalurc di qualunque siasi specie. 
Onde il Consigliere Baccelli nello stato niatriinoniaIe 7 
in cui trovasi , e giunlo all' apice della sua scienza 
Legale : e la nobilta personale acquistata da esso , 
dal suo germano fratello Antonio , e dal comunc di 
loro genitore e assai piu cospicua , e piu valutabile 
dell'insigne nobilta civile ereditala dai di loro mag- 
giori, come vedrcmo. 

Segue dappreso Ic orme dell' encomiato Consi- 
gliere Baccelli Fottimo di lui iiglio Camillo. Egli dono 
di aver (alto con soinma lode i suoi sludj di Uuia- 
nitfe, e Rettorica, non che di Rfatemafica ., e di Fi- 
losofia belle primarie scuole pubblichc di tloma, in- 
traprese la acabrosa carriera degli sludj legali ncl-l 

I Arcliiginnasin della Sapienza in Roma: ed ollenuto 

che abbe in quella University i consucti gradi di 
distinzione con la Laurea Dottorale ml lionorcm in 



87 
utroqiic jure, lit fattti anche Avvocato. Quindi, dopo 
pssersi occupato piu anni nclla qualilica di Avvocato 
I beneficio di molli, iii iatto Uditore scgreto di Mon- 
signor Quaglia Uditore dclla Sacra Romana Rota : 
e promosso Quaglia a Segretario del Concilio , fu 
coftfermato dal di lui succcssore , e lo e anche al 
prcsenlc con piena soddisfazione di tntti. 

Trovansi in Santo Vito anche altri cultori di Le- 
gale, i quali, se non hanno potuto perfezionarsi in 
bssa, perche trovandosi destinati ad essere capi di 
fauiiglia, ed amministratori delle loro possidenze, che 
pono delle prime del paese, come Francesco Testa, 
Benedetto Testa, ed Alessandro Imperiali; vi si tro- 
vano pero bastantemente fondati, tal che il secondo 
b stato anche Governatore supplente in questa sua 
patria, ed il nobile Francesco Testa scrive nelle sue 
sause giudiziali , come un consumato Legale , ed e 
mche adorno di molte altre scienze , e di un ricco 
jrado di letteratura. E inoltre Notaro, ed ottimo No- 
taro , che scrive divinamente : ma non stipula , se 
^on che nei contratti legali della sola Magistratura 
li questo Capo-Luogo, della quale e attento Segre- 
ario lodevolissimo. Vi sono poi due giovani appren- 
listi, che danno fondate speranze di un' esito felice 
lella Legale, Pietro Imperiali, che ha conseguito il 
jrado di Licenziato nell'Archiginnasio della Sapienza 
I Roma, e Giuseppe Canini, il quale, oltre al detto 
jrado di Licenziato, trovasi anche in pratica della 
Legale assai lodevolmente : giacche e un giovane di 
mon talento, ed assai istruito nella Umanita, e Rettori- 
:a, che apprese con molta lode nel Seminar io di Pa- 
estrina, e con piena soddisfazione dei rispettivi maestri 



88 

apprese in Roma la Filosofia, e le Matematiche dal ce 
lebre Professore di esse Don Ignazio Calandrelli, ( 
dal Professore Vitali. 

.N el parlare ora della Scienza Ecclesiastica , I; 
sola che resta al compimento di questo cenno storic< 
deU'origine, e progresso di Santo Vito, si avverte 
che la detta scienza sara considerata primieramenti 
negli Ecclesiastici Regolari, che sono pochi, e quind 
negli Ecclesiastici Secolari, che sono piu nnmerosi 
II primo ecclesiastico Regolare nativo di Santo Vito 
che ha fatto molto onore alia patria, fu il rinomat( 
Pietro Paolo Canini, il quale essendosi fatto Reli- 
giosi di San Benedetto in Subiaco ; per la sua sa 
viezza, e somma prudenza in tutte le cose , giunsi 
ad esserne eletto Superiore collonorifico titolo di Pa 
dre Abbate, e seppe mantenerselo con piena soddisfa 
zione di tutti, sin che visse. Ecco come ne parla i 
celebre Padre Atanasio Kircher Gesuita nella sm 
Storia intitolata Enstachio-Mariana alia pagina 177 
Sanctas Vitus oppidum a templo Divo Vito sM 
cro sic dictum, ad quod, tamquam ml Aesculapiun 
quondam ex omnibus cir cumvicinis I oris rabiosi, scb 
a canibus rabidis morsi, conccptis votis, confugicntei 
medelam inveninnt : fonte Cargilionis fluvii celebrU 
locus, dc quo multa considerations digna, qucmad* 
modum el de huiui pracsenlis historiae argumento 
erudilissimus Petrus Paulus Caninius Abbas, ex hot 
Oppido orinndus v pro ejus in Reipublicac hitler** 
riue bonum uffectu mihi eontulit. 

Altro Religiose* Saovitese di molta stiina, il quale 
Li fatto non poco onore anch'egli alia sua i>atria 1 In 
il Padre Luigi Maria Sallustj deU'Online Scraiico. 



89 

Fh egK semprc in molto prejyio, o bene affetto presso 
hilti i suoi confratelli : e dope csscre stato Superiore 
locale in pifi Conventi della Provincia, lo fu ancora 
nel Convento Gcneralizio di Aracocli in qualita di 
Guardiano, clic b il titolo di Superiore locale. Quindi 
per la sua molta istruzione , ed cminente prudenza 
in tntlc le cose, fu eletto Vicario, ed in fine Provin- 
ciate con elezione a pieni voti, e confermato piii volte. 

Si e nominato altrove il Missionario professo Don 
Mario nativo di Santo Vito della nobile famiglia Gen- 
tilezza. Questi, oltre alt'essere sufficientemente istrui- 
to, era di una bonta di vita eminente, ed aliena del 
tutto dalle cose mondane. Quindi alia morte del di 
lui unico fratello germano Angelo Antonio Gentilezza, 
Signore assai ricco, clie mori celibe intestato, venne 
a Santo Vito, per conoscere la di lui eredita ad esso 
spettanle, e senza partecipare cosa alcuna di essa, ne 
fecc legittima cessione all'unico suo nepotc Giuseppe 
Testa figlio della sorella nominato di sopra tra i Le- 
gali, e divenne cosi il primo possidente del paese 
colla inaspettata riunione delle due eredita vistose 
paterna, e materna. 

II quarto Religioso Sanvitese, che fa onore alia 
patria, e il Passionista Padre Luigi della Madonna 
Addolorata nepote dello Scrivente, il quale dopo di 
aver fatto il corso de'suoi studj nel Seminario di Pa- 
lestrina con molto profitto, e piena soddisfazione, in 
fine di una Missione strepitosa, clie i Padri Passio- 
nisti del Kitiro di Paliano diedero nella detta Citta 
di Palestrina, parti con essi, senza nulla scrivere a 
Santo Vito 5 per non esserne distolto , avendogli il 
Superiore, al permesso che glie ne chiesc, risposto 



90 
con quelle parole del nostro divino Redentore, nemo 
mittens manum suam ad aratrum, et respiciens re* 
tro, aptns est regno Dei. Onde parti con essi, e com* 
pito che ebbe il suo noviziato, fece la Professione di 
quell'Istituto, e si mise subito in giro a dare le Mis- 
sioni con altri Padri veterani. In seguito divenuto 
molto esperto, e capace dellldioma Turco, fu man- 
dato alle Mission! in Bulgaria, ove resto molti anni 
con profitto grande di quei buoni cattolici, e fece an- 
che delle conversioni di Maomeltani alia Religione 
Cattolica. Quindi essendo tomato male affetto di sa- 
lute, per le di lui grandi faticlie , e ora Superiore 
in Vetraila. 

Vi e un'altro Religioso Sanvitese professo il Pa- 
dre D. Raffaele della nobile famiglia Testa, il quale 
e Abbate nel Monastero di San Giuliano nella Pro- 
vincia di Genova, e Visitatore Generale deirOrdine 
Benedettino. La di lui insigne pieta, ed altri distinti 
meriti personali lo hanno elevato a si alto grado, non 
ancor compiti gli anni quaranta dell'eta sua, per cui 
fa molto onore alia patria. 

Ha dato questa altri Rcligiosi, e Religiose : per 
esempio, la famiglia Dcnni, clie e stata sempre una 
delle piu distinte, ed anchc nobile da principio, co- 
me vedemmo, ha avulo Ire Rcligiosi da Mcssa, due 
Franccscani, cd imo Garmelitano, ed una Monaca pro- 
fessa chiamata Suora Maria Cecilia : ma non pub 
parlarscne , per mancanza di notizic delle di loro 
qnalila nel Sacro Ghinslru. 

Allra Monaca prolessa dell Ordine Benedettiof 
nel Monastero <li S. Gio. Battista di Subiaeo c Suora 
Maria Plarida, al seeolo Carolina della citala nobile 



91 
ffcmiglia Testa, la quale nella sua eta giovatiile, ben- 
che richicsta in matrimonio da piu giovani di nobili, 
e ricche famiglic di Tivoli, c di Anagni, ove aveva 
dimoralo coi di lei genitori; ami) meglio abbracciare 
la vila daustrale, ove riuscita talmentc perfetta, che 
nella efa di circa anni trcutadue fa eletta Abbadessa 
nel detto Monastero Sublacense, e dopo sei anni di 
lodevole amministrazione, passo negli altri gradi con- 
sucti del Monastero con piena sodisfazione di tutte le 
Monaclie, clie ne sono percio totalmente contente. 

INon avendo altre notizie di Religiose Sanvitesi, 
! si fa percio passaggio dagli Ecclesiastici Regolari agli 
Ecclesiastici Secolari. 

Gli Ecclesiastici secolari in Santo Vito devono 
supporsi tutti sufficientemente istruiti. Poiehe e a tutti 
nolo, con quanto rigore i Cardinali Vescovi di Pa- 
Jlestrina si sono sempre accertati della bonta di vita 7 
e della scienza dei Chierici della di loro Diocesi, prima 
jdi farli ascendere al Sacerdozio. Quindi appena eretto 
|il Seminario Prenestino con saviissime Leggi, fa sta- 
jbilito, che chiunque inclinava a divenire Sacerdote , 
iolfre agli altri requisiti prescritti dai sacri Canoni , 
dovesse andare al detto Seminario, per esservi istruito 
regolarmente nella pieta, e negli studj: ne era per- 
messo ad alcuno di andare in altro Seminario., e se 
si permetteva a qualche Chierico di farsi istruire nel 
proprio Paese , veniva avvertito , die doveva andare 
|ad apprendere nel detto Seminario la Sacra Teolo- 
igia impreteribilmente. Per questo vedremo in appres- 
so , che avendo Monsignor Testa mandato un suo 
Nepote a fare il suo corso di studj nel Seminario di 
Magliano in Sabina > ove divenne anche Lettore di 



92 
Filosofia; il Cardinal Vescovo di Palestrina non voile 
ordinarlo in Sacris^ perche non aveva studiata la sacra 
Teologia in Palestrina : e dove ii Vescovo di Ma- 
gliano farlo ascrivere a quella Cittadinanza, per po- 
terlo ordinare egli Suddiacono, Diacono, e Sacerdote. 
I Preti dunque in Santo Vito sono sempre stati 
istruiti tutti sufficientemente nella sacra Teologia: ed 
e percio, che indicheremo quelli soltanto, die lianno 
saputo distinguersi, a preferenza degli altri, e motto 
piii, se siano riusciti a rendersi cospicui in altre scienze 
ancora. Laonde dopo il prelodato Arciprete Don Pon- 
firio Denni, che alia scienza Ecclesiastica seppe unire 
la Notarile ancora , un gran letterato scientifico na- 
tivo di Santo Vito e stato il celebre Prelato Dome- 
nico Testa, clie ha figurato grandemento in modo spe- 
ciale in Roma, ed in Francia. Comincio la sua no- 
bile carriera nel Seminario di Palestrina, ove dopo 
di aver fatto con somma lode Tintero corso dc' suoi 
studj insieme col celebre Canonico Mastricola Pre- 
nestino , fu fatto succedere nella Cattedra di Mate- 
matica, e di Filosofia al di lui Maestro Don Cesaic 
D'Orazj di Paliano , clie passo Maestro di Logical 
e Metafisica neH'Archiginnasio della Sapicnza in Roma. 
Mastricola poi fu falto poco dopo Maestro di Filoso- 
fia, e di Matematica aach'egli nel Seminario di Fra- 
scali, ove tra i molli bravi discepoli cbbe il celebre 
Cardinal Consalvi, clie fu poi il di lui benefico Me- 
ceoate sin che vissc, come oltrC i molli Preti islrul- 
tissimi, discepolo onoratissimo del Testa fu Domenioo 
della aobile faniiglia Mattel di Cave, il quale dal Se- 
minario di Palentrina porlatosi a Roma divenne ivi 
un perfetto legale, e coltivi I'amicizia del Tesla sin 



93 
die visse. Poichfe anche Testa passo dal Seminario 
di Palestrina al Collcgio Romano , ovc fu Maestro 
di Logica, c di Mctaiisica per piu anni: c pubblico 
nn egregio Volumetto De sensuum usu in pcrqnircnda 
vcrilatc. 

La celebrita del Testa presso la Corte di Roma 
fece si , che fu dato in qualita di Segretario o sia 
Uditore a Monsignor Dugnani, che ando Nunzio in 
Franeia. Ivi il Testa disimpegno il suo incarico colla 
massima prudenza, ed esattezza: e nel conversare con 
(piei grandi Letterati, si perfeziono in tutte le Scienze, 
ed apprese, in modo speciale la Storia Naturale, per 
cui tomato a Roma pubblico un Volumetto assai pia- 
cevole su i Cvostacei o siano Pesci fossili del Monte 
Bolca. Dopo molti anni della di lui permanenza in 
Parigi col suo Nunzio, nella rivoluzione della Fran- 
eia, in cui mori ghigliottinato Luigi XVI, dovettero 
fuggire occultamente travestiti, ed incog-niti, per non 
farsi uccidere: e tornati a Roma, Dugnani fu elevato 
alia dignita Cardinalizia, e Testa, essendo un eccel- 
lente latinista, fu fatto Segretario delle lettere latine 
di Pio VII, e Canonico di Santa Maria Maggiore: 
dopo pochi anni fu fatto Segretario de' Brevi a'Prin- 
cipi, e Pro-Sigillntore, ed in tal qualifica prosegul 
a servire con piena snddisfazionc Pio VII, indi Leo- 
ne XII, di poi Pio VIII, ed in fine Gregorio XVI, 
e sempre esattissimamente, e colla massima onora- 
tezza sino al 1852 , in cui mori compianto da tutti 
i letterati di Roma, che avrebbero gradito di vedere 
premiati i di lui meriti colla decorazione del Car- 
dinalato, Questo peraltro gli era gia stato promesso 
da Gregorio XVI, il quale aveva percio disposto da 



94 

piu anni, che Monsignor Testa portasse il cappello 
ornato di fiocco rosso Cardinalizio, come lo portava 
realmente. Lesattezza del di lui incarico de' Brevi 
a'Prineipi ritardava Paffezionato Pontefice a farlo Car- 
dinale. Ma lo compensava in guisa, che visse sempre 
con molto decoro, e lascio in morte sopra sessanta 
mila scudi in contanti, oltre Fargenteria, e la cospi- 
cua libreria da sommo letterato. 

Monsignor Testa, oltre all'essere stato un lette- 
rato scientifico di primo ordine, era anclie bene af- 
fetto alle Muse, clie eoltivava nelle ore di riposo, per 
puro divertimento. Quindi nella di lui libreria tro- 
vavasi una collezione di tutti i migliori Poeti italia- 
ni, e latini delle megliori edizioni : ed essendo uno 
dei piu rispettabili Arcadi di Roma , frequentava le 
di loro Adunanze, recitando sempre qualche sua Poe- 
sia, che veniva ordinariamente pubblicata con quelle 
di altri Arcadi, che si giudicavano degne della pub- 
blica luce. Pubblico poi egli stesso un suo Poema 
in verso sciolto sul diseccamento delle Paludi Pon- 
tine fatto da Pio VI, ed altre molte Poesie compo- 
ste per diversi oggetti. 

Peraltro la di lui piu bella opera assai applaudita 
grandemente da tutti fu Pegregia Disscrtazione fisica, 
che lcsse iu una piena Adunanza dejjli Accadcmici 
della Religione Cattolica su i Zodiaci esistenti nel 
Tempio di Binder*, e di En in Egitto riportati dal 
Dupuis, coi quali Zodiaci, dalla posizione del sole in 
qnell'epocaj veniva a conchiudersi , che la creazione 
del nondo risaliva ad un' epoca di tempo assai pin 
antiea di qnella, die assegna Mosi nella Genesi, e 
die percfo la Geoefti, e tntta la Sacra Scrittura del 



95 

Vecchio Tcstamento, come libri apocrifi, c non Di- 
vini., non meritavano alcuna fcdc : conseguenza som- 
mamcntc falsa , ed orribile , contro la quale scrisse 
Monsignor Testa la sua Dissertazionc, e dimostro in 
cssa con fisici argomcnti incontrastabili, clie il corso 
del Sole nei detti Zodiaci era regolare, e clie faceva 
coincidere la crcazione del Mondo alia stessa epoca 
jdi tempo assegnata da Mose nella Gene si. Questa 
Dissertazione fece uno strepito tale, che venne tra- 
dotta in tutte le lingue, e circolo in pochissimo tem- 
po colla massima lode in tutto l'Orbe Cattolico. 

Animato Monsignor Testa da questo generate ap- 
plauso, e dalle congratulazioni desuoi amici, e di al~ 
tri buoni intendenti, per contentare le di loro brame, 
e far cosa maggiormente utile, e grata alia Religio- 
ne, seguito a trattare lo stesso argomento, per pub- 
jbliearne un'opera veramente classica, ed utilissima. 
IQuindi lo Scrivente , il quale lo avvicinava spesso, 
lo trovava non di rado a scrivere su lo stesso argo- 
jmento, e si fece dare da esso il Setos H che tratta 
jielle antichita, e dei Monument! Egiziani : ed altre 
Qpere si fece venire da Parigi. Ma essendo quindi 
jmorto disgraziatamente dopo poclii giorni di malattia, 
jmentre lo scrivente De'Sallustj era in Santo Vito; nel 
jli lui ritorno a Roma trovo, clie la grande Opera 
iei detti Zodiaci era stata portata via in confusione 
bolle altre carte, e non gli sembra completa, per cui 
ion puo stamparsi per ora 9 come si pensa di fare. 

Dopo Monsignor Testa, il Prete , clie si e piii 
listinto in Santo Vito e il di lui nepote Don Luigi 
jRonci cugino dello Scrivente. Bramoso Monsignor 
festa di vedere istruito nel miglior modo possibile 



96 
il detto suo nepote, lo mandd al Seniinario di Ma- 
gliano in Sabina , provveduto di buoni Maestri al- , 
lievi del Collegio Romano, raccomniandandolo al Ret- 
tore di detto Seniinario, di lui, discepolo, ed amico. 
Fece ivi il detto giovane il suo corso di studii colla 
massima lode, trovandosi fornito di ottimi talenti. Ma 
quando fu al tempo di prendere il Suddiaconato , 
avendo g*ia quasi ultimato il corso di Sacra Teolo- 
gia Dommatica , e Morale; il Cardinal Vescovo di 
Palestrina si ricuso di conferirglielo, per la legge die 
vi era a earico di tutti i Diocesani, die almeno la 
Sacra Teologia dovessero apprendere nel di lui Se- 
minario indispensabilmente, come vedemmo di sopra. 
E non essendovi stato impegno valevole, per piegare 
il Cardinal Vescovo di Palestrina , il quale voleva , 
clie almeno un'anno di Sacra Teologia andasse il Ronci 
a studiare nel Seniinario di Palestrina; il Vescovo di 
Magliano, per timore di perdere il Ronci , clie era 
di gia destinato Maestro di Filosolia nel suo Senii- 
nario, lo fece ascrivere alia Cittadinanza di Maglia- 
no : e cosi lo elevo da se agli Ordini Sacri, ed apl 
j>ena compito il corso di Sacra Teologia Dommatica, 
e Morale, lo fece Lettore di Matcmatica, c di Filo- 
solia nel suo Seniinario, ove rcslo per piu anni con 
picna soddisfazione di tutti, c fece ottimi allievi. 

Dovcndo la Corte di Roma mandare Monsignol 
Gravina Nun/Jo in Spagna, Monsignor Testa propose 
per Segretario, ed Udttore di tal Nunziatura il suo 
nepote Don Luigi Ronci-Tcsta, chc fu subito accct* 
tato. Ma quando ne fu scritto a Magliano, il Vesco^ 
vn, ed il Rettore del Seminario ne furono dolcnlis- 
siini : e dfopiacque anche a] Profess ore Ronci-Testa 



07 

li abbandonare il Seminario, o\e si trovava conten- 
issimo. Andato egfli a Madrid di Spagiia nclla delta 
Aalifica col Nunzio Gravina ineontro moltissimo 
•resso di esso, e presso del lie, die jyli confer! PAr- 
idiacnnalo della Caltedrale di Luco. Ma il Ronci- 
pesta per acquistare la detta stima, e mantenersela, 
ove Paticare straordinariamente; trovandosi la Spagna 
eoncertafissima per le tante sanguinose guerre di 
(apoleone contro di quel Regno disgraziato. Questo 
■ce si, die la salute del Ronci-Testa soffri assai : 

tomato a Roma, compita la Nunziatura, cadde ma- 
to di una infiammazione di petto : e quando di li a 
Jco il Nunzio Gravina fu fatto Cardinale, il disgra- 
ato Ronci-Testa era in letto con affannoso respiro: 
riceve il Riglietto della Segreteria di Stato , die 
a fatto Prelato , quando il Medico gli ordinava i 
agramenti, dopo i quali infelicemente mori , pieno 
Taltro di perfetta rassegnazione ai voleri di Dio , 
sistito dallo Scrivente, e dall' altro di lui fratello 
■rinano Valentino Ronci-Testa. 

Altro Prete Sanvitese assai lodevole e Don Carlo 
Ha nobile famiglia Gentilezza , il quale trovandosi 
miciliato in Roma con una sorella in casa di una 

loro Zia vedova assai ricca, fu richiesto dal Prin- 
|>e Ruspoli, il quale affido ad esso Tistruzione, ed 
jucazione del di lui figlio Ron Rartolomeo. Accetto 
li l'incarico, ed il nobile giovane venne istruito, ed 
^icato con tanta esattezza, che ne furono tutti pie- 
nente contenti : e leducato Principe affezionatis- 
\ao se ne mostra tuttavia riconoscente, e molto ri- 
Jttoso. Ricuso il Gentilezza altre simili istruzioni, 
p esscre piu libero di se stesso, e per non avere 

7 



98 
piu responsabilita alcuna su la difficile educazione dei 
giovani. Bramoso per altro di sottrarsi dalFozio, es- 
sendo un degno Sacerdote molto istruito, manieroso, 
e faceto con riflessione, e con grazia; si scelse Tono- 
rifica occupazione tutta propria del suo nobile casato, 
di fare cioe il Gentiluomo in Anticamera dei Car- 
dinal : ed e al presente Gentiluomo deli'Emo Car- 
dinal Bofondi, che lo stima assai, enee pienamente 
contento* Poiche conscio egli delle sue attribuzioni, 
stando in anticamera delF Emo Porporato ; accoglie 
tutti piacevolmente , e dispensa ad essi , secondo le 
cireostanze, la propria gentilezza. 

La nobile Casa Gentilezza ha sempre avuto qual- 
che Prete, come Don Lentulo, ed altri : ma non si 
nominano, perche non si sono distinti in cosa alcuna. 
Si sono distinti bensi tra gli altri molti Preti San- 
vitesi Don Pietro Canini, il quale fu pubblico Mae- 
stro di Scuola, e Vicario Foraneo assai rispettabile 
ed al pari di esso si distinsero i due degni Sacer- 
doti fratelli germani Don Giovanni Battista , e Doi 
Francesco Baccelli, che erano molto istruiti, per cu 
nelle Conferenze, e nella risoluzione dei Casi moral 
crano sempre applauditi. Conscii eglino della gene 
rosa nobilta dei di loro maggiori, coerentcmente ac 
essa rcgolavano la sostcnutezza delle di loro nobil 
azioni. QuiiuH nella requisizionc delle armi da guerft 
nella iiivasionc delle Truppe Pimicesi, essendosi pre 
sentato il Caporale Dcpaolis Sanvilese coi suoi civic 
armnli a Don Gio: Ballisla BftCCelH nella di ltii Cm 
a cliiedergli con ari-oganza la consegna del di Im ft 
rile da Garcia, gli risposc ■rroganlcmente anchYgB 
per cui il Civico Depaolis iracondo gli scaricb 1 



99 

oelpo di facile in petto, che gli foro anche la schina: 
i ci voile tutta la bravura dellesimio Chirurgo Giu- 
feppe Baccelli di lui fratello gia di sopra lodato, per 
salvarlo dalla morlc, e guarirlo. 

La priniifiva nobilla cospicua della casa Baccelli 
si ripete dal celebre Girolamo Baccelli nobile Fio- 
mitino, il quale fu Medico insigne, e notissimo let- 
leralo, di cui si fa onorata menzione dal dottissimo 
Tiraboschi, e nel Dizionario degli uomini illustri. 
Egli nel 1566 tradusse lodevolmente in verso sciolto 
toscano l'Odissea di Omero dedicata al Serenissimo 
Secondo Gran-Duca di Toscana Francesco De'Me- 
lici, die la fece stampare a conto suo, come opera 
•iconosciuta assai pregevole. Da si nobile prosapia 
enne Tommaso Baccelli, il quale trasferitosi a Bo- 
na , sposo ivi Donna Olimpia de' Cavalieri , da cui 
lacque Vincenzo Baccelli, il quale nel 1649 eredito 
utti i beni di Adriano de'Cavalieri Canonico Late- 
anense, ultimo rampollo di quella nobilissima fami- 
lia. Quindi resosi il detto Vincenzo assai cospicuo 
n Roma, per avere riedificate quasi di nuovo tutte 
grandiose fabbricbe ereditarie de' Cavalieri , per 
ere ripristinata la magnifica Cappella gentilizia, co- 
ic si osserva tuttavia nella Chiesa di S. Giovanni 
e'Fiorentini, e per lonorifico matrimonio fat to con 
>onna Elena Bussi nobilissima famiglia Viterbese; fu 
itto Patrizio Romano. Peraltro consiimato egli len- 
imente dal male di pietra nei dispendiosi ristauri di 
mte fabbriche, e nelle sontuosita , e splendidezze , 
uando fu fatto due volte Conservatore del Senato di 
loma, non che per aver voluto cclebrare more no- 
ilium splendidorum il detto suo matrimonio; fini di 



100 
vivere consunto di beni di fortuna, e di splrito vi- 
tale. Laonde il di lui unico successore, ed erede Mat- 
tia Baccelli non trovo, che passivita nel Patrimonio 
ricchissimo in apparenza da esso lasciato : e doveva 
combattere giornalmente coi creditori. Per lo che es- 
sendo bene affetto al Marchese Theodoli, veniva spesso 
col medesimo a sollevarsi in questo di lui Feudo : 
ed affezionatosi ai Sanvitesi, abbandono tutto in Roma 
ai creditori, e fissatosi stabilmente in questa nostra 
patria, comincio a rinvestire il poco , che gli resto 
libero in Roma. Cominciarono cosi g:li avveduti, ed 
industriosi Baccelli di sopra lodati la! carriera di un 
nuovo jjenere di Nobilta del tutto stabile, ed eterno, 
basato su le di loro virtu personalis scientifiche, e mo- 
rali : e saranno sempre durevoli per tutta la memo- 
ria degli uomini nei secoli dei secoli, e potremo fran- 
camente ripetere di ognuno di essi , che ( Virgilio 
Egloga V). 

Dum juga montis aper, fluvios dum pisnis amabit, 
Dumque thymo pascenlur apes, dum rore cicadae; 
Semper honos, nomenqne tuum, laudesqnc mancbunt. 

Altri Preti lodevoli di Santo Vito sono slali Baa 
tistoni, Ferrari, Tercnzi, Paoliani , c i due fratelli 
Ronci. Don Fcderico Baltistoni gfrandemcnfe isfruito, 
pieno di vivacila, e di talenlo, si dislinsc nella Sacra 
Floquenza, per cui divenne im'eCjCellcnlc Prcdiealore 
Quarcsimalisfa. Quandn egli predict) in Zajjarolo di 
Palcslrina nel 1817 nel disrnrsn , che live nella 
Doincmca Quttrti di Oiiarcsima per le Aninie del 

Purgntorio, wppe talmente inteaerire, e coininuovcre 



101 

il numeroso popolo, che le donne si levarono gli or- 
nament i d'oro nolle orcccliie, e gli uomini le fibbie 
i'argento nelle scarpe, consegnando gli uni, c le al- 
fro ai questuanti, per suffragare le dette amine. In 
line poi della Quaresima a petizionc di tutto quel 
numeroso Clero rispettabilc, e delle primarie famiglic 
del Paese , il Principe Rospigliosi gli diede la no- 
mina alia Rettoria di San Lorenzo in detto paese , 
che e una delle megliori provviste Ecclesiasliche della 
Diocesi : e cosi domiciliatosi in Zagarolo, vi rimase 
sin che visse con piena soddisfazione di tutti. 

Don Giuseppe Ferrari altro illustre Prete San- 
vitese non vivace quanto Battistoni, ma piu posato , 
e piu riflessivo, si distinse nella predicazione, e nelle 
scienze. Egli, dopo essere stato impiegato presso lEmo 
Cardinale Antonelli , insieme con Don Gioacchino 
Sabelli di Gallicano 7 e con Don Caroselli di Genaz- 
zano, fu dal Principe Massimi mandato coll'onorevole 
qualilica di Arciprete in Arsoli di lui Feudo, ove fe 
rimasto fin che visse con gradiniento di tutti. 

Don Gioacchino Terenzi nativo di Pisciano Iiini- 
frofo di Santo Vito fu fatto in esso Arciprete di San 
Biagio, inentre Don Carlo Gentilezza, e gli altri Preti 
Sanvitesi nominati di sopra erano in Seminario, a fare 
il cor so dei loro studj. Fu il detto Terenzi un Sa- 
cerdote grandemente istruito, e ornato di virtu mo- 
pali in sommo grado, spiccando, e signoreggiando tra 
di esse Taffabilita , e la prudenza , che e la sicura 
norma di tutte le umane operazioni lodevoli : per cui 
amando egli i suoi parrocchiani, e l'intero popolo , 
era riamato egualmente da essi : tanto piii perche lo 
vedevano dichiarato Sanvitese per domicilio^ avendo 



102 

trasportato stabilmente parentis e roba da Pisciano : 
e fu questo un nuovo acquisto per Santo Vito. Poi- 
ehe la Casa Terenzi cli Pisciano discendeva dal ce- 
lebre Scrittore Terenzio nobile Romano , amico fa- 
miliare dei Pisoni proprielarii in quel tempo di Pi- 
sciano detto pero allora Pisonianum^ e di poi Piscia- 
no, come a suo luogo vedemmo. Lo scrivente de'Sal- 
lustj, che ha conosciuto bene il lodato Arciprete Te- 
renzi, e lo avvicinava spesso con reciproca benevo- 
lenza, assicura il suo lettore, essere cosa ben difficile 
il trovare altro Parroco Arciprete eguale al detto 
Terenzi. Quindi allorche egli mori di un favo in una 
spalla nel 1806 di anni 69 dopo 46 anni di Arci- 
pretura, fu pianto daU'intera popolazione, la quale voile, 
che il di lui cadavere fosse portato in giro di notte 
per tutto il paese accompagnato dair intero po[)olo j 
che aveva illuminate preventivamente tutte le strade, 
facendo suonare conlemporaneamente le campane di 
tutte le chiese a lutto: e dai tamburri a lutto era tra- 
mezzata la lunghissima, e luminosissima processione. 
che lo precedeva : ed erano percio gli occhi di lutti 
bagnati di lagrime continuamente: spettacolo del Intlo 
inesprimibile, e commoventc. 

Quando mori questo Parroco- Arciprete incompJ 
rabile , lo Scrivente era Diacono , e slava in Santo 
Vito nella propria casa., per aver terminalo il corso 
de' suoi sludj nel Seminario. L'Emo Cardinal Yescovo 
di Palestrina Mattel gli feee dire dal \ ieario Fora* 
neo Cinti, che pensava di oidinarlo Sacerdote , per 
farlo Arciprete di San Biaffio, e die avrebbe olle- 
nuta egli la necessaria Dispcnsa. Comprcndcndo lo 
Scrivente la dil)icolla grandc di guccedere eon gra- 



103 

ilmento ad un Parroco-Arciprete di tanta stima , e 
trovandosi alieno di sua natura alia cura dclle anime, 
per la responsabilita delle medesime; fccc rispondcrc 
!dl Eino Mallei, clie lo ringraziava di tanta bonta , 
ma che uoii poteva accettare la delta Arciprctura : 
perehe se ne conosceva del tutto incapace. Cio non 
tftante Mattei, ottenuta la Dispensa, se lo chiamo a 
Roma , ove ordinatolo Sacerdote nella sua Cappella 
lomestica, tento di nuovo di persuaderlo: e non es- 
tendogli riuscito, fece Parroco-Arciprete di San Bia- 
»io Don Gio. Battista Paoliani. 

Don Gio. Battista Paoliani fatto Parroco-Arciprete 
li San Biagio era un degno Sacerdote Anziano Be- 
|ieiiciato, esemplare, e molto istruito, per cui era pub- 
lico Maestro di Scuola da inolti anni, ed aveva istruito 
lella Janua, e Grammatica latina anche lo Scrivente, 
jl quale ebbe percio molto piacere di vederlo fatto 
iParroco-Arciprete della sua Parrocchia. Le di lui 
ilolci maniere, la scuola, che aveva avuto per un lungo 
Urso di anni daH'ottimo suo antecessore Terenzi, e 
a buona inclinazione, e somma docilita dei parroc- 
phiani, e dell'intero popolo fecero fare ad esso una 
jodevole riuscita. Quindi essendosi ragionevolrnente ri- 
husato di prestare il giuramento di adesione, e fedelta 
•ichiesto da Napoleone Bonaparte nella seconda di lui 
nvasione dello Stato Pontificio; fu mandato in esilio 
jiella Corsica insieme con Monsignor Testa, e l'Ar- 
j'jprete Ferrari nominati di sopra : ed essendovi stati 
iino alia ripristinazione del Governo Pontificio; que- 
ito fece si, che il disgraziato Arciprete Paoliani ca- 
ifionevole di salute , avendo sofferto molto in quel 
luro esilio, tomato a Santo Vito nella sua Arcipre- 



104 
tura di San Biagio, passo dopo poclii aimi con dispia 
cere di tutti agli eterni riposi. 

Successe a Paoliani nell'Arcipretura di San Bia 
gio Don Domenico Ronci Sanvitese coadiuvato cU 
di Iui fratello Don Vincenzo , e dal Sotto Curat 
Denni. Questi diie gemelli Ronci appresero la Janua 
e la Grammatica latina dallo Scrivente , mentre er 
Maestro di scuola pubblica in Santo Vito , non es 
sendo ancor Prete , come si disse. Quindi essend* 
stato chiamato a fare la Scuola di Rettorica nel Se 
minario di Palestrina , e dalla Rettorica essendo pas 
sato Maestro di Filosofia, e di Matematica, si adopri 
presso i Superiori per i detti due giovani di buoi 
talento, ma poveri: e gli riusci di sistemarli anibi 
due. Domenico ebbe mi posto in Seminar io, per cu 
conviveva coi Seminarist^ pagando soli dodici scud 
T anno, e Vincenzo fu faito Portinajo, ed era mante* 
nuto, ed istruito nelle Scuole coi Seminarist^ senzl 
pagar nulla, e cosi questi due ottimi giovani potcrom 
abilitarsi egregiamente: ed ordinati Sacerdoti, Dome 
nico fu fatto prima Beneficiato , e quindi Canonici 
C ura to della Cattedrale di Palestrina, Vincenzo poi 
fu fatto Curato della INuziata Delia stessa Cilta. Quindi 
alia morte del detto Paoliani richiamati alia di lore 
palria, Domenico fu fatto Arciprete di San Biagio, 
e Vincenzo fu elctlo pubblico Maestro di Scuola col- 
I annua paga di scudi ses: aula. II popolo ne fu nic- 
namente contento. Solq dispiaceva alquanfo, chc Vin- 
cenzo essendosi dato alia predica/ione, non sen/a molh 
lode- oella Quaresima lasciava an aupplcntc alia Scuola, 
ed egli andawj altrave a recitare il suo Quarcsimale. 

Domenico poi csallissiino in (ullc le rose, m;i hoppo 



leg 

scrupoloso, andava spesso alle case cle'suoi parrocchianr, 
ptr vedere, se i genitori tenevano tatti i di loro fig-K 
in letti separate e divisi i maschi dalle fanciulle, senza 
ittendere quell'aureo deftodi Orazio Flacco nella Sa- 
fira prima del primo libro 

Bit modus in rebus, sunt certi denique fines 
Quos ultra, citraque nequit eonsistere rectum. 

Questo produsse un certo malcontento , per cui 
due fratelli Ronci piudentemente , dope circa tre 
mnL die erano tornati a Santo Yito. lo abbandona- 
•ono: c recatisi a Velletri, ove Don Vincenzo aveva 
redicato nella Quaresima antecedente con molto ap- 
dauso, furono fatti Domenico Gurato defla Chiesa di 
>an Salvafore , e Vincenzo Maestro di Sacra Teo- 
ogia Dommatica nel Seminario di detta Citta, e vi 
estarono sin che vissero con piena soddisfazione di 
utti: ed ora e Parroco della detta Chiesa di S. Sal- 
atore, c Gantore della Gattedrale il di loro nepote 
)on Pier Luigi Ronci, die riscnote il rispetto, e la 
lima di tutti. 

Dopo la partenza dei detti due Preti nativi di 
Santo Vito, le di lui due Chiese Parroccliiali Yen- 
ero amministrate per piii anni da Parroclii estranei, 
ssendovi rimasti tre soli Preti Sanvitesi, Don An- 
onio Testa, Don Vincenzo Denni, e Don Giuseppe 
;inti , niuno dei quali poteva assumere 1' ingerenza 
elle dette Chiese. Poiche Don Antonio Testa era 
iappellano della Chiesa di San Vito , ed inabile a 
we il Parroco Rettore della sua Parrocchia di Santa 
laria Dc Arce, Don Vincenzo Denni Prete bastan- 



106 

temente istruito clella Parrocchia cli San Biagio tro* i 
vavasi in essa Sotto-Curato, e Beneficiato: e non po-( 
leva percio incaricarsi anche dell' Arcipretura della 
sua Chiesa. Molto meno poteva assumere FArcipre* 
tura cli San Biagio Don Giuseppe Cinti, che era unJ 
Prete molto avanzato negli anni, Vicario Foraneo, el 
dotato di un Pahimonio vistoso, clie richiedeva tuttai 
la sua attenzione; dovendo amministrarselo da se, es-l 
sendo rimasto solo in casa , dopo che Febbe abban- 
dona to il di lui pronipote e nepote, dello Scrivente il j 
Padre Luigi della Madonna Addolorata Passionista, j 
di cui si e parlato di sopra. 

II prelodato Don Giuseppe Cinti fu uno dei Sa« ( 
cerdoti lodevoli di Santo Yito, per la di lui istru- 
zione, e per la somma prudenza, e gravita in tutte, 
le cose. Era egli dotato di una memoria felicissima, i 
ed enciclopedica: ranimentandosi non solo delle molle , 
cose apprese da esso , ma anclie dei racconli fattii 
dai vecchi de' vecchi sin dalForigine di Santo Yito. 
E confessa candidamente lo Scrivente, clie quasi tutte | 
le antiche notizie di questa Storia, comunquc siasi, 
le ha egli apprese dai racconli uditi dallo zio suo Yitoj 
Antonio Sallustj morto vccchissimo, dai dclto Yica-I 
rio Cinti , dalFArciprete Terenzi , c da Monsignor 
Testa, morti tutti nella di loro venerauda canizie, in 
Senectute bona, come vedemmo. 

Lo Scrivente , clie Del partire da Santo Yito,, 
avcva lasciate le due Parrocchie ben provvedute di 
undid boom Sacerdoti Sauvitesi, at vederle nel suo 
ritorno ammiiiiatrate mesdtinamentc da Preli csterij 
ne compiaiisc la falalila. Ouindi esscndosi adoprato 
presto le ClDliglie pill coinod(\ col dare ad esse delfc 



107 
Kvenzioni, Ie indusse a mandare buoni giovani al 
i»miiiario, e fu riprovveduto cosi il paese di stima- 
ili preti nativi, come prima provveduti tutti di Be- 
aficii saeri : avendo anche il lodato Vicario Cinti 
•etlo Delia sua morte un ricco Canonicato nella sua 
Mesa parrocehiale di San Biagio, c ne invest! il suo 
roiiipofe, e nepote dello scrivente Don Gio. Battista 
Listi, uno dei detti giovani, che furono mandati at 
eminario, per provvedere le due Chiese parrocchiali, 
)ine fu fatto. Poiche nella Chiesa parrocchiale di 
ml a Maria fu fatto Parroco Rettore Don Francesco 
enni sin dal 1843, e l'ha sempre amministrata, ed 
Dministra con molta lode ; essendo un giovane di 
olto talento, zelante, ed istruito. In san Biagio poi 
lpo la parlenza dell'Arciprete Cavalli piemontese , 
I fatto Economo Don Federico De-Grandis, il quale 

oggi e Maestro attentissimo, e molto lodevole della 
uola pubblica. Parroco-Arciprete poi di san Biagio, 

Don Luigi Zazza, giovane colto, e vivacissimo, pie- 
> di talento, il quale amministra la parroccbia con 
olto zelo, ed attivita lodevole. Quando poi sara or- 
nato sacerdote il Diacono Canonico Don Benedetto 
[ainero, che dal Seminario di Palestrina e passato 
>n permesso del proprio Vescovo alio studio di Sa~ 
a Teologia in Roma, e saranno divenuti preti, co- 
e si spera, i tre giovani Cocciuti, Di Rosa, e Co- 
ineri , che stanno studiando con molto profitto nel 
eminario di Palestrina da piii anni; Santo Vito tor- 
^ra ad essere provveduto di numerosi Ministri del- 
lltare assai lodevoli, come prima : e speriamo cbe 
m avra piii bisogno di ricorrere ai preti esteri. 

Passando ora lo scrivente a parlare di se stesso 



108 
fa riflettere a chi legge, che conoscendo egli la mo 
immensa delle umane cognizioni , e costretto a co 
fessare di essere molto ignorante : benche nella s 
eta di 75 anni abbia procurato sempre di studiar 
e d'istruirsi. Egli dopo di avere appreso nella si 
patria la Janua, e la Grammatica della lingua latin 
fu mandate dal genitore al Seminario di Palestru 
sua Biocesi, ove correva il secondo Anno di Rett 
rica, per cui dove fermarsi a fare un' altro Anno 
Grammatica della lingua latina sotto Feccellentissin 
Maestro Don Gaetano Zucclii di Gallicano > bravi 
simo poeta latino, il quale Fanno seguente fu cliiama 
a Roma ad insegnare l'alta Grammatica, e Fllmani 
nel Collegio Romano , ove resto sin die visse cc 
piena soddisfazione di tutti. Siccome anclie lo scr 
vente trovavasi molto inclinato alia Poesia, quindi 
die stimolato, e guidato dal di lui Maestro, oltre 
giornaliere versioni delle prose italiane in latino, pr 
sentava parimente in latino, ora dei distici, ora qua 
che Epigramma, e spesso anclie qualche Ode Sallii 
al detto suo Maestro, die se ne mostrava molto coi 
tento, ed affezionato : e quando lo scrivente era fii 
sato anch'egli in Roma nelle sue cattcdre, Tonorai 
spesso di qualche sua visita piacevolissima , che g 
era suhito restituita : e si mantenne cosi una vei 
amicizia per un lungo corso di anni, sinche egli \iss> 
Dopo un'anno di Grammatica lalina , passato I 
gcrivente alio studio di I 'manila , e Rettorica sod 
la diie/'hiiic dell ottimo Professore di Eloquenza I; 
lina Don Loreto Antonio Santucci, che In quindi ■ 
mo Mioutante nella Segreleria di Stafo in Roma, 
dopo eirca venti anni passu Incaricato della Sanl 



109 

Me a Firenze , ove a non molti anni mori ; non 
mco esso scrivcnte di profittare di un tal' ottimo 
aestro, il quale sul fine dei due anni di Umanita, 
Rettorica prescelse esso scriventc con altri cinque 
i dieciotto suoi studenli, e li fece aggrcgare, e scri- 
re trai poeti Arcadi di Roma , ove fu dato alio 
ri\ente il nomc di Eufalte Argireo. Fece anclie 
sfenerc dai detti sei giovani prescelti un pubblico 
jgio di Rettorica avanti lEmo Card. Vescovo di 
lestrina Antonelli, die ne fu molto contento, e dopo 
er dato ad esso scrivente lo stesso premio, che diede 
li altri cinque, vedendolo istruito nel canto figura- 
i voile anclie conferirgli nella Cattedrale di Pale- 
ina un Beneficio di Cantor e, che ritenne poco piu 

un'anno, cantando da Tenore, e quindi lo rinunzio, 
r essere piu libero ne'suoi studj. 

Dalla Rettorica passo lo scrivente alio studio della 
losofia, e della Matematica sotto la direzione dell' 
cellente Don Giovaccbino Sabelli, die fu poi segre- 
io del Cardinal Di-Pietro, e quindi , dopo la di 

morte, fu impiegato ancb'egli nella Segreteria di 
ato. Quindi in fine di due anni, ultimato il corso 

Filosofia, scelse lo scrivente suo discepolo, e fece 
stenere da esso una Conclusione pubblica sopra tutta 
Filosofia, Logica, Melafisica , Fisica Generate e 
rticolare, ed Etica, con le Tesi stampate avanti 
5mo Cardinal Vescovo di Palestrina Alessandro dei 
ich'i Mattei, a cui era dedicata, il quale se ne mo- 
6 assai contento : e fu sempre un benefico Mece- 
te di esso difendente Giuseppe De' Sallustj. 

Passo questi immediatamente alio studio della Sa- 
a Teologia Dommatica, e Morale, nella quale in 



110 

fine del terzo anno gli fu fatta sostenere altra put 
falica Conclusione su tutte le Tesi spiegate nei det 
tre anni: ed avendovi assistito lo stesso Cardinal Vc 
seovo Mattei, a cui era dedicata, ne fu egli talmenl 
contento, che ebbe in vista il difendente, ed ultimat 
ehe ebbe lo studio della sacra Teologia, benche no 
fosse ancor Prete, offri ad asso P Arcipretura della su 
patria, che rieuso, come fu detto. Quindi nella mort 
del celebre Arciprete Mansella seniore in Genazzan 
accaduta poco dopo, il lodato Cardinal Vescovo Mai 
teU che trovavasi in Palestrina, ando a Genazzanc 
e parlato, che ebbe a tutti quei Parrochi, e agli alti 
Preti anziani, venne airimpensata a Santo Vito, ov 
chiamatosi lo Scrivente , gli disse , che era venui 
unicamente per lui in persona, acciocche non gli dass 
la seconda negativa, avendolo destinato Arciprete dell 
ricca, e dignitosa Arcipretura di San Paolo in Ge 
nazzano. Sorpreso lo Scrivente a tanta degnazione, 
sonuna bonta del gran Porporato verso di esso im- 
meritamente , non manco di pregarlo in guisa , chi 
persuaso il medesimo , in vece dell' Arcipretura , 1< 
fisso per Maestro di Umanita, e Rettorica nel sin 
Seminario di Palestrina, collocazione, che lo Scrivcnli 
gradi sommamente. 

Compito che ebbe in due anni il corso di EIo 
quenza, passb Professorc di Filosofia, e di Matcmtf 
lica nello stesso Seminario: ed ultimato in alfri dm 
anni il primo corso, L'Emo Cardinal Caracciolo di- 
vennto Vescovo di Palesfrina., al passaggio del Car 
dinal Mallei fl Velletri., nel 1816 86 lo porlo eon s( 

a iNapoli, per largli isiruire m suo aepote liglio della 
di lui sorella Donna Carmela Dnchessa <li Mnniclcnm 



Ill 

IFonorario di trenta sciuli nl mcse , abitazione , c 
Mo in tavola colla Duchessa, cd un premio di mille 
udi in (inc. Ivi ncl conversare con tanti sommi Lc- 
li, cd altri grandissimi Lettcrati, die corteggiavano 
iornalmcntc la Dtichcssa , la quale faceva la lette- 
ta anch'clla spirilosissima, per essere stata una delie 
ime Dame di Corte presso l'lmperatore Napoleone 
)naparte, essendone il Duca suo Marito Ambascia- 
re di jXapoli; pote lo Scrivente apprendere tra le 
ire scienze il vero Gius Pnbblico Naturalc trat- 
lo nelle sue giuste, ed invariabili Teorie, e non gia 
r una semplice applicazione di Etica , come suol 
rsi comunemente. Quindi richiamato a Roma nel 1819 
1 defonto Marchese Girolamo Theodoli, per l'istru- 
me del suo primogenito, cbe e il Marchese vivente 
on Teodolo Theodoli , avendo ragionato piu volte 
il Diritto Naturale coiristruttissimo Padre Generale 
iccadori, clie ne era pubblico Professore nelF Ar- 
liginnasio della Sapienza da quaranta e piu anni ; 
lie che lo Scrivente gli facesse un'allievo, per farlo 
ccedere ad esso divenuto assai vecchio nella detta 
la Cattedra di Gius Pubblico Naturale , che era 
Jora privativa del suo Ordine de' Chierici Regolari 
[inori di San Francesco Caracciolo. Quindi fissato 

scrivente Don Giuseppe de' Sallustj Lettore di Gius 
ubblico Naturale nel fioritissimo studentato di San 
orenzo in Lucina, spiego a qiiei bravissimi giovani 

stesse Istituzioni, che il di loro Generale dettava 
;lla sua Cattedra della Sapienza , bramando cosi il 
dato Padre Generale colla facolta per altro data al 
alluslj, di potersi spaziare in esse, come meglio sti- 
ava pel profitto de'-suoi giovani studenti: ed in ogni 



112 

Sabato si adunavano il Generale, e tutti quei Padr 
ai quali i giovani studenti dovevano dar conto dell 
Teorie apprese nella settimana , obbjettando ognun 
contro le medesime, e quando si arrestava il giovan 
studente, rispondeva il di loro Lettore. Quindi e, ch 
in fine dell' anno rimastone il Rmo Padre General 
Piccadori sommamente contento ; a fine di ridare 
com'egli diceva, un tuono al suo Ordine, e far cc 
noscere al pubblico, clie aveva egli dei bravi giovan 
da farli succedere ad esso nella sua Cattedra di Giu 
Pubblico Naturale nella Sapienza, prego il suo Lei 
tore de 9 Sallustj a scegliere uno de' suoi studenti, pe 
fargli sostenere colla di lui assistenza una Conclusion 
Pubblica colle Tesi stampate sopra tutte le Teori 
spiegate del Gius Pubblico Naturale, come fu fatto 
ed il giovane Difendente fu il Padre Amighetti d 
Bergamo, che vi riusci egregiamente colP assistenz; 
del Sallustj , il quale una sola volta si alzo a spie 
gare un poco piii dettagliatamente la risposta data da 
giovane difendente alle objezioni fattcgli dagli oppo 
sitori, che furono molti, e tutti o Professori Pubblici 
o Lettori emeriti, ed altri Maestri graduati. 

Sommamente contento il Padre Rmo PiccadJ 
della felice riuscita fatta dall' egregio giovane Ami- 
gbetti nella pubblica Conclusione , e perche anchl 
altri sei giovani professi erauo al caso di succedergli 
lodevolmente nella difficile Cattedra di Gins pubblici 
nalurale privativa del suo Online; nel ringraziarue lo 
Scrivente de'Sallustj, gli parlu in guisa, che lindusst 
ad 'asanmere nel di Lui Stodentato la Cattedra di Sa- 
cra Teologia Dommatica, esibeodogli anclie un doppio 
stipendio mensile per essa, Rfa il Sallustj lo conn 



115 

tone per la stessa regalia <Ii dieci scudi al Mese, 
me li aveva percepiti pel Gins Pubblico Naturale. 
sini|HM;tio oj»H la delta Gattedra sino al Settembre 

1823, in cui fu mandato in qualita di Segretario 
la rVunziahira inviata da Pio VIII a San Giacomo del 
ifc neir America Meridionale, essendone il Nunzio 

titolo di Vicario Apostolico Monsignor Muzj Arci- 
covo di Filippi, e di Ini compagno il Canonico Mastai 

fji Pio IX felicemente regnante. Sallustj abbandono 
1 dispiacere le due Cattedre , ma ando volentieri 
Chile, per fare del bene, e per vedere quelFamenis- 
1a parte del nuovo Mondo simile alia nostra Italia, es- 
idone noi gli antipodi. Won essendosi potuto combina- 
ivi le cose Diplomatiche, per alcune circostanze; Sal- 
tj presto l'opera sua, per combinarle con Leone XII 
Roma nel 1828. Allora fu, die il lodato Pontefice 
eva farlo Vescovo, ma si ricuso di esserlo, ripu- 
dosene immeritevole, ed incapace: come anche dis- 
a Gregorio XVI, quando essendo venuta dal Chile 
ipprovazione delle dette cose combinate in Roma , 
ne sopra, voleva farlo Vescovo anch'egli. 

Impegnato lo Scrivente nelPindicata conciliazione 
le vertenze Diplomaticlue del Chile, e a pubblicare 
quel suo viaggio un dettagliato ragguagJio , che 
desiderava dagli amici, non pote secondare le brame 

prelodato Padre Rmo Piccadori, il quale voleva 
dargli di nuovo la sua scuola di Sacra Teologia 
mmatica. IXon pote pero disimpegnarsi del pari coi 
verendi Padri della Maddalena , coi quali il Sal- 
|tj era tornato a convivere. Poiche il di loro Let- 
e di Teologia Dommatica caduto gravemente ma- 
6, doveva tornare, per consiglio de' Medici, a ri- 

8 



114 

prendcre l'aria nativa in Palermo della Sicilia, e d i 
percio il Sallustj supplire per esso nella scuola [ 
Sacra Teologia Dommatica nello Studentato della Ml 
dalena. Ivi tra i molti altri ebbe a suoi Discepol j 
Padre de* Vallaschi Curato da piu anni della Mil 
dalena, e il rispettabilissimo Padre Camillo Gual 
al quale il Lettore de' Sallustj in fine del corso T j 
logico fece sostenere una Conclusione pubblica <| 
piena soddisfazione di tutti: e cos\ Fistruttissimo 1 
dre Gualdi fu elevato al grado di Lettore di Sa j 
Teologia Dommatica nello Studentato della Madj 
lena: e poco dopo fu fatto Esaminatore del Clero 
Vicariato di Roma, ed e insieme Curato nella Chi 
dei Santi Vincenzo, ed Anastasio a Fontana di Ti 
amato da tutti, ed e stato Provinciate delTOrdini 

Lo scrivente De'Sallustj cliiude questo suo tei 
Commentario coll'indicare al suo benevolo lettore 
cune sue produzioni, che incontrarono la stima 
pubblico rispettabilissimo. 

Nel 1816 pubblico egli in Napoli in un pice 
volume la sua Aritmetiea ed Algebra, cbe per 1; 
loro precisione, e chiarezza incontrarono molto i 
che in Roma, ove furono insegnafc al pari di ]>ap< 

Nel 1819 pubblico in Roma inun'altro piccolo 
lume la di lui Arte Poeliea , la quale incontrl 
guisa la pubblica approvazionc, che I'u messa sul 
in uso nelle pubbliehe Scuole : ed il eclebre Po 
Cesareo Vincenzo Monti Cavaliere ec. ec. capo all 
della cefebre Society de' Letterati, che presicde^ 
in Milano alia pubblicazione dei Classic! Ilaliani, l< 
rbhuapare tra essi Del 1820 la detta Poetica del £ 
lusfj : e bcnclic ne fossero tiratc ivi piu di mille 



115 

• j e no fosse fissato il prezzo a circa sette paoli 
tui . furono spacciate iutte in pochissimo tempo , 
me accadde anche in Roma, ove percio fu pregato 
kiltore a fame la ristampa, ma non pote, per le sue 
>lu» occupazloni. 

Altra produzione del Salluslj gradita molto al 
hblico fu la Storia del di lui viaggio al Chile in 
que Voluini, de^quali furono stampati, e pubblicati 
Roma i primi quattro soltanto : e furono aceolti 

massimo gradimento, tal che nella elevazione di 
> IX al Sommo Pontificato, non trovandosene piu 
>ie, dove stamparsene dai speculatori un'Epilogo , 
p appagare le brame di tanti, che desideravano co- 
here quel suo viaggio al Chile dell' America Me- 
ionale insieme coll'Autore di quella Storia istrut- 
a. II quinlo Volume poi di detta Storia, che ne e 
parte piu interessante , e come la testa di tutta 
fjera, benche approvato dai Censori , e giudicato 
>no della pubblica luce, per alcuni riguardi , non 
mai permesso all'Autore di stamparlo in Roma, 
idogli peraltro il permesso di stamparlo in altro 
i to : cosa che egli non ha voluto mai fare. Pio VIII, 
p voile leggerlo, e se ne fece fare anche una co- 
, quando era Cardinal Penitenziere; lo giudico in- 
essante, e degno della pubblica stampa, per cui se 
rallegro coll'Autore, e gli promise di volerne par- 
e a Leone XII, per farlo stampare. Ma morto ina- 
ttatamente dopo pochi giorni questo degno Ponte- 
t* e successo Egli al medesimo , si fece portare 
TAutore il detto quinto Volume, per farlo stam- 
|e, e lo passo realmente alia Segreteria di Stato, 
che dasse all' Au tore le facolta di poterlo stampa- 



116 
re. Ma fu portato tanto a lungo il Rescritto , die 
caduto Pio VIII gravemente malato, e rapito alquan- 
to dopo dalla morte, il detto Manoscritto non pote 
piu stamparsi, ed e rimasta cos\ imperfetta una tal'ope- 
ra, non avendo piu pensato FAutore a chiedere il 
permesso di stamparne il suo quinto Volume. Ne gira 
pero in Roma la copia, che Pio VIII se ne fece fare 
dagli Impiegati della Penitenzieria. 

Altra Opera interessante del Sallustj e la di lui 
Storia deH'origine, e progresso delle Matematiche , 
per averle dimostrate contemporanee ad Adamo, clie 
non manco di coltivarle, pei molti Autori, che vi ha 
riuniti sino ai nostri tempi, e pel nuovo ordine, che 
ha dato ad essa storia , il piu facile , e confacente 
all'istruzione della gioventu. Sino all'epoca in cui co- 
mincia FAnalisi Infinitesimale, gli Autori, che lianno 
cooperato all'ingrandimento delle Matematiche , sono 
riportati tutti. Dopo poi, interessando la sola perfe- 
zione, ed ingrandimento delFAnalisi Infinitcsimale j 
si sono riportati gli Autori soltanto , che vi lianno 
cooperato, lasciando gli altri pochi da mettersi in an 
volume separate, per non interrompcrc il lilo della 
Storia progressiva di delta Analisi. La delta Storia 
e divisa in cinque Volume! I i, (lie potranno legarsi due 
per due, quando sura stampato il detto sesto Volumes 

L'ultima Opera pubblicata dallo scrivente De 1 8al« 
lust j e quella de'auoi Element! di Rfatematica ID due 
Volnmi. II primo di essi contiene I'Aritmetica, e I Al- 
gebra eon le di loro applieazioni alia Stereometria , 
alia formazione de'Logaritmi , alia Regola del Ire^ 
alia Reaola d'AMigazione ec. ec. , per gli usi delle 
medesine Bella Soeietk. Nel secondo Volume poi si 



117 

esppne brevemente la Gcometria Piana, c Solida , e 
la Trigonoinctria Piana con la di loro applicazione 
alTAgrimensura, e alia soluzione di alcuni utili, e pia- 
cevoli Problemi di Fisica, e di Astronomia. 

Quando poi si pubblichera la presente Storia del- 
r origine , e progresso della patria dello scrivente , 
pubblichera egli, piacendo a Dio, altri due suoi Vo- 
luini assai clilettevoli, ed istruttivi intitolati : IVan- 
taggi della Divina Rivelazione contenuta nel Van- 
gelo di Gesu Cristo promulgate) dagli Apostoli, e 
e spiegato dai Santi Padri, e da altri molti Glosa- 
tori Cattolici : Opera dilettevolissima, e di molta im- 
portanza per chi ne vorra profittare. 



fMk^M^kMMM^MiMiM&^^M^^Mki 



CAPO TERZO 



1)1- LLA PIETA DEI SAlfrVITESl. 



Jr ersuasi i fondatori di Santo Tito, che le prime 
cure deirUomo devono esser dirette al culto diyino, 
secondo quellaureo detto, che 

Chi ben comincia e alia meta delVopra, 

Ne si comincia ben, se non da Dio] 

quindi h, che noi vedemmo i primitivi Sanvilesi, eo- 
struite che ebbero le di loro piccolo case Delia Liscia 
e nel Casalino, riunirsi tutti insieme , per farsi in 
sito comodo, e centrale un'Oratorio, pei di loro eser- 
c i/j di piett ; e crescinta che fa la popolazioae, spia- 
nato I'Oratorio, fa ampliato il silo, e fa fabbricata 

in esso una Chicsa ben 'jrande, la quale, per V au- 
mento vistoso del popolo Del decorso di piii secoli, 
diveouta aogusta aoch'eaaa, e cadeote, fa ingrandito 

di mio\o il silo, il pin che si poloa , e \i fa fab- 

bricata ana anon Chiesa pin maestosa, e piu grao- 
da DeHa forma attuale, come I'abbiauio a suo luogd 



119 

descritta : avendo contribuito alia spesa vistosa, oltre 
i ricchi Fralelli delle due Pic Adunanze, lintera po- 
polazione. 

Qucsto vero spirito di pieta, e di religione dei 
primitivi Sanvitesi \crso Dio, e i suoi Santi si tra- 
sfuse a tutti i postcri, per la cura, clie ne ebbero i 
rispettivi genitori , come e di dovere presso tutti. 
Quindi sappiamo chc la Chiesa principale di San 
Biagio specialmente si e sempre mantenuta con splen- 
didezza, e con decoro : e le due di lei Compagnie 
del Santissimo Sagramento, e del Rosario , che ne 
avevano sin d'allora la cura , hanno sempre abbon- 
dato di rendite, e di sopravvanzi, per le copiose la- 
scite testamentarie fatte ad essa dai pii defonti. La 
stessa prodigalita si trova praticata nella Chiesa di 
Santa Maria De Arce dai pii Fratelli delle di lei 
Compagnie del Santissimo Crocifisso, e di Santo An- 
tonio. Quindi queste due Chiese hanno sempre avuto 
due buoni Organi, come quelle di San Rocco, e di 
San Vito Martire : ed hanno sempre abbondato di 
ricchi paramenti, e di altri sacri arredi, per lo che 
si sono sempre fatte in esse le sagre funzioni con 
splendidezza, e con decoro, pel copioso numero de' 
Sacerdoti, e di altri sagri Ministri provveduti tutti 
di beni di Chiesa, oltre il Patrimonio sagro, che do- 
veva avere ognuna della propria casa. Gli sfoggi poi 
di cera promiscua nell'esposizione delle Quarantore, 
e di scelte torce assolute, di stendardi, di sagre Im- 
magini, e di altre cose, che si sono sempre fatti, e 
si fanno anche al presente nelle Processioni solenni, 
hanno incessantemente chiamato il concorso, e Tam- 
mirazione dei paesi limitrofi. 



120 
Questa eminente pieta, e vero spirito di Religio 
ne dei Sanvitesi comincio a rallentarsi alquanto nella 
invasione di Roma, e delle di lei Provincie fatta dalle 
Armate Francesi nel fine del secolo decimo settimo: 
e molto piu si e rallentata al presente, dopo le pas- 
sate sciagure cagionate dalFestinto governo repubbli- 
eano. Ma ad onta anche di tanti sforzi diretti pro- 
priamente ad atterrare, ed estinguere in tutti lo spi- 
rito di cristiana pieta, e di Religione, i buoni San- 
vitesi non hanno mancato di far fronte alia deprava- 
zione comune. Qnindi nella requisizione degli argenti 
delle Chiese fatta dal Sommo Pontefice Pio VI, per 
appagare le requisizioni, ed arrestare il devastamento 
delle indicate Truppe Francesi, dove il padre dello 
scrivente Sisto De'Sallnstj, come Priore delle vene- 
rabili Compagnie di San Biagio, imirsi allaltro Priore 
Francesco Ronci, ed altri otto dei primi possidenti 
clella Parrocchia di San Biagio, TArciprete Terenzi, 
il Vicario Foraneo Don Giuseppe Cinti , Don Vin- 
cenzo Denni, Don Gio. Battista Paoliani, Pietro Gen- 
tili, Biagio Bruscliini, Michele Ronci, e la Signora 
Rosa Vedova Telli, ed ammontare tanlo per ciaschc- 
duno, onde ricomprarsi V egregio Busto di argento 
fuso del Protettorc San Vito Rtartire, ed altri ar- 
gonli delta di loro Chicsa parroccliiale : e soiniglianli 
riparti, e eonlrilm/ioni (mono talle dal padre dello 
scrivente, e dagli altri indirali in altre circosfan/.e a 

vantageio dclla di loro Chiesa parroehiale. Tale fa, 
per eaempio, il riparto fatto tra esai , quando com* 
praroM il Paramento di lama d oroj eke si conserva 
tuttavia in ottiano Btato. 

E qui sia permesso alio scrivente di questa wSio- 






121 

ria rindieare, die quaiulo al di lui padre anclo a fiio- 
co di nolte tempo la di lui abitazione nel 1785, es- 
sendosi inginocchiato verso la Chiesa rurale della Ma- 
donna Santissima di Compigliano, che gli era incon- 
tro, onde lo soccorresse; attribui a di lei prodiggio , 
IVssergli rimasti intatti nell'incendio i locali piii in- 
teressanti, la di lui camera, il granajo, le due can- 
tine, e il magazzino di olio , che si trovavano tutti 
pieni, essendo il Sallustj uno dei ricchi possidenti 
negoziante. Laonde per atto di dovuta gratitudine fece 
egli edificare nella detta Chiesa la Sagrestia, che non 
vi era : vi fece fare anche la Facciata con elegante 
Frontispizio di buon disegno : e fece abbellire la sa- 
gra Cappella di Nostra Signora di eccellenti stucchi 
fmissimi fatti da uno dei primi Stuccatori di Roma: 
quali stucchi vennero poi non a guari tempo, in as- 
senza dello scrivenle, imbrattati, e rovinati da un se- 
dicente Pittore, e Indoratore vagabondo. Per lo che 
lo scrivente, che ne e stato sempre dolentissimo, es- 
sendosi fatto costruire per se, e per la famiglia Sal- 
lustj una Sepoltura gentilizia nella detta Chiesa ru- 
rale, restando ora vietato di tumulare i cadaveri nelle 
Chiese interne del paese, fece per la detta Sepoltura 
rurale la seguente Iscrizione : 



122 

D. O. M. 
MDCCCLIII 

p 
JOSEPH SALLUSTIUS PRESBYTER 

PRO SE, SUISQUE SEPULCHRUM POSUIT 

ECCLESIAM QUOQUE LUSTRAVIT 

EXEMPLUM SEQUUTUS PATRIS 

QUI DEIPARAE BENEFICIA PROMERITUS 

SACRARIUM EREXIT, SACELLUM, TEMPLIQUE FRONTEM 

MIRIS ORNAMENTIS DITAVIT, 

QUAE DEIN TINCTURA, ET AURI SPECIE 

FOEDAVIT IMPROBA MANUS 

PROTINUS ABSCINDENDA. 

Ultimati che furono gFindicati lavori nella Chiesa 
rurale della Madonna Santissima di Compigliano, il 
Padre dello scrivente fece ripristinare la stabilitura, 
e gli stucchi consumati dalle intemperie del tempo 
nella facciata della Chiesa del Protettore San Vito 
Martire, di cui era devotissimo, c lo aveva invocato 
con lagxime nell'indicato inccndio della di lui casa j 
ad estinguere il quale corse in persona il Marchcse Gi- 
rolamo Theodoli, e l'intera popolazionc, alia quale aprl 
ejrli il di lui prossimo Mulino, per forvi aflin;;erc 1 aequa 
con solleeitudine, ed in abbondanza, e fu cosl estinto 
lo spaventevole incendio devastators 

Chiudiamo questo Capo, col Pare awertirt, che 
vi sarebbero altri luminosi esempj di eospicua pieti 
de*buoni Sanvitesi verso Dio manifestati collediloro 
riccbe sowenzioni nella erezione del nuovo Cappel- 

lone nella Chiesa di San BoOCO, mil" iiijjrandiinenlo 

della Cappelb del Rosario nella Chiesa diSaoBia- 



125 
gio, ed in altre dispendiose opere di pieta. Ma non 
si spccificano, perclie vivendo tuttavia i Sovventori ; 
la delieatezza in tali cose di quel nesciat sinistra quod 
facil dexter a tun , non permette eke lo serivente li 
manifesti : e fa in vece awertire, che per quanto noi 
ci adopriamo per la gloria di Dio, facciamo sempre 
poco a fronte dei di lui beneficj, e dobbiamo conti- 
nuamente ripetere con umiliazione di spirito, die sia- 
mo snoi servi inutili. 



ItMiM&kM&MsMiMiMd&i 



M&$$ 



CAPO QUARTO 

PELLE NOBILTA' ESTINTE IN SANTO VITO, 



Jtjssendo nato Santo Vito, come si disse, dalla di- 
struzione della famosa Vitellia, illustre Colonia degli 
antichi Romani data in proprieta alia nobilissima fa- 
miglia delllmperatore Vitellio, che la distinse col no- 
me della sua famiglia, ed essendosi ingrandito nelF 
atterramento di altre citta, e paesi eirconvicini, come 
Ainiterno, Emboli ossia Ampiglione , Montecasale , 
Capranica vecchia ec; non deve recare meraviglia , 
che molte nobili famiglie, le quali esistevano in Santo 
Vito nei suo nasccre , sicnsi quindi cambiate , per- 
dendo la di loro nobilla primitiva ncl deperimento del 
di loro beni, e cambiamento di forlutia. Tali lurono 
la famiglia de'Sallustj venuta d' Amiterno, come ve- 
demmo, e la (amiglia de'Rossi nata dall'indicato Ho- 
$cio, detto quindi Hosso, e i raoi figli Rows, e De 

Rossi i <li loro poslrri, chf 8OI10 in OJfgl di basso 

lignaggio. Lo stesso deve dirai delle famiglie De Gran* 

dis^ v He Paolii Samilrsi, allr quail fe rimaslo il solo 

mhIi/io De deirantica di loro aobiltfe. II casato Im- 



125 

pcriali indiea aneh'esso una nobile derivazionc. Le- 
stinte famiglie Ponziani, e Tondi si erano mantenute 
semprc nobili. La famiglia Telli sJ vuolc oriunda dal 
celebrc Tel nobile Tcdcsco, die dove darsi in fuga, 
per aver manovralo una sanguinosa rivoluzione diretta 
a detronizzare il proprio Sovrano. I Cenci sembra , 
die possano avere avuta qualche rdazione colla Casa 
Cenci Principesca di Roma : come anche i nostri Co- 
Ionna colla gran Casa Colonna Primo Barone, e Mar- 
cbese di Santo Vito. 

La ricca famiglia Benedetti venuta da Genazzano, 
la quale scrivevasi De Benedicts sino alia decadenza 
dell'Idioma latino, ha una prova incontrastabile della 
sua nobilta: ed e, die era Tunica famiglia antica, la 
quale aveva nel mezzo della Chiesa Arcipretale di 
San Biagio la sepoltura Gentiliza : q„al sepoltura passu 
quindi alia casa Telli, ed in oggi vi ha parte anche 
lo scrivente Be Sallustj, che vi fece tumulare la di 
lui sorella germana Francesca, la quale mori vedova 
di Pietro Gentili li 11 di Maggio 1842. 

La casa Testa, che e stata sempre una delle piu 
distinte in Santo Vito, ripete la sua primitiva nobilta 
dal celebre Pietro Paolo Testa, die discendeva da 
nobde progenie. Egli dopo di avere profuse con altri 
ricchi Sanvitesi copiose sovvenzioni , per la edifiea- 
zione della nuova Chiesa Arcipretale di San Bia r io 
edificala che fu la delta Chiesa nel 1609, fece ador- 
nare a canto suo con belle colonne , e con altri di- 
spendiosi lavori l'altare dedicato per di lui volonta 
ai Santi Apostoli Pietro, e Paolo: e fece in fine do- 
rare tutto 1'ornato di esso altare con oro di zecchini 
per cm, dopo l'altare maggiore, quello dei Santi Apo- 



126 
stoli Pietro, e Paolo e stato sempre il piu bello , e 
piu ricco altare nella detta Chiesa. 

Da questo stipite nobile, e generoso, che abbon- 
dava di ricchezza e di comodita, ed abitava sin d'al- 
lora a Gattacieca , come capo , e Direttore di quel 
Presidio interessantissimo; vennero tre Heche, e no- 
bili discendenze della casa Testa. Due di esse con- 
trariate alcun poco dalla capricciosa fortuna, torno poi 
subito a favorirle in guisa , cbe vedemmo la prima 
delle medesime abbondare di nuovo di ricchezze, e di 
agi : e crebbe in guisa nella nobilta generosa, die la 
vedenimo aggregata solennemente alia cospicua nobilta 
delle dodici Stelle di Anagni : e la nobilta della se- 
conda famiglia crebbe gigantescamente anch'essa, al 
comparire che fece nella medesima Finsigne letterato 
scientifico Monsignor Testa, di cui segui le orme il 
degno nepote Don Luigi Ronci-Testa, che mori gio- 
vane nominato Prelato anch'egli, come abbiamo ve- 
duto a suo luogo partitamente. Infelice soltanto fu la 
terza discendenza, la quale non secondata dalla lavo- 
revole fortuna, ridotta in fine miserabilc, ed abbicffa, 
dove abbandonarsi ai lavori della campagna e di- 
venne cosl una famiglia di poveri contadini, i quah 
peraltro, essendo onorati, e da bene', sono in piena 
stima presso tutti. 

Nohili ancora, o per lo meno dislinlissiim\ 8 ric- 
che semhra cssere slalc da piincipio le due anliclic 
famiglie Trincliicri, Q Vilalc. La prima di esse ercssc 
nella dellfl Chiesa di San Kiagio il Canonicalo Trin- 

ehieri , t la Mcouda vi tretst il Caapniett^ / Halv 

COO T ohblign della Messa quolidiana da cclchrarsi 

tuiir Ifl maiiiiie circa (aurora, per comodo dei con- 






127 
tadhu, prima di andare ai di loro lavori della cam- 
pagna. Gl'istitutori di questi due Cauonieati, se non 
urouo nobili per nascita, Io furono almeno per le pie 
lascite, ehe feeero: e se non ebhe seguaci la di Wo 
nobdta personale, ehe solo maneava di „„ a formalita 
I*>vrana,o legale, la medesima comincio, e fori in essi 
Se dei Zazza non p«6 rintracciarsi una nobile 
ongme, e eerto pero , ehe i di loro maggiori sono 
slat, grand,osi , per cui al presente in Santo Vito 
zazzare s.gnifica godere, vivere splendidamente, sfoe-- 
giare alia grande more nobilimn. Quindi lo Stemma 
gent,l,z,o dei Zazza potrebbe eonsistere in due va^hi 
tancnlhn, i qua li mantenendosi insieme uniti eolle 
P«nte delle dita in ambe le mani • danzino i„si em e 
piaeevolmente. I proprietarj di Merignano erauo Si- 
gnon rzeehi di alto grado in Santo Vi to , ed ora, ec- 
cettuato d solo contadino Benedetto Cararini, .li al- 
fr. eredz sono futti miserabili. La famiglia dei Ronei 
cne e molto estesa, non ha piu la nobilta , e r ran- 
dezza di pr, ma , come e aecaduto anche all'altra este 

m c a t 7« Cinti ' che si vuole oriunda dai - 

Dili Leteg. di Roma soprannominati Cintuti pel einfo 
oss,a neea faseia ehe striugeva loro la veste'nei lorn-' 
m. Orazio PI. Arte Poetica. 

/" verbis etiam tenuis, eautusque serendis, 
Mhxerts egregie, notum si callida verburn 
Reddtderit junctura novum. Si forte necesse est 
Indicus monstrare reeentibm abdita rerum- 
**»9ere einctulis non exaudita Cethems 
ConUnget : dabilurque lieentia sumpta pudenter. 

FINE. 



ERRORI 



CORREZIONI 



Pagina 10 linea 20 al ai 

27 12 al quale la quale 

37 24 domolirono demolirono 

67 12 Leggi: di Michelangelo Buonarota, e cli Raffaelel 

33 25 snddisfazione socklisfazione 



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PAT JAN. 21. 1908 



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